A tutto Shaq, la biografia di Shaquille O’Neal

La maggior parte degli appassionati lo conoscono come il giocatore vincente capace di trascinare la propria squadra, simbolo di solidità e potenza. Ma la storia di Shaquille O’Neal non si esaurisce nei suoi resoconti da professionista dell’NBA: in A tutto Shaq (Dalai editore, 18 euro)  il gigante del parquet  si rivela più come uomo attraverso il rapporto con le grandi (e piccole) personalità con cui ha avuto modo di interagire nella sua carriera quasi ventennale. Dal rapporto conflittuale con il padre,  fino ai ripetuti conflitti con l’ex compagno di squadra a LA Kobe Bryant che, confessa, avrebbe voluto “ammazzare”.

Coloro che cercano gustosi retroscena dal mondo a spicchi troveranno piena soddisfazione: le stagioni a Miami e Orlando sono passate al microscopio e Shaq non perdere l’occasione per smuovere qualche polemica ormai sommersa dalla polvere del tempo, come quella con con coach Pat Riley, che al tempo lo vide come un sabotatore degli Heat.

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A tutto Shaq vive di una scrittura scorrevole e diretta che riflette perfettamente un racconto fatto di esperienze giovanili e di momenti adulti più riflessivi in cui Shaq tira le somme della sua carriera e della sua vita privata in maniera molto più definita rispetto alla sua prima biografia. Lontano dall’essere un’apologia, A tutto Shaq mostra il meglio e il peggio dell’uomo/giocatore e, anche dietro ai racconti più sbruffoni e goliardici, sembra esserci un’onestà intellettuale di fondo che ne fa emergere un’immagine genuina, che solitamente fa un po’ a pugni con il mondo dello show business.

Più ci si addentra nel mondo di Shaq più si intuisce l’energia che questo potenza della natura ha disseminato lungo il suo cammino: non solo una folgorante carriera NBA che lo rende uno dei più grandi di sempre, ma anche la carriera di attore, rapper e business-man che lo hanno consacrato come una vera icona a stelle e strisce.  Se poi pensiamo che Shaq ha anche avuto il tempo di crescere sei bambini, allora l’immagine di Superman (quello vero e non il Dwight Howard arrivato a LA solo quest’anno)  si fa sempre più nitida.

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