Formula 1: errori Ferrari, la storia

giovedì 21 giugno 2012

DOPO IL CANADA – Anche i grandi, si sa, sbagliano. Finito il Gp del Canada, tutti gli appassionati hanno criticato duramente la Scuderia di Maranello per la scelta strategica riguardante le gomme, che ha costretto Alonso ad accontentarsi di un misero quinto posto; è sembrato palese che se gli ingegneri avessero optato per la scelta compiuta da Hamilton, Alonso avrebbe concluso tranquillamente in seconda piazza. Questa corsa mette ancora sotto i riflettori gli strateghi della Rossa, che, guardando gli sbagli commessi negli ultimi anni, sembrano essere gli elementi della Scuderia più soggetti a commettere errori; è ancora molto fresca nella memoria la disfatta di Abu Dhabi 2010, quando in Ferrari si decise di marcare a uomo Webber, fermandosi prima ai box, lasciando però campo libero a Vettel, che vinse gara e Mondiale. Tanti altri, però, sono stati gli sbagli targati Ferrari…

ORDINI DI SCUDERIA – Due sono i casi più eclatanti: il più recente è avvenuto in Germania nel 2010, quando, per far sì che Massa venisse superato da Alonso, in lotta per il Mondiale, Rob Smedley, ingegnere di pista del brasiliano, pronunciò via radio la ormai famosa frase: “OK, so, Fernando is faster than you. Can you confirm you understood that message?”. Massa si fece sfilare, ma gli ordini di scuderia, in quel periodo, erano vietati; ne nacque un putiferio, la Ferrari fu pesantemente multata, anche se questo caso portò alla modifica della regola per l’anno 2011. Regola che, va detto, fu introdotta in seguito a un’altra “furbata” della squadra modenese: Gp d’Austria 2002, Barrichello è nettamente in testa all’ultimo giro, ma, a pochi metri dal traguardo, rallenta e termina secondo dietro Schumacher. E’ evidente che non è stato un problema di natura tecnica, e pochi minuti dopo un replay pizzica Jean Todt, che via radio comunica a Barrichello, senza troppi giri di parole, la frase: “Let Micheal pass for the Championship”. Il  Team, anche in quell’occasione, fu subissato dalle critiche, soprattutto perché, in una stagione che dominò a mani basse, non era necessario fermare il pilota paulista in quel modo.

PIT STOP – I meccanici del Cavallino Rampante sono da sempre uno dei fiori all’occhiello della Scuderia, ma anche loro hanno commesso, in passato, uno sbaglio gravissimo. Gp d’Europa 1999, Eddie Irvine, dopo l’infortunio di Schumacher a Silverstone, è il primo pilota Ferrari, in lotta per la conquista dell’iride. A metà corsa l’irlandese si ferma ai box, la sosta sembra procedere in modo impeccabile, finchè la pit crew si accorge che manca uno pneumatico, il posteriore destro. Dopo interminabili secondi di panico, un meccanico trova la gomma, che finalmente viene montata. La sosta, però, è durata un’eternità, ben 28.2 secondi.


Il campionato lo vinse Hakkinen, con soli 2 punti di vantaggio su Eddie. Punti che, senza quella sciagurata sosta, non avrebbe perso.

SCELTE TECNICHE – Le decisioni sui materiali da utilizzare sono importantissime, e anche in questo campo la Ferrari, nel corso degli anni, ha commesso qualche errore. Il più eclatante avvenne nel 1985: Michele Alboreto era in piena corsa al titolo Mondiale, quando a metà stagione la Scuderia decise di cambiare le turbine, passando dalle KKK alle americane Garrett. Un disastro. Le turbine si ruppero quasi tutte le gare, lasciando a piedi Alboreto e i suoi sogni di gloria. Ferrari, in punto di morte, pare che disse al pilota milanese: “Michele, noi ti dobbiamo un Mondiale”. Altra scelta discutibile fu quella di mantenere gli pneumatici Bridgestone anche nelle stagioni 2005 e 2006, quando era divenuto evidente che le gomme francesi Michelin fossero molto più performanti. La Ferrari, infatti, dopo 5 anni di dominio incontrastato, quei due Mondiali non li vinse.

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