SAN PIETROBURGO – Lo Zenit dell’italiano Luciano Spalletti si aggiudica questa andata degli ottavi di finale della UEFA Champions League edizione 2011/2012, battendo al termine di una partita emozionante (più che altro l’ultima mezz’ora), nonostante il freddo artico (Nove i gradi sotto zero all’inizio della partita) e il campo di gioco dello stadio Petrovskij in pessime condizioni, il Benfica di Jorge Jesus. La curiosità attorno a questa sfida russa-portoghese era data soprattutto dalla grande differenza di “Curriculum Vitae” delle due squadre nella massima competizione europea: il Benfica, benché negli anni recenti possa vantare solo un quarto di finale contro il Barcellona di Rijkaard nel 2006, conta ben sette finalissime (e due titoli conquistati consecutivamente nel 1961 e nel ’62), per i russi invece solo due partecipazioni prima di questa stagione, nel lontano 1985/’86 (quando la corsa terminò ai sedicesimi) e nel 2008/2009, quando non riuscì a passare la fase a gironi.
GLI SCHIERAMENTI – Luciano Spalletti anche per la sfida odierna utilizza il suo abituale 4-2-3-1, già sperimentato abbondantemente ai tempi di Roma. Numerose le assenze in casa russa: il portoghese Danny là davanti, dietro Criscito, ma soprattutto grave quella del portierone Vjačeslav Malafeev. Quindi fra i pali l’italiano schiera il bielorusso Ževnov, i quattro in difesa sono, da destra a sinistra, il capitano Anyukov, Bruno Alves (ex Porto), Lombaerts, Hubocan, i due mediani sono Shirokov e Zyrianov, dietro la punta (almeno nel primo tempo) giostra Denisov, a sinistra Fayzulin, a destra il giovane Kanunnikov a rimpiazzare Danny, e il perno davanti è l’esperto Kerzhakov. Jorge Jesus inizia con un quasi speculare 4-4-2: in porta la vecchia conoscenza romanista Artur, in difesa Maxi Pereira a destra, Emerson a sinistra, centrali l’eterna promessa Luisão (che da più o meno cinque o sei anni viene sempre accostato a una big europea, salvo poi rimanere ogni volta in Portogallo) e l’ex madridista, sponda Real, Garay, i due mediani sono quell’Axel Witsel vicino al Milan l’estate scorsa e Matic, arrivato dal Chelsea nell’ambito dell’operazione David Luiz, Nico Gaitàn e Bruno Cesar come ali interscambiabili, davanti Rodrigo ad appoggiare Oscar Cardozo. Il tecnico dei portoghesi sceglie, a sorpresa, di portarsi in panchina il più talentuoso fra i suoi, Pablo Aimar.
IL PRIMO TEMPO – Il terreno di gioco è un disastro, senza contare temperature non troppo lontane dallo zero assoluto: le due squadre devono per forza di cose abituarsi. Venti minuti di studio e intensità blanda, poi Ževnov dà inizio alla sua serata Horror. Una punizione calciata lentissima, di interno sinistro a giro sul primo palo, da Oscar Cardozo basta per mandarlo in confusione, e fargli respingere il pallone sul piede del serpentino Maxi Pereira, che non può fare altro che ringraziare ed insaccare. Uno a zero per gli ospiti, gol in trasferta che potrebbe voler dire molto in chiave qualificazione. I russi di Spalletti a questo punto si svegliano, e riportano la situazione in parità in sette minuti scarsi. Hubocan, sceso ad accompagnare la manovra, coglie con un cross preciso l’inserimento di Shirokov, che con un bellissimo piatto destro al volo, dal limite dell’area coglie esattamente l’angolino alla sinistra dell’incolpevole Artur. 27′ sul cronometro e punteggio pari: 1-1. Dove non ci arriva l’allenatore ci arriva il fato. Rodrigo si fa male, ed è costretto ad abbandonare in anticipo il campo: entra Pablito Aimar. I russi, dal gol del vantaggio portoghese, tengono in mano saldamente il pallino del gioco, ma non incideranno più fino alla ripresa. Benfica che si affida ai contropiedi dell’ interessante pasticcione Gaitàn e Bruno Cesar, alle sponde di Cardozo e alle rifiniture di Aimar. Troppo poco.
