Bahrain ospiterà il 22 aprile il quarto Gran Premio della stagione 2012. L’anno scorso la gara fu prima posticipata in seguito ai disordini interni, rinviata prima all’autunno e cancellata poi definitivamente quando fu chiaro che le condizioni per disputare un GP non sussistevano né da una parte (la situazione del paese era ancora molto indecifrabile) nè dall’altra (i team erano contrari). Oggi il Paese è scomparso dalle prime pagine dei giornali, i media non ne parlano più e la situazione si è apparentemente normalizzata. Nessun problema allora per l’edizione 2012? In realtà non tutto sta filando liscio come gli organizzatori vorrebbero e sono numerosi i gruppi per la difesa dei diritti umani che chiedono di boicottare la gara.
BOICOTTARE - “Faremo una campagna rivolta a piloti e team per convincerli a boicottare la gara” ha dichiarato a inizio anno ad Arabian Business Nabeel Rajab, vicepresidente del Centro per i diritti umani del Bahrain. “Il governo vuole che la F1 trasmetta al resto del mondo l’idea che qui tutto è tronato alla normalità. E se la Formula 1 venisse, farebbe un favore al governo. Sono sicuro che i team e i piloti rispettano i diritti umani”. A muoversi non sono solo le organizzazioni locali. Da New York, Mariwan Hama-Saeed, membro di Human Rights Watch, invita la FIA a prendere in considerazione la violazione dei diritti umani in Bahrain e il fatto che fino ad oggi le autorità hanno soppresso tutte le manifestazioni di protesta: “Dubito che la F1 potrà avere successo in un Paese dove i diritti umani vengono gravemente violati. La situazione politica è instabile e polarizzata“.
ORGANIZZATORI - Ovviamente gli organizzatori hanno smentito le voci di disordini interni. Lo scorso novembre sono stati pubblicati i risultati di un’inchiesta indipendente commissionata dal sovrano per far luce sulla violazione dei diritti umani; la commissione indipendente aveva suggerito una serie di provvedimenti per evitare il ripetersi di tali scenari, indicazioni che il governo avrebbe già raccolto varando una serie di misure ad hoc. E con queste premesse, ancora ieri Bernie Ecclestone, dopo aver dato per sicura la gara già a dicembre, ha rilanciato: “Il Bahrain è il Paese con meno problemi di tutti nella regione“. “Lavoreremo duramente perché la gara sia un grande successo”, prometteva a inizio mese un portavoce del Bahrain International Circuit (BIC), che aggiunge: “Il GP del Bahrain è una risorsa fondamentale per l’economia locale. La gara è sostenuta da una schiacciante maggioranza della popolazione e rappresenta un simbolo dell’unità nazionale.” E in questa direzione va anche la decisione di richiamare in servizio i dipendenti del BIC licenziati l’anno scorso perché ritenuto coinvolti nei disordini di piazza. Resta però da verificare quanti accetteranno, anche perché alcuni di essi hanno denunciato di essere stati torturati.
TEAM – Come già in passato, i team preferiscono non esporsi più di tanto. Certo che le voci di disordini e di violazioni dei diritti umani, il rischio di venire strumentalizzati e di contribuire, in definitiva, a qualcosa di totalmente antitetico allo sport, invitano alla cautela. Stefano Domenicali sa muoversi con maestria su questi terreni accidentati e non si fa trovare impreparato: “Penso che dobbiamo affidarci alla autorità competenti. Ci sono la Federazione internazionale [Todt, ndr], i detentori dei diritti commerciali [Ecclestone, ndr] e abbiamo rapporti con quel Paese. Dobbiamo essere freddi e realistici per non fare inutili speculazioni che non possono aiutare il Paese, perché ogni situazione fa storia a sé.” E nonostante l’anno scorso l’inviato di Ecclestone tornò dal Bahrain con un rapporto (favorevole) che si rivelò poi fare acqua da tutte le parti, Domenicali ritiene che la FIA prenderà la giusta decisione “magari con un approccio diverso e informazioni più accurate.”
La sensazione è che non ci sia più quel clima che possa indurre i protagonisti a fare un passo indietro. Abbiamo visto quel che accadde quasi 30 anni fa in Sudafrica. I tempi cambiano, i problemi no.