Premier: l’eterno ritorno (al punto di partenza) dell’Arsenal

sabato 18 agosto 2012

LONDRA – La prima partita della stagione solitamente regala tanti spunti interessanti, e lo 0-0 d’esordio ma privo di emozioni fra Arsenal e Sunderland non è esente da questa regola; un popolo, quello del nord di Londra, quasi rassegnato nel vivere l’ennesimo inizio-tragedia di Premier League; un club pronto a salutare l’ennesimo diamante (Song non convocato per la partita è un chiaro segno), una squadra demoralizzata dalle partenze e colpita dalla solita sfortuna, una tifoseria altrettanto arrendevole: muti per 90 minuti (un miracolo al contrario in Inghilterra) e ben poco convinti persino nel finale, con i consueti cori di disappunto che nascono e muoiono nel giro di pochi secondi. Ma cos’è che non va in questa squadra?

ABULIA - Per i nuovi Lukas Podolski e Olivier Giroud era l’occasione giusta per dimostrare di poter colmare il pesantissimo buco lasciato da Van Persie, la prolifica punta sogno di tutta Europa, che ha deciso di conficcare l’ennesimo pugnale nelle spalle dei poveri Gooners passando ai rivalissimi dello United: orfani di un giocatore che di fatto nelle ultime stagioni è stata l’unica punta a meritarsi più del 7 in pagella a fine stagione, i due grandi colpi di Wenger falliscono, pur giocando una partita di grande sacrificio. Emblema di questo l’occasione clamorosa passata per i piedi della prima punta Francese; all’82′, il nuovo acquisto Santi Cazorla (lui sì davvero positivo) si beve i due centrali della difesa dei Black Cats con uno splendido filtrante: movimento geniale di Giroud che, entrato da 10 minuti, ha subito la possibilità di sostituire nel cuore dei supporters il già ripudiato numero dieci. I movimenti dell’ ex-Montpellier ricordano tantissimo quelli del ‘Flying Dutchman’, il destro un po’ meno: semi-liscio, palla in tribuna e la gente incomincia a lasciare lo stadio.

ANCORA LORO… - Un mercato, quello dei Gunners, davvero poco efficace: capitolo punte archiviato, incredibile la scelta di Wenger di non puntellare con qualche acquisto una delle linee difensive più sciagurate della scorsa Premier League, ottava difesa in campionato con 49 goal subiti: una infinità. Davvero inspiegabile quindi, dopo tutti i problemi dell’anno scorso, vedere ancora come prima riserva e titolare contro il Sunderland (vista l’ assenza di Sagna, ancora fuori per la frattura del piede di Maggio) il giovanissimo Carl Jenkinson, onesto mestierante, ragazzo dall’indubbio attaccamento per la maglia ma incapace di poter fare granchè ai livelli della Premier League; Mertesacker/Koscielny/Vermaelen danno sicurezza al centro, ma si può dire lo stesso dei disastrosi Squillaci e Djourou?

CERCASI FANTASIA – Anche sulla trequarti non c’è da essere sereni: la fine del calvario per il talentissimo Wilshere sembra essere lontano; il giovane inglese costretto all’ennesimo stop non vedrà il campo fino a ottobre. Un solo acquisto e tanti giocatori che vengono da stagioni deludenti confermati titolari: Gervinho, tanta sregolatezza e poco genio, delude di nuovo al debutto alternando eccellenti sgaloppate a momenti di vuoto dove dimostra la solita incapacità nella gestione del pallone. La piaga Arshavin, peraltro sul piede di partenza ed incredibilmente messo in campo anche oggi, il solito inconcludente Walcott e l’incognita Chamberlain non danno certezze: non ci siamo.

LIGA: CROCE E DELIZIA - Per un ottimo giocatore che arriva dal campionato spagnolo, ossia Santi Cazorla dal Malaga (debutto ottimo, personale MVP del match), uno che se ne va. Alex Song, jolly della metà campo e titolarissimo, si accasa al Barcellona e ritrova l’amico Fabregas; anche sulla mediana quindi i punti interrogativi sono svariati: l’eterno infortunato Diaby è chiamato alla stagione della vita, mentre le riserve Coquelin, Frimpong e Lansbury sono giovanissimi promossi dalle riserve; prospetti interessanti, sì, ma dal rendimento incerto. Gli architetti dell’Emirates Stadium possono stare tranquilli: anche per quest’anno, lo spazio dopo il banner che ricorda l’ultimo trofeo vinto, la Carling Cup del 2005, rimarrà desolatamente vuoto.

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