Quella volta in Sudafrica…

sabato 21 gennaio 2012

A due mesi dall’inizio del Mondiale di Formula 1, intorno al GP del Bahrain c’è ancora incertezza. Mentre per Ecclestone e gli organizzatori tutto procede regolarmente, da più parti giungono richieste di boicottare la gara per la non ancora normalizzata situazione interna a seguito delle violenze dello scorso anno. Di questo mi occuperò in un prossimo articolo, mentre qui vorrei concentrami su un precedente storico.

SUDAFRICA 1985 - Correva l’anno 1985. Nel mondo c’era ancora il muro di Berlino, in Italia Cossiga era Presidente della Repubblica e Craxi Primo Ministro, l’Italia del calcio era Campione del Mondo in carica e il Verona aveva vinto il suo primo e unico scudetto. Vettel non era ancora nato e pure Schumacher non aveva ancora fatto il suo esordio. In Formula 1 Ecclestone era già volto arcinoto, alla FIA c’era un altro francese, Jean Marie Balestre, le McLaren erano le vetture da battere, Lauda il campione in carica,gli italiani, pattuglia numerosa, avevano ancora ambizioni iridate con Michele Alboreto che proprio quell’anno sarebbe stato l’ultimo a lottare davvero per il titolo iridato.
Fu proprio nel 1985 che la F1 si dovette confrontare come forse mai prima con un mondo che non era (e non è) tutto soldi, divertimento e spensieratezza. E l’occasione per questa “epifania” fu il GP del Sudafrica.

APARTHEID - Nello stato africano è in vigore dalla fine del secondo conflitto mondiale il regime di apartheid. Minoranza bianca contro maggioranza nera. Razzismo, violenza, proteste e morte sono all’ordine del giorno. Da ormai 10 anni il Sudafrica è stato bandito dal Comitato Olimpico Internazionale e ha conosciuto diverse forme di boicottaggio senza che nulla sia cambiato. Alcuni Paesi continuano comunque a intrattenere relazioni con il governo di Pretoria, così come la Formula 1 continua a recarsi a Kyalami per l’unica tappa africana del suo calendario. Ma nel 1985 una parte del mondo dice basta, e il circus si trova a fare i conti con essa.

ANTICIPO –
Quello del 1985 è la ventunesima edizione del GP del Sudafrica valida per il campionato del mondo di Formula 1. Sebbene infatti il primo Gran Premio automobilistico si disputò nel lontano 1934 sul circuito di East London, solo nel 1962 il GP entra nel calendario della massima serie (trasferendosi a Kyalami nel 1967). Da allora solo nel 1964 la gara non si è disputata, mentre nel 1966 e nel 1981 il GP non è stato valido per il campionato del mondo.
Che l’edizione 1985 sarebbe stata travagliata, lo si intuisce già dalle vicissitudini della gara nel trovare una definitiva posizione nel calendario iridato. Programmato come gara conclusiva della stagione, il GP del Sudafrica, previsto per il 16 novembre, viene invece anticipato al 19 ottobre. A determinare la variazione, due fattori: da un lato, la violenza dirompente in tutto il Paese (quasi 700 morti dall’inizio del 1985) che costringe gli organizzatori di Kyalami a chiedere un anticipo; dall’altro, il boicottaggio delle merci destinate al Sudafrica annunciato dai lavoratori aeroportuali australiani, che col rifiuto di caricare gli aerei dopo il GP di Australia programmato per il 3 novembre, impedirebbero di fatto lo svolgimento della gara di Kyalami. Ma questa volta Ecclestone, che anticipando la gara per aggirare l’ostacolo Australia sperava di chiudere la questione, ha fatto male i suoi conti.

