KIEV – Due dati: dopo un tempo e mezzo disputato alla pari della più quotata Italia, l’Inghilterra si spegne (fisicamente prima che mentalmente) e smette di giocare, lasciando ‘spagnoleggiare’ gli azzurri per tutto l’extra-time. Il secondo: gli inglesi arrivavano ai rigori con la nomea internazionale di Paperino (una sfida vinta, con la Spagna, e ben cinque perse: tra i club, la clamorosa Champions’ del Chelsea è l’eccezione -imbottita di stranieri- che conferma la regola). Basta questo a spiegare l’andamento di una gara in cui la nazionale di Prandelli ha certo meritato di passare, ai punti, il turno ma nel corso della quale, in 120’, non è riuscita mai a perforare Hart. E che, agli shoot-out finali, è stata pure sotto per 2-1, causa Montolivo. Tutto ciò, in ottica-Germania, qualcosa dovrà insegnare.
INGHILTERRA (4-2-3-1): HART 6,5 – Non sa ancora quale sia l’equivalente inglese di “viva il parroco!” quando De Rossi sparacchia alla cieca: lo salva il palo. Poi, ingaggia per tutto il match un duello personale con Balotelli. Un po’ è impreciso l’azzurro, un po’ è di gomma lui, finisce per restare intonso e capitolare solo ai calci di rigore.
JOHNSON 6,5 – Nonostante le mechès di Balzaretti imperversino dalle sue parti, trova modo di spingere, e fa pure male. Imposta lui l’azione che poi non rifinisce davanti a Buffon, suo il dolcetto per la testolina (?) di Rooney. E decisiva è la chiusura su Nocerino davanti ad Hart. Alla lunga, si spegne come i compagni. N.B.: ‘a causa loro’, non ‘assieme’.
TERRY 7 – Invalicabile anche lui, e non c’è stato neppure alcun penalty a macchiare la prestazione. Cassano gira alla larga, ma tenere Balotelli non è semplice: coi suoi modi da saloon gli ricorda che, forse, questo Europeo non è un paese per vecchi, ma che pure la Premier non è posto da fighette: vedi il ‘ritorno’ imperioso sull’azzurro lanciato a rete.
LESCOTT 7 – Come il compare: l’Italia tiene palla per quasi il 70% del tempo e tocca non perdere la bussola nemmeno per un istante (vedi rete annullata a Nocerino, NdR). Ma che colpa ne ha il vice-sceriffo del City, che in quest’Europeo ha conquistato i gradi da titolare a scapito di Cahill e Ferdinand? Qualche recupero in affanno e tanto muso brutto. Lui può.
COLE 5 – Non tanto per il penalty (dalle parti di Londra sapevan tutti che l’avrebbe tirato così, sbagliandolo) quanto per essere uno dei senatori che prima ha issato bandiera bianca. Pure dalla sua parte piovono cross, ma a differenza di Johnson si propone poco e davanti ha Abate, mica Garrincha. La cresta da Mohicano ricompare solo per ricordare che il rigore ad “Allianz Arena” è stato un puro, doveroso omaggio del Fato.
GERRARD 6,5 – Meno preciso e ‘totale’ delle altre uscite. Prima della gara circolava una barzelletta secondo cui De Rossi era uguale a lui. Per fortuna del calcio, il match ha rimesso le cose a posto, ma il capitano inglese non è riuscito a evitare il KO. Dietro si riproduce per mitosi, è ovunque a tappare falle; segna il suo penalty ma, inevitabilmente, davanti non può aiutare granché: si chiama Età, e nemmeno Ettore ne è immune.
PARKER 5 – Tanta corsa per il motorino del Tottenham: nella ripresa, però, si ingolfa e l’Italia gli fa il tiqui-taca sotto al naso. Lui ci mette del suo e regala palloni a quel panificio che è Pirlo, il quale sforna assist e traccianti per gli avanti azzurri. Certo: doveva sostituire Lampard e Barry, ma a quest’età non è più una scusante (dal 4’ p.t.s. HENDERSON s.v. – Il baby del Liverpool ha pochi ‘caps’ in nazionale ma già un discreto numero di lividi e abrasioni: le stimmate ci sono, con l’Europeo entrerà stabilmente nel giro della Nazionale. I 20’ di questa sera serviranno solo per l’album, invero sfocato, dei ricordi tristi).
