La Serie A 2012/13 (-5): FIORENTINA

martedì 21 agosto 2012

Forse è meno peggio di come la dipingono. O, quantomeno, si può parafrasare Flaiano: “Coraggio, il meglio è passato”. L’aria da Tardo Impero (mai ammessa, mai smentita) a Firenze, con ridimensionamento che, se non voluto, certamente è realtà, ha avuto il culmine nell’ultima sciagurata stagione. Tra le ‘cartoline’ il 5-0 interno con la Juve, il pugno di Delio Rossi al non irreprensibile Ljajic e la salvezza ottenuta a Lecce con una formazione raffazzonata che, se paragonata a quelle di alcuni anni fa, mette il magone. Eppure, saran solo segnali, ma con Montella (tecnico a cui non si chiede la Luna e che farà buon viso a cattivo gioco se, dopo le varie partenze, dovrà salutare pure Jovetic) forse il vento cambierà. Si tratta di indicazioni, ma un progetto, anche se non ambizioso, c’è. Il mercato finora ha senso; il tecnico campano ha cominciato la ‘pulizia’ e, se non partisse il montenegrino, la Viola ha l’obbligo di restare nella colonna sinistra del ranking. Dover dire addio a quest’ultimo quarto di nobiltà -Della Valle o meno- certificherebbe, dopo che nelle intenzioni, pure nei fatti, la smobilitazione. Allora sì, sarà fuggi-fuggi.

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Futuro prossimo?

“DOCUMENTI, PREGO” – All’osservatore casuale delle vicende nostrane sembrerà paradossale quanto accaduto nell’ultimo quinquennio: dalle Champions’ di Prandelli (criticate pure all’epoca) ai progetti dei Della Valle’s, tra i più noti imprenditori italiani all’estero, tutto ci si sarebbe aspettati tranne che ritrovare la Viola allo sbando e devastata da scelte al limite del masochismo. E senza l’appeal che la rendeva una delle prime alternative allo strapotere del calcio metropolitano. Purtroppo 2+2 non fa sempre 4 e chissà se vi sia chi voglia subentrare a Mr. Tod’s. Che non molla, ma manda segnali strani. Forse tutto sta nell’imponderabilità del calcio: basta una stagione storta, una scelta errata per rifare la Storia. Logico che i fiorentini son lì a chiedersi: come siam finiti qui?

GOVERNO TECNICO – Tutto facile finora. Troppo? La breve carriera di ‘mister’ Vincenzo Montella (Primavera Roma, interregno tra i grandi, splendida ‘prima’ a Catania, voci di ritorno a ‘casa’ prima dello Zeman-bis) è stata un crescendo e non si può nemmeno affibbiargli l’etichetta di raccomandato. Certo, ‘nascere’ in seno alla Roma non è fortuna che capita a tutti, ma l’Aeroplanino di suo non ha sbagliato nulla. Va detto -non per sminuire i meriti- che, se nel gioco etneo le bollicine eran sue, la rosa è stata ereditata dalle gestioni Zenga e Mihajlovic (e come il serbo ha percorso la tratta Catania-Firenze): per la prima volta, dunque, viste le macerie trovate a Firenze, sta assemblando ex novo un roster, e in più facendo di necessità virtù. Gli riuscisse questo colpo, oltre a rianimare un ambiente in coma, diventerebbe su piazza il miglior tecnico della Nouvelle Vague.

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In attacco, mille varianti

LA ROSA DEI 20 – Con Jo e senza Jo. Ecco lo ‘sliding doors’ in riva all’Arno. Un solo giocatore, per quanto forte e per quante balle possano raccontarvi, non fa la differenza. Ma mettiamola così: con lui, la consapevolezza di avere un top player, oltre che un leader nato, se il n.8 fu già baby capitano al Partizan. Una squadra in uscita (Boruc, Montolivo, Natali, Kroldrup, De Silvestri, Gamberini, Montolivo, Behrami). Bene, e a sorpresa, in entrata: Viviano (Palermo), Della Rocca (Palermo), El Hamdaoui (Ajax), Fernandez (S. Lisbona), Borja Valero e Rodriguez (Villarreal), Cuadrado (Udinese) e, negli ultimi giorni, regia nuova con Pizarro e Aquilani! Il 4-2-3-1, che può diventare qualsiasi altro modulo, sarà ancora il credo di Montella: dalla cintola in su avrà una squadra che può (non deve) fare il botto. Con Vargas e Cerci (convinti, eh), risolvendo il rebus-Jovetic (punta o suggeritore? Può fare ambo le cose) e affiancandogli una punta vera, Montella si fregherebbe le mani.

L’IDOLO – Se resta, Stevan Jovetic. Giocatore totale che può reggere da solo il 50% delle sorti dell’attacco: deve solo sperare in un po’ di clemenza dagli infortuni che ne hanno limitato la crescita (saltò tutto il 2010/11), e fatto dubitare gli ultimi scettici che il miglior ’89 in assoluto sia lui, mica Pato. Se va via, è dura trovare un suo epigono, tra promesse mai sbocciate, probabili partenti e i ‘nuovi’: per questo diciamo David Pizarro, uno dei pochi ancora in grado di far girare da solo una squadra, età (ormai) permettendo.

‘CRAQUE’ – Dopo gli esordi da ‘predestinato’ al Colo Colo (all’epoca era più quotato di Alexis Sanchez e coetanei cileni), Mati(as) Fernandez s’è perso in Spagna e ha trovato una sua (piccola) dimensione a Lisbona. Ma ciò che ha fatto intravedere questo fenomeno classe ’86, solo troppo innamorato del pallone, ci fa puntare su di lui. Sarà difficile (anche perché ha un nomignolo, uno dei tanti, che da queste parti creerà equivoci: Mati-gol), ma forse Firenze ha trovato un genietto. E niente mezze misure: o esplode o fragoroso flop.

Fiorentina (4-2-3-1): Viviano; Cassani, Nastasic (Roncaglia), G Rodriguez, Pasqual; Pizarro, Aquilani; Cuadrado, M. Fernandez, Borja Valero (Vargas); Jovetic (El Hamdaoui). All. Montella.

Giudizio: ******/10

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