RINUNCE – Con l’approssimarsi della trasferta sudafricana, si fanno più pressanti gli appelli perchè anche la F1 dia un segnale forte rinunciando al GP. In prima linea la Francia, che per voce del suo Ministro dello Sport invita i costruttori francesi a boicottare qualsiasi evento sportivo in Sudafrica. La prima scuderia a seguire questa linea è la Renault, che il 13 settembre spiega così la sua decisione: “In seguito alle dichiarazioni fatte dal ministro dello sport Alain Calmat, che chiedeva ai costruttori francesi impegnati in F1 di considerare le conseguenza che sarebbero seguite ad una loro partecipazione al GP del Sudafrica, la Renault ha deciso di non far partecipare le proprie monoposto a quella gara di F1.” Poco dopo anche la Ligier si allineerà.

PRESSIONI - Se la Francia preme sui costruttori, altri Paesi fanno leva direttamente sui piloti. Già da agosto il Brasile ha interrotto qualsiasi tipo di interscambio culturale, artistico e sportivo con il Sudafrica, anche se il provvedimento non coinvolge Piquet e Senna in quanto in gara i due rappresentano i loro rispettivi team e non il Brasile. Uno sviluppo si ha il 3 settembre, quando, come leggiamo sulla Gazzetta dello Sport, fonti ufficiali del ministero degli Esteri precisano che con un riesame del problema, potrebbe prevalere il divieto ai due piloti di correre in Sudafrica. Alla fine Senna, alla sua prima stagione in Lotus, deciderà solo il martedì prima della gara, sciogliendo le residue riserve: “Sono contro l’apartheid, ma non posso andare contro gli interessi e le esigenze della mia scuderia, in lizza per il terzo posto nel mondiale.”
Sotto pressione è anche Keke Rosberg. Alla vigilia del GP del Belgio, in programma a metà settembre, il pilota Williams viene informato dal Ministro finlandese dello Sport che partecipare al GP di Kyalami potrebbe implicare il ritiro della super-licenza (concessa dalle Federazioni nazionali). Pronta la risposta del Campione del Mondo 1982: “Io so solo che se ci sarà la corsa e la Williams deciderà di parteciparvi, io dovrò guidare la macchina numero 6. Il mio contratto non prevede infatti clausole di natura politica. È chiaro che non sono certo favorevole alla segregazione razziale, tuttavia trovo ingiusto che i ministri dello Sport di vari Paesi rivolgano certi inviti ai piloti direttamente e non, ad esempio, ai costruttori. Io penso che la questione sudafricana sia da risolvere tra i governi, non tra gli sportivi. Tuttavia, è difficile che dal punto di vista legale possano ritirarmi la licenza, in quanto andando a correre in Sudafrica non infrangerei alcuna regola sportiva.

PILOTI – Ma cosa ne pensano i piloti? Detto sopra di Senna e Rosberg, qualche altra dichiarazione la troviamo sul Corriere dello Sport del 31 agosto, oltre un mese e mezzo prima della gara di Kyalami. Per il due volte campione del mondo Nelson Piquet, pilota Brabham, il problema non si pone: “Sono un professionista, ho un contratto, io debbo andare. È la Federazione Internazionale che deve prendere l’ultima decisione.” Abbastanza simile la posizione del nostro Riccardo Patrese (Alfa Romeo): “ In Sudafrica c’è una situazione molto problematica, ma spero che si risolva per tempo. Se la corsa si farà, noi piloti dovremo andare”. Anche Michele Alboreto, in corsa per il titolo con la Ferrari, demanda alla Federazione la decisione finale: “Se la Federazione Internazionale ci dirà che dobbiamo andare, noi piloti andremo in Sudafrica per fare il nostro lavoro. A questo punto mi auguro soltanto che all’epoca della corsa i grossi problemi locali siano stati in tutto o in parte risolti” Ovviamente non tutti sono dello stesso parere. Se per il dirver Minardi Pierluigi Martini il distinguo è legato a motivi di sicurezza: “Non faccio problemi razziali, ho paura ad andare laggiù. La Formula 1 può essere bersaglio delle varie forze che si stanno combattendo. Se la situazione politica e sociale del luogo lo sconsiglia, meglio non andare, ci sono altre piste”, Cheever (“Non trovo che si a corretto correre in Sudafrica, non è possibile assicurare la necessaria sicurezza al circus della Formula 1 quando ci sono dei governi, primo tra tutti quello francese, che impediscono ai propri cittadini di viaggiare in quel paese”) e De Angelis (”Credo che in questo momento noi non dovremmo andare a correre in Sudafrica: in primo luogo per motivi umanitari, non so esattamente come stiano le cose, ma mi basta sapere che si ammazzano per motivi politici; in secondo luogo, la gente della formula uno potrebbe correre seri pericoli”) fanno considerazioni più ampie. Il più chiaro (e realista) di tutti è però il Campione del Mondo in carica, Niki Lauda: “Questa del Sudafrica mi sembra una pazzia, bisognerebbe non andare a correre laggiù, quel Paese ha troppi altri problemi per potersi interessare ad una gara automobilistica.”

