ROMA – Si è spento stanotte, dopo una lunga malattia, Alfredo Provenzali, voce storica dello sport italiano. Nato a Genova il 13 luglio del 1934, avrebbe compiuto proprio oggi 78 anni, quasi tutti passati a diffondere nell’etere le emozioni dell’Italia intera all’Italia intera. Non stava bene da tempo, eppure ha continuato a condurre il ‘suo’ Tutto il calcio minuto per minuto ogni domenica su Radio Uno per tutta la scorsa stagione, con la sua maestria e la capacità di fare del calcio ascoltato un’opera d’arte.
RICONOSCIBILE ALL’UDITO - Chi non ha sentito le sue corde vocali vibrare durante la nota trasmissione radiofonica, al ‘cambio di campo’ o al momento di classifiche, tabellini e saluti finali? Era dal 1992 al timone di ‘Tutto il calcio’, era insomma da vent’anni ovunque in compagnia degli italiani: in auto come in treno, al mare o in montagna. Il vantaggio della radio rispetto alla televisione è sempre stato una sorta di dono dell’ubiquità, e Alfredo Provenzali, con il suo carisma e la sua professionalità, gestiva le cronache sportive dei colleghi con un’abilità incredibile nell’equilibrare i tempi senza faziosità. Un uomo comune, un amico che entrava nelle nostre case per farci sapere se l’Atalanta vinceva o il Milan perdeva. Nulla di diverso, ogni squadra era uguale per un giornalista d’altri tempi calatosi perfettamente nel giornalismo di oggi.
SAMPDORIANO D’ITALIA - Genovese di Sampierdarena, tifava Sampdoria. Ma non lo lasciava mai intendere, tanta era l’imparzialità. ‘Tutto il calcio’ iniziò nel 1960 e Provenzali da subito lavorò al programma che tanto successo avrebbe avuto nei suoi ormai 52 anni di vita. Per trent’anni girò l’Italia narrando gesta calcistiche dai campi più disparati. Come ricordò lui stesso in un incipit pomeridiano, si trattava della “trasmissione radiofonica che, nel mare procelloso dei diritti, ha saputo tenere alta e tesa la bandiera dei doveri”. Alta era infatti la sua idea del dovere di un servizio pubblico che non trasmetteva per la semplice passione ma con l’impegno di informare e, perché no, emozionare gli ascoltatori di un paese mai così unito come nell’ascolto di Radio Uno alle 15 della domenica. Emozionandosi lui per primo, come al momento degli auguri di Natale o per i saluti di fine campionato.
UNA VITA DI RADIO - Forse l’ultima tra le storiche voci dello sport radiofonico, Provenzali girava la penisola al pari di Enrico Ameri e Sandro Ciotti. Debuttò allo stadio Marassi, nella sua amata Genova, e si ritrovò al fianco di un idolo, il grande Nicolò Carosio, che commentava la sua stessa partita per la televisione. Una televisione che secondo lui aveva il pregio di mostrare le immagini, spesso però accompagnate da “troppe chiacchiere”. La radio, invece, aveva il compito, con la sola voce, di far vedere a chi non vede quel che accade in campo. Nel 1992 prese il posto di Massimo De Luca alla conduzione della trasmissione, arrivando nel 2006 a festeggiare i quarant’anni di attività come radiocronista.
NON SOLO CALCIO - Un uomo di sport a tutto campo, fu insignito un mese fa del prestigioso premio giornalistico Agnes, ma non si potè recare a Capri a ritirare il riconoscimento per gli ormai inarrestabili problemi di salute. Non si poteva più muovere, quasi una beffa per chi ha raccontato dieci Olimpiadi, ventidue Giri d’Italia, nove Mondiali di calcio e tante, tantissime gare di nuoto e pallanuoto, sua grande passione da ligure doc. E della sua lunga carriera il ricordo che più lo ha emozionato rimane il racconto del record del mondo negli 800 stile libero, ottenuto dalla nuotatrice Novella Calligaris ai campionati del mondo di Belgrado 1973. Una vita di record raccontando i record degli altri per Alfredo Provenzali. Che ora se ne è andato, lasciando più povero lo sport e il giornalismo d’Italia, e con qualche record in meno.