Sempre più difficile. Anzi, no. Quest’anno non c’è un Galibier da scalare (-6): giusto un Gran Premio della montagna per normali scalatori (-2). Ancora una volta a causa del calcio-scommesse (brutta abitudine: responsabilità oggettiva e coinvolgimento di alcuni tesserati, bis per Doni), l’Atalanta partirà ad handicap ma stavolta alleggerito dal patteggiamento. Visti gli esiti del 2011/12, affrontato pure da neo-promossa, logica vorrebbe che il -2 sia di buon auspicio a un campionato con gli orobici a navigare tranquilli nelle calde acque di metà classifica. Eppure… Eppure dodici mesi son passati e l’effetto-sorpresa, come visto in primavera, è svanito; il calcio concreto, ma pieno di estro nei finalizzatori, di Colantuono richiede nuove soluzioni (dato che gli uomini son rimasti quelli: allargata giusto la panchina). Visto il lotto delle avversarie, una tranquilla salvezza è alla portata ma per una piazza abituata, proprio nei momenti di ‘normalizzazione’ e di rilassamento, a vivere (fisiologici?) sali-scendi, sarà bene non abbassare la guardia e fare un pensierino al mercato di gennaio. Sono solo due punti, ma in tempi di crisi…

'Sotto zero' d'estate
“DOCUMENTI, PREGO” – Percassi, tornato in sella dopo l’era Ruggeri e protagonista del grande come-back nerazzurro (dimenticati i fasti di Delneri e la mesta retrocessione), ha riportato entusiasmo e la scelta di Colantuono è valsa un super biennio, senza patire il ritorno in massima serie. Certo, il continuo coinvolgimento nelle vicende extra-calcistiche, segnatamente quelle giudiziarie, sin dai tempi del celebre Atalanta-Pistoiese di qualche anno fa, fino ad arrivare al pesantissimo -6 con cui i lombardi si sono ripresentati in A e al patteggiamento dello scorso luglio, indica che intorno all’ambiente gravitava e gravita più di qualche mela marcia: non una buona pubblicità per una società, che col rinnovamento societario (e l’arrivo in aprile di quella vecchia volpe del ds Pierpaolo Marino: snobbato dalle grandi, è lui il vero ‘acquisto’ 2012 dell’Atalanta) mira a consolidarsi nel ceto medio del calcio italiano. Con pochi soldi ma pur sempre tante idee. E un serbatoio giovanile che rimane il n.1 in Italia, scudetti Primavera o meno.
GOVERNO TECNICO – Stefano Colantuono, come Mimmo Di Carlo, è un ottimo allenatore, simbolo della qualità media dei ‘mister’ della penisola, anche se ha avuto bisogno di ‘tornare a casa’ (a Verona il primo, a Bergamo il romano) per mostrare di meritarsi la massima serie. Un bel rompicampo dato che i critici continuano a dire che dovrebbe misurarsi in altre piazze. Fatto sta che il tecnico, dopo il primo exploit atalantino (biennio 2005/06 e 2006/07: anche lì grande cavalcata in B e ottima salvezza poi), scelse di ‘bruciarsi’ con Zamparini e poi col Toro di un Cairo ancora con le idee confuse. L’Atalanta-bis, nonostante i dubbi, il -6, le scommesse Denis e Moralez, ha proposto un calcio frizzante eppure sensato: 4-4-2 (4-5-1 alla bisogna) col piccolo Moralez a fare da suggeritore allo ‘scarto’ Denis, tornato ‘Tanque’, e alcuni squilli esterni su cui costruire una salvezza anticipata e sfiorare l’Europa. Confermare le nozze, coi fichi secchi che passa il covento, è sempre dura: dovesse riuscirci, le sirene ricomincerebbero a tentarlo.

Tutti pazzi per Denis
LA ROSA DEI 20 – Chiusa l’era-Doni&Masiello, indolori i ‘fine contratto’ di Mutarelli e Ferri. Ma negli ultimi giorni è partito l’assalto ai gioielli di casa: la Juve s’è assicurata Gabbiadini (poco spazio, ma buono, a Bergamo), girato al Bologna, e ha puntato Peluso: si sa mai. Perdere il terzino non farebbe felice Colantuono, che, tuttavia, si è visto confermare in blocco la rosa e i migliori (Cigarini-Denis-Schelotto). In entrata, ottimo per le fasce Brivio dal Lecce (prodotto del vivaio orobico), buono Stendardo (Ternana). Più di una riserva è Matheu, esterno proveniente dall’Independiente assieme a Facundo Parra, ‘puntero’ che farà rifiatare Denis (Tiribocchi potrebbe partire). Torna Radovanovic mentre si spera ancora nel boom di Marilungo e Bonaventura. In porta, confermato Consigli: non è il fenomeno degli esordi ma per noi ha ancora buoni margini di crescita.
L’IDOLO – Più di Schelotto (aria da bassista rock satanista ma tanta qualità in fascia), German Denis è stato il fenomeno della scorsa stagione. Traditi da Doni, e con Cigarini meno appariscente anche se ugualmente prezioso, la punta scartata da Napoli e Udinese rimane l’elemento di maggior qualità in rosa. Moralez pare ancora troppo scostante e allora ‘el Tanque’ sarà l’ago della bilancia: l’anno scorso le reti a raffica nella prima parte di stagione gli sono valse pura una convocazione in Nazionale. Forse è troppo, però in una realtà di medio livello può ritagliarsi un ruolo da Miglior Attore Protagonista.
‘CRAQUE’ – Partito Gabbiadini, le nostre fiches vanno a Bonaventura (‘89), un altro dai grandi mezzi tecnici (non a caso gioca col ‘10’) ma che potrebbe restare nel limbo che ha inghiottito altri coetanei (vedi Marilungo). Colpa della collocazione tattica? In ogni caso, più di Schelotto, potrebbe essere il ‘plus’ per Colantuono. Ecco: potrebbe. Tra i nuovi, Davide Brivio: dopo l’ottimo campionato e le prodezze balistiche a Lecce, vuole scalare le gerarchie anche qui e costringere Colantuono a trovargli un posto nell’undici titolare.
Atalanta (4-4-1-1): Consigli; Matheu, G. Stendardo (Bellini), Manfredini, Peluso (Brivio); Schelotto, Cigarini, Carmona, Bonaventura; Moralez; Denis. All. Colantuono.
Giudizio: *****/10