TENSIONI – Dopo aver sollecitato Costruttori e piloti, le richieste dei vari stati puntano direttamente al vertice della Formula1, vale a dire Jean Marie Balestre, presidente FIA, FISA e Federazione francese, spalleggiato da Bernie Ecclestone che è presidente della FOCA (i costruttori inglesi) e patron Brabham (oltre ad avere una partecipazione nella gestione dei circuiti di Kyalami ed Estoril). È sempre il ministro dello sport francese ad esprimere il malcontento della politica: “Tenuto conto della situazione sudafricana, domandiamo al presidente della federazione francese di chiedere alla federazione internazionale l’annullamento del Gran Premio”. Anche il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Andreotti, prende posizione sulla questione, anche se le sue dichiarazioni non avranno carattere vincolante né troveranno sviluppi ufficiali: “In linea di massima cerco di non mescolare politica e sport. Ma io tengo a sottolineare - così il ministro su Repubblicache nel caso del Sudafrica la questione è diversa. Anche perchè il comitato olimpico internazionale ha rotto i rapporti con quel Paese. La decisione naturalmente spetta alla FISA. La mia opinione è che se la corsa non si fa, si dimostra sensibilità verso la situazione. Ma bisogna lasciare che la scelta venga adottata autonomamente dalla FISA. Bisogna anche tener conto che poiché la F1 è lo spettacolo più seguito dalle tv di tutto il mondo, questo può indurre qualcuno a fare atti di sabotaggio. È quindi anche un motivo di prudenza che dovrebbe consigliare a non fare la corsa quest’anno.”

SI CORRE – Sforzi vani, perché Balestre tira dritto e conferma lo svolgimento della gara. Con la Renault che ha già annunciato che rinuncerà al GP, basteranno 12 vetture per validare la prova, anche se solo il giorno prima il francese aveva fissato il limite a 15. Ma quali tesi ha portato il presidente della FIA a sostegno della sua decisione? Ecco una breve sintesi del comunicato che viene diffuso il 14 settembre: “La FIA ha sempre rispettato e fatto rispettare l’articolo 2 degli statuti che vieta ai suoi membri e a se stessa ogni attività od ogni azione discriminatoria per ragioni politiche, di razza o religione.[...] L’Automobile Club Sudafricano ha confermato ufficialmente l’11 settembre l’organizzazione del gran premio dando ogni garanzia alla FIA per la sicurezza del pubblico e dei partecipanti. Soltanto un’evoluzione della situazione e delle condizioni di sicurezza potrebbe condurre la FIA a prendere decisioni straordinarie. […] I presidenti della FIA o della FISA non hanno potere di prendere una decisione arbitraria per annullare il GP del Sudafrica.

