Paolo Maldini: leggenda pensante o ingombrante?

sabato 21 gennaio 2012

Nulla di strano che l’ex campione di un club non si faccia sentire nè vedere per diverso tempo, non tutti i calciatori a fine carriera desiderano rimanere in un’ambiente esternamente patinato ma spesso marcio all’interno, dove una volte spenti i riflettori le vere amicizie si contano sulle dita di una mano. Discorso diverso se questo campione è il giocatore più vincente della storia del calcio italiano, recordman di presenze in serie A e nelle competizioni Uefa, se ha dedicato tutta la sua carriera alla stessa squadra collezionando 902 presenze e se il suo amato club ignora la sua disponibilità a mettersi in gioco anche a livello dirigenziale offrendo in cambio tutto il suo bagaglio esperienziale. 

I GUASTAFESTE - La storia da sempre intrecciata tra Paolo Maldini e il Milan si è sfilacciata proprio nella sua partita d’addio. 24 maggio 2009: il fischio finale dell’ultima partita casalinga del campionato coincide per Paolo con il suo saluto finale al calcio e al suo stadio. I 70mila presenti a San Siro sono tutti in piedi in un’unica standing ovation ma lo storico “numero 3″ rallenta il classico giro d’onore arrivato sotto la curva Sud dove riceve una brutta sorpresa: tre grandi striscioni degli ultras rossoneri, uno raffigurante la maglia del precedente Capitano con relativo coro (Franco Baresi, c’è solo Franco Baresi),  gli altri altrettanto chiari (Sentiti ringraziamenti da chi hai definito mercenari e pezzenti – Grazie capitano, sul campo campione infinito. Ma hai mancato di rispetto a chi ti ha arricchito“ ).  Lui, ovviamente sorpreso e schifato, viene colto dalle telecamere mentre ricambia con un gestaccio e l’epiteto “figli di…”, perché campione sì ma santo no. Festa guastata, cerimoniale interrotto e via di corsa negli spogliatoi a sbollire una rabbia che probabilmente si terrà dentro per sempre.

SCONCERT(AT)I – L’unica sua dichiarazione a caldo fu: “Orgoglioso di non essere uno di loro”. “Loro” spiegarono che volevano rispondere ad alcune sue affermazioni e comportamenti negli anni passati. Il giorno dopo, Mario Sconcerti espresse bene lo sdegno dell’opinione pubblica pallonara e non: “[…]È un nonsenso, due volte vigliacco perché non può esserci rimedio, non ci sa­rà un altro addio. […] Il Milan non poteva non sapere che Maldini aveva qualche problema con una parte della curva. Avrebbe dovuto e po­tuto mettere molta più forza nella gestione della festa. La cattiva figura nel mondo adesso non è di Maldini, ma del Milan.

CAPITANO CORAGGIOSO – Dall’amarezza di quella giornata si creò di fatto la fatale frattura con la società di Via Turati: “Che brutto il silenzio del Milan. La società non si è ancora dissociata, pensavo che un suo atto pubblico fosse dovuto. […] È stata una domenica sur­reale. Così bella all’inizio, con lo stadio pieno, davvero stu­pendo. Poi però c’è stata quella bravata di 100-200 persone che non va sopravvalutata ma che non deve neppure passare sotto silenzio. [...] È vero, non ho mai cercato un rapporto con loro ma non l’ho fatto per snobismo. È che ho sempre puntato sulle mie forze, cercando di meritarmi tutto sul campo: il rispetto dei miei tifosi e quello del mondo del calcio. Per il cognome che porto mi sono sempre dovuto fare un mazzo così. Nessuno mi ha mai regalato niente. Altri giocatori si avvicinano a loro perché ti senti più protetto. Ti fanno i cori a favore, ti fanno gli stri­scioni. [...] In tutti questi anni ci sono stati soltanto due motivi di frizio­ne. Nel 2005, di ritorno dalla fi­nale di Istanbul, all’aeroporto mi si avvicina uno di vent’an­ni e mi dice: ci dovete chiede­re scusa. Cosa? Io gioco da vent’anni e devo chiedere scu­sa a un ragazzino dopo una fi­nale perduta ma dominata sul piano dello spettacolo? Ma sia­mo matti? L’altro episodio nella Supercoppa europea di Montecarlo contro il Siviglia, nel 2007. In curva stavano tut­ti zitti, volevano picchiare chi provava a tifare“. Da queste parole si ricava il profilo dell’uomo: franco e non deferente con la società e non asservito alla tifoseria come alcuni colleghi che si espongono addirittura a bagni di folla (vedi Gattuso, altro carattere, altro spessore, altra carriera).

