DAL TRIONFO ALL’OBLIO – Il Gran Premio del Canada è stata l’ennesima agonia per Jenson Button. Doppiato da Hamilton, incapace di gestire le gomme (da sempre uno dei suoi punti forti), ha corso tutto il weekend con una macchina inspiegabilmente difficile da assettare. Così come era già stato a Montecarlo e a Barcellona. E pensare che aveva iniziato la stagione con una perentoria vittoria al debutto a Melbourne, e un grande secondo posto in rimonta in Cina. Il pilota inglese sembra avere smarrito proprio i suoi valori in queste ultime corse: la pulizia di guida, il controllo dell’usura di gomme e freni e, soprattutto, la costanza di rendimento. Già, perché il britannico, portando sempre a casa i punti, da ligia formichina, e cogliendo vittorie nelle corse più imprevedibili (dimostrando le sue doti di stratega), l’anno scorso ha chiuso il Mondiale al secondo posto; davanti anche al compagno Hamilton, sebbene i pronostici dessero Jenson sfavoritissimo nella lotta interna alla McLaren.
UN CAMPIONE ATIPICO – Jenson Button, tuttavia, è un pilota molto diverso dai suoi colleghi iridati. A differenza di Hamilton, Alonso e Vettel, non è il classico campione predestinato, che arriva in F1 nel Top Team e comincia a vincere gare e campionati. La storia di Button è diametralmente opposta: approdò in F1 nel lontano 2000, alla Williams, come la speranza dell’automobilismo britannico. Poi passa per la Benetton, la Bar e la Honda. Proprio con la Honda nel 2006 coglie finalmente la prima vittoria nel pazzo e bagnatissimo Gran Premio di Ungheria, dimostrando le sue grandi capacità tattiche. Nel 2007 la scuderia giapponese comincia una vera e propria picchiata, sia prestazionale che economica, decidendo di uscire dalla F1: la carriera di Jenson, eterna promessa, sembra giunta alla fine. A fine 2008 Ross Brawn prende la redini del Team, ed estrae dal cilindro una macchina incredibile. Il resto è storia: l’inglese, con una monoposto finalmente degna, riesce a esprimere quel talento che per tanti anni era rimasto sopito dentro a vetture meno valide, nell’attesa di prorompere in tutta la sua grandezza. Button vince il Mondiale, e arriva in McLaren. Si trova un compagno di box impossibile, Lewis Hamilton; eppure Jenson è tranquillo, fa amicizia con Lewis, e alla fine lo batte con la sua guida precisa e veloce, dimostrando che non sempre l’irruenza e la spregiudicatezza di Hamilton pagano. Ora Jenson sta vivendo un periodo inspiegabilmente difficile, quasi come se fosse tornato indietro nel tempo a quegli anni dove non riusciva a vincere. I campioni, comunque vada, si rialzano; sicuramente sarà così anche per lui.