IL SECONDO TEMPO – Spalletti non si può accontentare certo del pareggio, vista la sede casalinga dell’incontro. Sceglie quindi di non aspettare e lanciare i suoi uomini all’attacco: esce Zyrianov prima dell’inizio dei secondi 45′ di gioco, entra il vecchio leone Sergej Semak per sostenere, rifinire e finalizzare l’elaborata manovra offensiva spallettiana. Cambio decisivo, idem la sostituzione al 66′ di Kannunikov con Vladimir Bystrov. Però al 69′ il Benfica mette paura allo Zenit. Emerson lanciato sul fondo da Aimar tocca in mezzo per Cardozo, che al volo tira verso il palo lontano, ma è un tiro lento e sporco. Ževnov perlomeno questa volta respinge la minaccia. Passano due minuti e la partita svolta. Straordinaria azione tutta di prima tra quattro giocatori dello Zenit, in genuina salsa spallettiana, e i russi passano in vantaggio: Denisov lancia sul fondo, alla sinistra di Artur, Kherzakov, che con un miracoloso colpo di tacco (e non sarà l’ultimo) a palombella coglie l’inserimento dietro le spalle di Bystrov, incuneatosi nella retroguardia portoghese. Bystrov di prima crossa a mezza altezza per l’accorrente Semak che conclude l’azione con un ulteriore tacco destro diretto all’angolino sul secondo palo. 2-1 per la formazione di San Pietroburgo, e partita che sembra insaccata. Ma Spalletti e i suoi non hanno fatto i conti con quel disastro del portiere, che, come in occasione del primo gol, recapita un pallone con su scritto “spingimi” ai portoghesi. Oscar Cardozo, è l’87′, deve soltanto accettare l’invito a nozze e sigillare il pareggio: 2-2. Finita? Macché. Sessanta secondi e lo Zenit segna il definitivo 3-2. Bystrov crossa dalla sua fascia di destra, Maxi Pereira decide di restituire allo Zenit il regalo di cui aveva usufruito opportunisticamente nella prima frazione. Stoppa in mezzo all’area il cross (cosa ci faceva lì?), liscia il pallone che balza infido dalle parti del pericolosissimo Shirokov. Una volta che il russo ha dribblato Artur, non gli resta che infilare il pallone nella rete sguarnita. E’ troppo tardi perché Ževnov combini l’ennesima sciocchezza, e nonostantante il suo portiere lo Zenit si porta a casa il primo turno di questi ottavi di finale. Il ritorno si giocherà all’Estádio da Luz di Lisbona il 6 di marzo.
PAGELLE MINIME – I migliori in campo. Per lo Zenit Roman Shirokov. Di fatto la sua doppietta piega il Benfica. Centrocampista classe 1981, con un passato al CSKA di Mosca, mostra ottimi tempi d’inserimento nell’area di rigore avversaria. Letale. Per il Benfica l’attaccante paraguagio, nato nel 1983, Oscar Cardozo. Ispira la prima rete (con il prezioso aiuto di Ževnov), segna la seconda (sempre aiutato dalla saracinesca bielorussa), lavora di sponda per alzare la propria squadra. I peggiori. Per i russi votato all’unanimità Jurij Vladimirovič Ževnov, che porta sul groppone tutt’e due le reti dei portoghesi. Nato nel 1981, ha giocato precedentemente anche nel BATE Borisov. Dispiace invece bocciare, tra i portoghesi, il ventiquattrenne argentino Nicolás Gaitán, proveniente dalle file del Boca Juniors. La tecnica d’alto livello c’è, la giovane età pure, di tendenza a pasticciare invece ce n’è fin troppa. Inizia promettendo scintille, si spegne già nel primo tempo.
LE FORMAZIONI – Zenit San Pietroburgo (4-2-3-1): Ževnov, Anyukov, Bruno Alves, Lombaerts, Hubocan, Shirokov, Zyrianov (dal 45′ Semak), Fayzulin (dal 90′ Rosina), Denisov, Kanunnikov (dal 66′ Bystrov), Kerzhakov. Allenatore: L. Spalletti.
Benfica (4-4-2): Artur, Maxi Pereira, Luisao, Garay, Emerson, Witsel, Matic, Gaitan (dal 90′ Miguel Vitor), Bruno Cesar (dal 76′ Nolito), Rodrigo (dal 30′ Aimar), Oscar Cardozo. Allenatore: Jorge Jesus.
NOTE – Ammoniti Aimar, Bruno Cesar e Luisao (B), Alves e Anyukov (Z). Marcatori: Maxi Pereira (B) al 20′, Shirokov (Z) al 27′, Semak (Z) al 71′, Cardozo (B) all’87′, Shirokov (Z) all’88′.
penso che la partita è stata fotografata
in modo perfetto, ottime le pagelle.
d’accordo anche io. però avrei dato la palma a Nicolas Gaitàn, uno dei tanti argentini (forti) che non sono arrivati in Italia: da noi arrivano le seconde scelte, oramai.
Innanzitutto grazie per i complimenti a tutt’e due
! Poi Rà, Gaitàn in effetti i primi venti minuti mi stava piacendo molto, poi s’è messo a pasticciare troppo e perdere palloni banalissimi… Comunque c’è ancora il ritorno per rimediare! Tiferemo tutti per lui