IL GRANDE GELO - Tuttavia non può essere solo questo comprensibile sfogo l’unica causa per cui viene ignorata dalla società rossonera la semplice e soprattutto umile richiesta. La questione di fondo è  che Paolo Maldini è più di un campione, è una leggenda che cammina..e pensa. Galliani, nei suoi duetti televisivi con Sacchi, spesso e volentieri sottolinea compiaciuto che quasi tutti i protagonisti del Grande Milan guidato dal tecnico di Fusignano siano grandi protagonisti anche nel calcio odierno. In effetti seguendo le impronte sacchiane sono cresciuti diversi allenatori con alterne fortune (da Donadoni a Van Basten, da Ancelotti a Rijkard). Ma il Milan come tratta i suoi “ex-dipendenti”? lo stesso “Franz” Baresi è stato per alcuni anni dirigente nel Milan, poi allenatore della Primavera e della Beretti, infine relegato alla direzione marketing del club rossonero; Costacurta è stato un altro “libero pensatore”, troppo critico per accettare un ruolo dirigenziale subalterno; Albertini, scaricato troppo presto da calciatore, mai richiamato alla casa-madre e arrivato ad essere dirigente della Federazione.

RICONOSCENZA – Riconoscenza sì, ma fino ad un certo punto e a quanto pare lo slogan “il Milan ai milanisti” accetta ampie deroghe (lo stesso Allegri vestì la maglia rossonera solo per un’estate) ma perchè ignorare un’icona mondiale come Maldini? Alcune ipotesi: Galliani non si può dire che schivi telecamere e fotografi (vedi tavolata brasiliana con Tevez) magari uno come Paolo toglierebbe visibilità al dirigente brianzolo, unico referente per tutte le operazioni societarie, o più comprensibilmente non c’è bisogno di un ulteriore collegamento tra società e squadra perchè lo stesso a.d. adora occuparsi del rapporto coi giocatori. Lo stesso Galliani potrebbe essere anche scottato dall’esperienza di Leonardo, passato dalla scrivania alla panchina per poi tradire col passaggio sull’altra sponda del Naviglio. Tutte ipotesi più o meno fondate, risposte abbozzate ad una domanda evidentemente scomoda ai piani alti di Via Turati.

TRADITORE DI SUCCESSO? - Una tale esperienza non può essere sperperata: già nel giugno 2009 fu contattato dal Chelsea per entrare a far parte dello staff tecnico della squadra londinese ricoprendo il ruolo di team manager; da giorni si parla invece di un possibile approdo di Maldini al PSG dove ritroverebbe Leonardo ed Ancelotti. A proposito di Francia Paolo Maldini può essere ben riassunto in una lusinghiera definizione pubblicata sull’Equipe nel 2007 : In 23 anni di carriera non si è mai allontanato da un senso della morale, del dovere, della fedeltà e dell’etica che ne fanno una delle icone del calcio”. A quanto pare per qualcuno non basta.

2 commenti

  1. Commento di Matteo Bichecchi del 21 gennaio 2012:

    Bell’articolo

  2. Commento di Edoardo Buganza del 21 gennaio 2012:

    Grazie ;)

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