Milan: rossi di vergogna, neri di rabbia

domenica 15 luglio 2012

MILANO – Una presa in giro epocale. Non si può definire altrimenti, per i tifosi milanisti, la cessione di Thiago Silva e Ibrahimovic al Psg che sarà ratificata nelle prossime ore.

W LA COERENZA - I tifosi, sebbene obnubilati dall’ipnotico rotolare della sfera di cuoio, hanno però un cervello e una memoria. Bisogna solo aspettare quindi la reazione (si spera non violenta) dei tifosi rossoneri, che non porgeranno l’altra guancia dopo i due ceffoni ricevuti. Tutti si sono accorti dell’incoerenza delle dichiarazioni della proprietà rossonera: “Thiago e Ibra restano al 99,9% – Berlusconi eroico per aver rifiutato 50 milioni – Mercato chiuso – Non si può dire di no, risparmiamo 150 milioni”.

NON CI RESTA CHE RIDERE - Riavvolgendo il nastro e premendo “play” (anzi “avanti veloce” perché sarebbe un’agonia) ecco la trama di una commedia grottesca: Galliani nel gennaio scorso si inventa l’operazione di mercato dell’anno appioppando Pato, martoriato fisicamente e mentalmente distratto, al Psg chiudendo contemporaneamente per Tevez, ma giunge dall’alto (anzi dall’Altissimo) lo stop all’operazione, su insistenza (interessata) della figlia di cotanto padre. Chiusa una stagione deludente sbandierata come positiva (tentando di convincere e convincersene) a giugno un “deja-vu”: altra offerta shock degli sceicchi parigini per Thiago Silva accettata da Galliani che però viene ancora smontato dal Capo, ancora col supporto della figlia (che presenta una relazione sulle negative ricadute di un’eventuale cessione del miglior difensore del mondo). I tifosi sollevati accorrono in giubilo ad osannare il Presidente che blinda i suoi gioielli rassicurando un ambiente in fermento mentre gli sceicchi si indignano e promettono di non trattare mai più col Milan. Forse in arabo “mai più” significa “tra un mese” perché ai primi di luglio va in porto il doppio passaggio di Thiago Silva e Ibrahimovic a Parigi; questa volta il Proprietario, distratto da nuove prospettive di potere politico (sua terza passione dopo il calcio e quella che Elio definiva “il triangolino che ci esalta”) conferma tutto con parole diametralmente opposte a quelle espresse appena un mese prima: “A una cifra così non si può dire di no, sarebbe da irresponsabili. Risparmiamo 150 milioni di euro

IN ATTESA - Pochi tifosi rossoneri sono però commercialisti, capiscono il discorso “risanamento del bilancio” ma pensano anche che: 1) le maglie dei loro ex beniamini possono ora essere utilizzate a fini igienici 2) Mexes e Acerbi insieme non valgono il migliore difensore del mondo 3) El Sharaawy non può raccogliere l’eredità del capocannoniere dell’ultima serie A. Palla a Galliani ora, che dovrà inventarsi qualcosa (tra prestiti con obblighi di riscatto, acquisti “low-cost” e/o “last minute”) per provare a non far retrocedere il Milan nelle retrofile del calcio europeo.

DISINTEGRATION - Vincono ancora i petroldollari, gli sceicchi del Psg confermano di poter fare shopping in Italia, il Milan si risveglia dal “sogno berlusconiano” e si sente più debole e solo, salutando in una botta sola gli unici due “top player” e una generazione di campioni che ha aperto e chiuso un ciclo ricco di vittorie; vittorie che oggi, anche tra i confini nazionali, paiono una chimera.

(Avvertenza: articolo da prendere col beneficio del dubbio, in attesa di altri ‘colpi di scena’ tanto amati dalla dirigenza rossonera).

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