MILNER 5 – Lui è una delle poche spine nel fianco (sinistro) degli Azzurri. Peccato non abbia mai lo spunto giusto e la continuità per essere, tatticamente, ciò che Pandev era nell’Inter di Mourinho. Non il peggiore dei suoi ma è il primo che Hodgson avvicenda, annusando l’aria di mediocrità che sta prendendo la serata (dal 15’ s.t. WALCOTT 5.5 – Di stima, perché, appena entrato, semina scompiglio per due volte. Quando tutta la squadra perde il lume della ragione, lui rimane al confino e resta a provare, mentalmente, quei perfetti movimenti appresi da Wenger che in nazionale mai sfoggerà).
ROONEY 5 – Anche lui Giano Bifronte. Gran movimento, bene come uomo assist (per Welbeck, le uniche due volte che il Cigno Nero si rende pericoloso), mentre sul cross di Johnson la ‘ricrescita’ e il piede in faccia di Abate lo frenano. Nella ripresa, il nulla cosmico. Chiude con una rovesciata in bello stilo e un rigore perfetto. A voi la media…
YOUNG 5 – Ancora ripudiato a sinistra (come Milner, ma sul versante opposto) incide poco e giostra meglio che può. Ha il merito, accendendosi e spegnendosi a folate, di ‘durare’ fino all’extra-time. Ha classe superiore, ma col ritorno di ‘Roo’ in squadra pure meno spazio e finisce per dissolversi in quello che avrebbe potuto essere il suo Europeo. Ah, calibra male la potenza col joypad nel rigore che poteva mettere in ginocchio l’Italia e che, invece, sfonda la traversa, rischiando il crollo della porta addosso a Buffon.
WELBECK 5,5 – Non aveva brillato, però l’intesa col team-mate Rooney c’è: sparacchia alto, nel primo tempo, servito di tacco dal n.10. Non male, se è vero che i due carabinieri Bonucci e Barzagli lo raddoppiano spesso. Poi, viene tolto a sorpresa e pure le ultime speranze di tenere palla sulla trequarti, giocandola elegantemente, diventano vaghe come stelle dell’Orsa quando entra… (dal 15’ s.t. CARROLL 5 – Non è tutta colpa del pennellone dei ‘Reds’, a cui sarebbe forse giovato l’ingresso nei supplementari per sfruttarne meglio forza fisica e sponde aeree. L’impegno c’è, ma è troppo falloso e con l’Italia a spadroneggiare è solo un lampione nell’attacco di Hodgson: conscio pure lui che la lampadina se l’è portata negli spogliatoi Welbeck).
all. R. HODGSON 5,5 – Alla faccia del difensivista, imposta due terzini che (non sempre, va detto) tengono in apprensione la difesa azzurra e fanno per 45’ una discreta catena cinetica con le ali Milner e Young. Il problema è che, con questa nazionale monca e rabberciata, può farci poco: giusto tenere Walcott e Oxlade come armi segrete; ottima la scelta di Lescott; e, senza Lampard e Barry (togliete Marchisio e De Rossi all’Italia), si affida alle pile di Gerrard e Parker, ma ha come prima alternativa la recluta Henderson. Ma, a nostro avviso, se c’è un errore, uno solo, che commette, è affidarsi subito a Carroll, rinunciando a Welbeck: in un colpo solo rende ‘single’ Rooney, azzera ogni velleità di possesso palla e fraseggio basso, e di cani e di Azzurri, orrido pasto, la sua ex punta a Liverpool abbandonò. Al di là di risolini, luoghi comuni e pressapochismo della stampa, merita una chance con le Qualificazioni Mondiali. Ma con l’infermeria vuota.