Euro 2012: Italia, viaggio verso la finale

sabato 30 giugno 2012

KIEV – Da quel 10 giugno sembra passata un’eternità. In mezzo, però, 5 sfide e un campionario intero di stati d’animo. D’altra parte, che Italia sarebbe senza alti e bassi? Eppure tutte le grandi vittorie azzurre hanno avuto la stessa fisionomia; quale sia lo scrittore, la favola rimane simile: domani, a Kiev, si può scrivere un’altro lieto fine.

SPAGNA, ATTO PRIMO – In abito da sera, ma con uno strascico impolverato e pesantuccio (vedi alla voce “Scommessopoli” e annessi), l’Italia si presenta alla “prima” dell’Europeo. Di fronte, Reina Espana, la più bella del gala. Parrebbe un Gran Premio della Montagna al primo chilometro, soprattutto per chi è reduce da sberloni russi che fanno ancora male. E invece no, nessuno vuol calar le braghe prima di iniziare. Si subisce ma non si barcolla, addirittura si sfiora il colpaccio: Di Natale, il “vecchietto” che non ti aspetti apre le danze, raggiunto una manciata di minuti dopo da Fabregas. Peccato, anche se da Danzica gli azzurri se ne vanno con tanta convinzione in più in valigia. Una sensazione pervade il ritiro: può nascere qualcosa di grande.

PIEDI PER TERRA – Ci pensa la Croazia ad abbassare il volume della radio. Anche qui in vantaggio, anche qui ripresi all’ultimo. Stavolta, però, solo amaro in bocca. Pirlo illude, Mandzukic punisce. Ma sono le prospettive che cambiano improvvisamente: al secondo pareggio consecutivo si è già sull’orlo del precipizio. E il passo indietro nel gioco, nelle idee, nell’entusiasmo lascia poche speranze.

BISCOTTO? NO, GRAZIE – All’orizzonte, ancora l’incubo biscotto. Spagna e Croazia devono solo infornarlo: “basta” un 2-2  per l’aereo direzione Roma. Trap, almeno tu, non complicare le cose. Perfino l’Irlanda ora fa paura. Fortuna che ai nostri bad boys suona la sveglia. Zuccata di Fantantonio, giratissima del Balo: tanti saluti ai verdastri. E a Danzica la Spagna fa il suo dovere -non senza rischi: si va ai quarti, ma è tempo di cambiar marcia.

POSATE DI CLASSE – La svolta arriva, puntuale. Il tabellone ci regala l’Inghilterra di Zio Roy (Hodgson, ndr), carica a molla dopo un girone dominato. Invece, al cospetto dei maestri, paiamo noi i cattedratici. E i catenacciari, per una volta, sono gli altri. Ma pali e sfortuna ci frenano: niente da fare, ci toccano i rigori. Montolivo tradisce, e allora è tempo per il convegno del “rettore”. Calcio e psicologia, dimensioni che si intrecciano: il cucchiaio di Pirlo ci ripesca quasi in apnea per affondare Hart e soci. Buffon fa il resto e l’Europa, finalmente, si accorge di noi.

GIOIA EVERGREEN – Per la semifinale, un classico: quella Germania tanto cara a noi azzurri nelle grandi rassegne. Che riassapora la fredda vendetta del 2006, con tanto di contorno in salsa Spread. Come nei film, però, i supereroi son sempre dalla parte dei buoni. L’Italia spicca il volo aggrappata al mantello di Supermario e con lui mostra i muscoli. Una doppietta per ribadire che, per dirla “alla Merkel”, al pallone rimaniamo i più virtuosi.

E ORA? – Spagna, tu quoque. Si finisce come si era iniziato, contro i più forti. Ma in 20 giorni ne è passata di acqua sotto i ponti: non arriviamo da favoriti, eppure con l’autostima di questo momento è come se lo fossimo. Senza tralasciare l’aspetto tecnico: completi in ogni reparto e  reduci da due prove extralusso sul piano del gioco. Bella con l’anima: una Nazionale così non si era mai vista. Merito di un gruppo che ha saputo compattarsi senza lasciar spifferi; merito soprattutto della sua guida, capace con pacatezza e idee di riportare i tifosi in piazza. Comunque vada, il capolavoro prandelliano è già compiuto.

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