Una Lazio a corto di ossigeno ottiene il secondo pareggio consecutivo in pochi giorni: le legittime preocupazioni di Reja alla vigilia (“Hanno avuto un giorno più di noi per riposare”) si sono dimostrate profetiche. Se c’è una squadra che ha da recriminare questa sera sono certo i clivensi, fermati dal buon Bizzari, dalla sorte e dalla loro poca freddezza.
PRIMO TEMPO – Nei soli primi sei minuti il Chievo ha due palle-gol clamorose: Cesar colpisce la traversa sugli sviluppi di un calcio da fermo mentre Bizzarri in uscita chiude lo specchioi a Paloschi. Il solito asse Klose-Lulic sembra il preludio al risveglio dei biancocelesti, invece il Chievo ha altre tre occasioni: Dias salva sulla linea il tap-in a botta sicura di Pellissier, ancora Bizzarri salva prima sul colpo di testa di Cesar, poi su Luciano che sembra il fantasma del vecchio George Weah quando si beve tutta la Lazio in contropiede solitario ma per fortuna dei biancocelesti non indovina il tiro. Fischi dell’Olimpico.
SECONDO TEMPO – Ancora il Chievo parte meglio con il colpo di testa di Pellissier, la Lazio passa al 4-4-2 con l’ingresso di Gonzales ma continua a non produrre occasioni degne di questo nome. Rocchi per Cissè, ma non cambia nulla. Il Chievo ha altre due buone occasioni, una con Pellissier che cicca e un’altra con Paloschi a cui si oppone ancora Bizzarri. Intorno alla mezzora, con entrambe le squadre stanche, viene fuori la voglia di vincere della Lazio che finalmente riesce a mettere sotto pressione gli ospiti. L’ultimo quarto d’ora è a senso unico, ma a parte un paio di conclusioni di Lulic non viene prodotta alcuna occasione: troppo confusa la manovra dei biancocelesti, neanche l’ingresso di Kozak produce l’effetto sperato. Altri fischi.
LA PARTITA – Il Chievo è lo stesso da anni, per alcuni versi la più anglosassone delle squadre italiane, e gli scontri all’Olimpico hanno raccontato per anni la stessa storia: una provinciale fisica, rognosa, pericolosa in contropiede e nel gioco aereo. Nella partita di questa sera invece ci sono tutti i pregi e i difetti della attuale Lazio: se non si è al 100% della condizione fisica l’impianto di gioco non permette di creare gioco e, soprattutto, occasioni da gol. Il centrocampo, incompleto e rimaneggiato (Hernanes fuori forma, Brocchi, Mauri e Matuzalem out, la sorpresona Lulic preso questa estate come terzino…) soffre in maniera eccessiva i reparti avversari maggiormente muscolari e, di conseguenza, la difesa è meno coperta e concede più occasioni. Arriva questo rinforzo?
Solito discorso: Reja mostra di essere un solido e pragmatico allenatore, in grado di traghettare stabilmente la squadre nelle zone alte della classifica, ma il salto di qualità non è ancora avvenuto. Lo dimostrano i due pareggi interni di fila ottenuti nelle due ultime uscite: le partite decisive, quelle del dentro o fuori, quelle della vita, quelle che dovrebbero fare la differenza, non le vinciamo mai. Ed è con quelle che si fa il salto di qualità.
LAZIO (4-2-3-1): 1 Bizzarri; 29 Konko, 20 Biava, 3 Dias, 26 Radu; 27 Cana, 24 Ledesma, 19 Lulic; 8 Hernanes; 25 Klose, 99 Cisse. A disp.: (84 Carrizo, 5 Scaloni, 21 Diakitè, 33 Stankevicius, 15 Gonzalez, 9 Rocchi, 18 Kozak) All. Reja
CHIEVO (4-3-1-2): 54 Sorrentino; 21 Frey, 3 Andreolli, 12 Cesar, 13 Jokic; 10 Luciano, 6 Bradley, 56 Hetemaj; 77 Thereau; 31 Pellissier, 23 Paloschi. A disp.: (1 Puggioni, 15 Acerbi, 2 Morero, 8 Cruzado, 25 Vacek, 9 Moscardelli, 7 Sammarco) All. Di Carlo
Arbitro: Brighi di Cesena (Altomare-Musolino; V°: Calvarese)