Sitting Volley: provare per apprezzare

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sabato 26 novembre 2011

Dall’ultima puntata di questa rubrica ne sono successe tante di (buone) nuove pallavolistiche a livello nazionale e internazionale. Le nostre ragazze sono tornate in vetta al mondo, i maschi stanno facendo molto bene nel Mondiale, una manifestazione in cui l’Iran di Velasco sta stupendo tutti. Il Brasile rimane forte, ma non è più il dominatore assoluto in campo maschile e femminile.

Però io vorrei parlare d’altro.

SITTING VOLLEY
– Qualche mese fa, con l’associazione di cui sono presidente (l’Apapar – Associazione Pallavolisti Parmensi), ci siamo avvicinati con misto di curiosità ed entusiasmo verso una disciplina relativamente nuova in Italia, ma con una storia ormai trentennale a livello mondiale: il sitting volley. Questa altro non è che la versione paraolimpica della pallavolo. Si gioca obbligatoriamente da seduti con una rete, naturalmente, più bassa e un perimetro inferiore rispetto a quelli usati per la pallavolo classica; le altre regole sono invece praticamente identiche a quelle della pallavolo tradizionale. Teoricamente, vi possono giocare insieme atleti diversamente abili e normodotati senza svantaggi o vantaggi apprezzabili per alcuno. Inoltre, a differenza degli altri sport paralimpici, questo non prevede alcun costo aggiuntivo rispetto a quelli che deve affrontare un atleta dell’equivalente disciplina per normodotatati.

DOVE SI GIOCA
– Da fonti internet ho ricavato che Italia è regolarmente praticato solo a Roma, Aprilia, Bologna, Trieste, Padova, Benevento e Mondragone. Da Facebook ho potuto inoltre apprendere che anche campioni dall’illustre passato, quali Bertoli e Cantagalli, sono entrati in contatto con questa disciplina, rimanendone favorevolmente colpiti.

L’ESEMPIO DI PARMA
– Da parte nostra (Apapar), con l’aiuto del Comune di Parma, del Coni locale, della Fipav Parma e di una grossa società di Parma che da tempo opera anche nel campo della pallavolo per ragazzi con disabilità mentali, abbiamo voluto provare a far conoscere questa disciplina alla nostra città. Per tale ragione abbiamo organizzato un incontro esibizione nel centralissimo Piazzale della Pace, all’interno del Volley in the Night, manifestazione che ha riscosso una buona affluenza di pubblico. Questo match ha colpito molto favorevolmente tanto il pubblico, quanto, soprattutto, gli atleti che si erano prestati per l’esibizione; a testimonianza di ciò vi è il fatto che , nonostante si siano avvicinati con un certo timore e diffidenza, ora mi spingono ad organizzarne una replica chiedendo di essere inseriti in testa alla lista dei “convocati”.

DISABILITA’ - Purtroppo, chi non siamo ancora riusciti a coinvolgere direttamente, sono stati proprio gli atleti disabili che, dopo aver nicchiato un po’, hanno deciso di declinare l’invito a provare questa nuova esperienza. A testimoniare questa diffidenza c’è stato anche il fatto della loro presenza abbastanza sparuta tra il pubblico, nonostante i tentativi di coinvolgerli almeno come spettatori. Ad offrirmi una possibile spiegazione è stato il validissimo assessore alle politiche sportive della Provincia: Walter Antonini, prima di ricoprire questo ruolo istituzionale, è stato un ottimo giocatore e allenatore di basket in carrozzina. Da sempre molto vicino a tutta la realtà dello sport per disabili e da persona che cerca di capire quello che può stare dietro ad un mero gesto sportivo, mi ha fatto una seria e approfondita disamina per spiegarmi le possibili cause. Per alcuni tipi di invalidità esiste un problema fisico che impedisce di praticare discipline nelle quali non sia previsto un sostegno dietro la schiena; per tutti quelli con problemi agli arti inferiori vi è invece una specie di limite psicologico legato all’idea di doversi muovere a diretto contatto con il terreno. Tutto molto vero e comprensibile.

IL NOSTRO AUGURIO – L’augurio che faccio io e che fa chi ha provato questa disciplina è che in tanti riescano a superare questo irto gradino per poter provare almeno una volta a cimentarsi in questo sport. Magari in disparte, magari solo fra pochi amici, ma la speranza è che si trovi il coraggio almeno di provarlo. Nel mondo sono tantissimi gli atleti disabili che praticano questa disciplina con grandissimo piacere ed entusiasmo. Gli amanti della pallavolo si augurano che anche in Italia siano sempre di più.

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