IMPOTENZA? - I timori di Balestre sono strettamente politici e di sicurezza. Politici perché “… la violazione dell’articolo 2 - recita il comunicato – creerebbe un precedente molto grave, aprendo la porta in avvenire a pressioni politiche di qualsiasi natura che condurrebbero alla scomparsa della FIA”. In sostanza la Federazione, cedendo alle pressioni delle cancellerie mondiali e cancellando il GP del Sudafrica, violerebbe il regolamento sportivo. Allo stesso tempo, un mutato atteggiamento delle autorità Sudafricane, come il “… rifiuto di rilasciare i visti di ingresso ai giornalisti accreditati presso la FISA” o ai piloti cittadini di nazioni che hanno rotto le relazioni diplomatiche con Pretoria, potrebbero indurre ad un ripensamento.
Sul fronte sicurezza, invece, l’attenzione è rivolta alle effettive condizioni sul terreno: “Seguiamo la situazione giorno per giorno, anche con l’aiuto di tre ispettori. Nessuno può prevedere quale sarà la situazione tra una o due settimane. Uno sciopero generale potrebbe spingerci ad annullare la prova.” Importante sottolineare come nessuno dei 93 Automobil Club aderenti alla FIA abbia chiesto di abolire il GP, una richiesta che solo 2 governi, Francia e Finlandia hanno avanzato. Governi, quindi organi politici, che la Federazione non può riconoscere per il citato articolo 2. Un’impotenza apparente, dettata da regolamenti vincolanti, interessi economici forti e scarsa volontà di andare fino in fondo al problema. “Quello che ha detto non significa nulla. Cambiano opinione ogni settimana e ogni volta non si capisce perché. Per quanto mi riguarda, non vorrei andare” così Alain Prost, compagno in McLaren di Lauda. Proprio l’austriaco è il punto di riferimento per quei piloti contrari alla linea indicata da Jean Marie Balestre, ma Lauda, che alla fine andrà comunque in Sudafrica, non rimprovera solo la FISA, ed eloquente il titolo che 17 ottobre campeggia sul Corriere della Sera: ““Se siamo qui è colpa di Ferrari” proclama Lauda”. E in effetti il bicampione del mondo non risparmia critiche al suo ex datore di lavoro: “Sarebbe bastato che Ferrari avesse detto “non ci vado”, e nessuno avrebbe corso a Kyalami. Per me Ferrari ha pensato ai soldi, a quello che avrebbe perso se non avesse corso. Mi ha chiamato, il vecchio Enzo, dopo che mi ero schierato contro il GP di Kyalami, chiedendomi ragione. Ho risposto che la mia era un’opinione personale, anche non condivisibile”.

FERRARI –Quando la politica investe lo sport finisce per snaturarlo.” È anche su questo assunto che Enzo Ferrari imposta la gestione della vicenda. Nonostante le molteplici pressioni dal mondo politico e la richiesta di rinunciare al GP avanzata alla vigilia del GP del Belgio dal Consiglio di fabbrica dell’azienda di Maranello, il Drake non si scompone. Appare molto pragmatico e dice che bisogna separare nettamente la sfera personale da quella professionale: “Io non ho mai dichiarato che voglio andare in Sudafrica. Ho, invece, sempre affermato che non posso essere io quello che dice “la Ferrari non deve andare.” Allora, chi potrebbe imporre di non correre? “L’ordine di non andare spetta alla Federazione oppure al ministro dello Sport o a quello degli Esteri..” Ma la precisazione che ne segue, sembra non cogliere il nocciolo della questione, soffermandosi come molti sulle condizioni di sicurezza: “ Se il ministro dello Sport Lagorio o chi per lui mi dovessero far presente che esiste anche solo un barlume di pericolo per la sicurezza fin dell’ultimo dei miei meccanici, allora chiaramente non andrei..”

