“La Grande Fuga”, starring Gaston Ramirez: al talento uruguagio Bologna sta ormai troppo piccola. In realtà dal suo arrivo in Emilia (estate 2010) Ramirez ha sempre esternato un’insofferenza difficilmente sopportabile: dopo una buona mezza stagione dove fece intravedere le sue ottime potenzialità si lasciò ammagliare dalle prime sirene di mercato e si impuntò per fare le valigie, meritandosi la messa fuori rosa; la storia si è ripetuta quest’estate, dopo la breve vetrina olimpica. I tifosi felsinei si sono però innamorati del suo gioco fatto di slalom e dribbling, a volte indolente, spesso strafottente, comunque da fuoriclasse. Il presidente Guaraldi non può ignorarlo e si è messo di traverso richiedendo venti milioni “sull’unghia” (che il Southampton pagherebbe pure ma con rate indigeste alla dirigenza felsinea). Resta l’imbarazzo di un ragazzo con un “pensiero stipendio” che, allettato dalle sterline, aveva già salutato tutti con in mano il biglietto verso Oltremanica. Come finirà? Probabile che parta, tenere un giocatore controvoglia non giova a nessuno.

'La Grande Fuga' di Ramirez
“DOCUMENTI, PREGO” – Non sarà “la squadra che tremare il mondo fa” (4 scudetti a cavallo tra anni ’30 e ’40 sotto la presidenza Dall’Ara) ma il Bologna della scorsa stagione (in particolare il girone di ritorno) ha riacceso l’entusiasmo sopito da tempo nei bolognesi che finalmente si sono potuti concentrare sul campo sapendo la proprietà in buone mani. Dalla famiglia Menarini a Porcedda si era passati dalla padella alla brace, ad un passo dal fallimento si è materializzata una cordata di imprenditori locali (Consorte-Zanetti più la “mascotte” Gianni Morandi) che ha poi passato il testimone a Guaraldi. Replicare il nono posto o comunque confermarsi intorno alla metà classifica sarebbe un ottimo viatico per poi programmare in un prossimo futuro il ritorno in Europa.
GOVERNO TECNICO – Stefano Pioli non si può definire più giovane (classe 1965) ma è solo da un paio di stagioni che ha raggiunto il ‘gotha’ delle panchine italiane. Il flop di Parma (2006) fu salutare perchè seguirono buone stagioni in B (Grosseto, Piacenza, Sassuolo) che gli garantirono una seconda chance in A, al Chievo. Un’agevole salvezza e poi la scelta sbagliata di Palermo dove subisce lo smacco di essere esonerato da Zamparini ancora prima di cominciare il campionato. Il tecnico parmense ha dovuto attendere fino al 4 ottobre per tornare in sella, a Bologna, laddove cominciò (destino?) la propria carriera da tecnico (delle giovanili) e dove si è rilanciato definitivamente con un sorprendente nono posto, miglior piazzamento degli ultimi 10 anni per i felsinei. Il modulo di base, consolidato al Chievo, è il 4-3-1-2 che ha dovuto stravolgere in un 3-4-2-1 per liberare da eccessivi compiti tattici le genialate di Ramirez e Diamanti. Ramirez parte? Ci si adatterà ad un 3-5-1-1 con maggiori compiti di inserimento per i centrocampisti.

Il modulo 'a Diamanti'
LA ROSA DEI 20 – Brutti colpi l’addio a Di Vaio e l’arrivederci (per ora) a Portanova, sopratutto a livello di personalità, materia che non si compra al mercato. Resta comunque una buona rosa a disposizione di Pioli. Cambio in porta: esce la ‘saracinesca’ Gillet, viene promosso Agliardi (ottimo finale di stagione) con Curci discreto secondo. La difesa (a tre) registra l’arrivo del veterano Natali (da rigenerare dopo la depressione fiorentina) e la conferma dello svedese Antonsson e Cherubin; un po’ leggerina, dato che il danesone Sorensen e Carvalho (mediocre al Genoa) non entusiasmano. I terzini fluidificanti paiono più affidabili: Motta (in cerca di rilancio) e Garics sulla destra, sulla fascia opposta Morleo e il neo-arrivato uruguagio Abero. In mediana un mix di tecnica e aggressività per compensare la partenza di Mudingay: attorno alla colonna portante Perez si possono intercambiare il mastino Casarini, l’esperto Pulzetti, lo sloveno Khrin (reduce da un brutto infortunio), il talentuoso francesino Taider, l’ex canterano Riverola (c’è curiosità) e l’emigrante di ritorno Guarente (a Siviglia ha fallito ma ha soli 26 anni e può ripartire). Possibili sostituti dell’ormai intoccabile Diamanti lo stesso Taider o l’ex primavera Juve Pasquato, perso tra prestiti senza costrutto. In attacco si attende l’esplosione definitiva (anche in chiave azzurra perchè no?) di Acquafresca e l’arrivo del talento di Gabbiadini visto troppo poco a Bergamo, mentre gli altri uruguagi (allora è una mania!) Gimenez e Rodriguez faranno da cornice.
L’IDOLO – Diamanti non è più grezzo, ha già ereditato la fascia da capitano e leader di Di Vaio. L’ Europeo l’ha consacrato talento internazionale, la ‘gavetta nei campi di C e l’esperienza al West Ham lo avevano già reso solido. Talmente solido da non perdere la testa alle prime moine delle ‘big’ alla ricerca di piedi buoni; a Bologna ha trovato la sua dimensione, calda come Livorno ma più ambiziosa, come lui.
‘CRAQUE’ – Manolo Gabbiadini, preso dalla Juve e girato a Bologna per mettere in mostra tutte le sue qualità. Qualità apprezzate a dirla tutta solo a Cittadella e in Under 21, perchè a Bergamo l’ombra di Denis era troppo ingombrante. Ha una grande occasione, anche se per la prima volta avrà sulle spalle le responsabilità dell’attesa nei suoi confronti. Se reggerà, con Diamanti ci sarà da divertirsi.
Bologna (3-4-2-1): Agliardi; Antonsson, Natali, Cherubin; Motta, Perez, Guarente, Morleo (Abero); Diamanti, Ramirez; Acquafresca (Gabbiadini). All. Pioli.
Giudizio: *****/10