IMPEGNI - Enzo Ferrari sembra trovarsi in una situazione simile a quella di Balestre: (forse) vorrebbe ma non può decidere di boicottare il GP, una posizione “… di chi comprende tutte queste situazioni ed è però nell’angustia di dover attendere disposizioni.” Mani legate, dunque? “Esistono precisi impegni sottoscritti con la federazione dell’automobile, la quale non ha niente a che vedere, come tutti sanno, con il Coni. – dichiara Ferrari, che allarga il discorso anche al successivo GP australiano – Esiste un vincolo contrattuale che lega le due cose. In sostanza se non andiamo a Kyalami, saremo costretti a pagare di tasca nostra il trasporto delle macchine e degli uomini da Modena ad Adelaide. E anche questo non posso deciderlo da solo. Io ho pieni poteri in materia tecnica, ma, come è noto, con i cordoni della borsa non c’entro.” Ma è anche sul piano sportivo che si gioca la partita: “La McLaren guida la classifica mondiale e non ha più bisogno di punti. Se lei non va, noi saremo i primi a non andare. Non vogliamo dare l’impressione di voler approfittare della loro assenza.” Resta da capire perchè con una Mclaren data già come vincitrice, Ferrari trovi motivazioni sportive per correre. Al Drake non manca neppure la fantasia per lanciare una proposta: “Potremmo acquistare dagli organizzatori almeno mille biglietti da regalare alla popolazione di colore in modo da assicurare la presenza alla gara anche di chi non potrebbe permetterselo.” Un’uscita che, abbandonando per un attimo la pura ricostruzione storica, mi pare di poter definire allucinante (se non allucinata).

MONTEZEMOLO – Tra le tante personalità dello sport italiano, chi di Formula 1 se ne intende parecchio è Luca Cordero di Montezemolo. Già direttore sportivo della Ferrari, il presidente del comitato organizzatore dei Mondiali di calcio del 1990 appartiene alla folta schiera di quanti non vedono problemi morali ad andare a Kyalami: “Sono dell’idea che la commistione fra sport e politica sia pratica abusata e sbagliata – dichiara al Corriere dello sport Lo sport deve rimanere fuori da certi problemi. Consideriamo però la situazione: quello del Sudafrica è un Gran Premio importante. Mi domando se esistono, attualmente, le condizioni atte ad ospitare, dal punto di vista organizzativo e della sicurezza, una gara del genere. Rispondo di no. Anzi, potrebbe servire da vetrina negativa, in un clima teso. Quindi dico, non correre, ma per motivi di sicurezza

LA GARA – Alla fine la gara si disputerà davvero. I piloti sbarcano a Kyalami in un clima tesissimo, scortati da una compagnia di sicurezza privata e ospitati dallo sponsor della corsa in uno dei suoi centri residenziali debitamente isolato e protetto. Ad agitare ulteriormente le acque, la vicenda del poeta Benjamin Moloisi, membro dell’ANC (l’African National Congress, partito abolizionista dichiarato fuorilegge) accusato di aver ucciso un poliziotto due anni prima, che venerdì 17 viene impiccato. A seguito di questa esecuzione, la RAI deciderà di non trasmettere la prevista diretta della gara. In Italia sarà Telemontecarlo a coprire l’evento, mentre nel resto d’Europa, per una Gran Bretagna e una Francia che trasmettono la gara, Olanda, Belgio e Germania ignorano la corsa. E sulla questione non manca di farsi sentire Bernie Ecclestone: “ E’ un atteggiamento molto stupido quello adottato dai responsabili della televisione italiana. Bisognerebbe rispettare le leggi di un altro Paese anche se queste non coincidono con i nostri principi. La pena capitale non esiste solamente in Sudafrica ma anche in molti Paesi considerati estremamente civilizzati. Lo sport non ha niente a che fare con le questioni politiche. Comunque questa presa di posizione, anche considerandola seriamente, diventa ridicola perchè sarebbe come voler garantire l’incolumità a qualsiasi persona che commetta un assassinio purché questa si in grado di scrivere una poesia.” Il solito tatto…
Per la cronaca, la pole va a Rosberg (Williams) davanti a Mansell (Williams) e Senna (Lotus). Disastrose le Ferrari in 8a fila con Alboreto e Johansson. A vincere è invece Mansell, su Rosberg e Prost.

ADDIO – Dopo la discussa edizione del 1985, la F1 abbandonerà il Sudafrica per 6 stagioni, tornandovi solo nel 1992 e 1993 dopo l’abolizione del regime di apartheid.

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