NBA, sei division in sei settimane: Atlantic Division (1/6)

Mancano circa sei settimane all’inizio del campionato NBA 2012/13 (prima palla a due il 30 ottobre). Cogliendo l’analogia tra numero delle divisioni NBA e le settimane che ci separano dall’inizio dei giochi, da qui fino al 25 ottobre andremo a vedere una per una le varie division (N.d.a: le squadre vengono presentate secondo il possibile ordine di arrivo, sulla base delle nostre previsioni).

ATLANTIC DIVISION – 1) BOSTON CELTICS: Lo scorso anno, i verdi sono riusciti ad arrivare alle finali della Eastern Conference (da sfavoriti) e ad estromettere quasi dalle Finali i Miami Heat. La particolarità di tutto ciò sta nel fatto che il piano triennale che il gm Danny Ainge aveva programmato all’alba della stagione 2007/08 è durato 5 anni, andando ben oltre le più rosee aspettative. Ma siccome niente dura in eterno, anche per Boston è arrivato il momento di cambiare. Lasciato partire Ray Allen alla volta di Miami, la società ha fatto firmare a Kevin Garnett (apparso un ragazzino negli scorsi playoff) un quadriennale, e ha aggiunto svariate pedine importanti. Jason Terry è arrivato per svolgere il ruolo che era di Ray Allen, ma è più giovane e meno acciaccato: arma importantissima dalla panchina. Ricordiamo anche il ritorno di Jeff Green dopo un anno di assenza causa problemi al cuore: l’ex Oklahoma City è probabilmente l’uomo più atletico in casa Celtics e ottimo cambio per Pierce (o magari anche come ala grande e con KG centro per un quintetto più basso). Menzione d’onore per il rookie Jared Sullinger. Con un maestro come Garnett imparare sarà più facile, e allora, quando The Big Ticket si ritirerà ecco fatto in casa il suo erede.

2) NEW YORK KNICKS: La pazienza dei tifosi della Grande Mela si sta esaurendo. Ad averne fatto le spese lo scorso anno è stato coach D’Antoni, e al suo posto è arrivato il vice Mike Woodson, un nome certamente meno attraente ma più concreto in termini di gioco, grazie all’attenzione posta alla parte difensiva del gioco. I Knicks sono stati molto attivi sul mercato, cercando di colmare le (molte) lacune che la squadra aveva messo in mostra lo scorso anno, conclusosi con un secco 4-1 al primo turno ad opera dei  Miami Heat. Dopo aver contagiato New York e non solo, la Linsanity è già finita, con il fenomeno mediatico (pur certamente dotato di un innegabile talento) Jeremy Lin spedito alla squadra che proprio lo scorso anno lo aveva provinato e tagliato (consentendogli, poi, l’approdo in blu e arancio), cioè Houston. Al suo posto due rinforzi: Jason Kidd e Raymond Felton. Dal primo si cerca la leadership necessaria per far strada nei playoff, dal secondo l’abilità di mettere canestri aperti sfruttando i raddoppi sulle due superstar. A rinforzare la panchina anche Ronnie Brewer da Chicago e Marcus Camby, uno dei pochi centri vecchio stampo rimasti in giro per la Lega; a lui, coach Woodson chiede rimbalzi e stoppate uscendo dalla panchina per far rifiatare Chandler. Non poteva affidarsi a uomo migliore.

3) BROOKLYN NETS: Il primo novembre è data che i tifosi dei Nets si sono segnati subito dopo la compilazione del calendario NBA. Si tratta del primo incontro (di 4) con i New York Knicks, nuovi rivali cittadini. Deron Williams sarà il faro di questa franchigia così rimodellata nel corso dell’estate, e non potrebbe essere altrimenti visto il nuovo contratto firmato a giugno, dopo essere stato ad un passo dal firmare con la squadra della propria città, Dallas. A far cambiare idea all’ex Jazz è stata la firma di Joe Johnson da Atlanta per la modica cifra di 89 milioni in 4 anni. Il resto del quintetto titolare è decisamente interessante, con Gerald Wallace (40 milioni per 4 anni), Brook Lopez (61 in 4) e Kris Humphries. Anche la panchina è stata notevolmente migliorata, grazie agli arrivi di C.J Watson, cambio di Rose a Chicago, Andray Blatch, ala grande talentuosa ma indisciplinata amnistiata da Washington, Reggie Evans, giocatore duro e con il fiuto per i rimbalzi (offensivamente nullo, ma non si può avere tutto) e, ultimo ma non meno importante, MarShon Brooks, che ha mostrato cose decisamente interessanti nella sua annata da rookie. Finalmente, dopo anni di attesa, i Nets sono pronti a riscrivere la storia del basket a New York.

4) PHILADELPHIA 76ERS: Dopo svariati anni di tira-e-molla, Phila e Andre Iguodala si sono separati, nella trade che ha coinvolto Dwight Howard. Al posto dell’attuale Nugget è arrivato il secondo miglior centro della NBA, Andrew Bynum, ma, paradossalmente, è proprio il reparto lunghi a destare maggior preoccupazione, vista la scarsità di alternative nel ruolo. Oltre l’ex Lakers, i 76ers hanno Spencer Hawes più una serie di giocatori inadeguati al ruolo, o perché limitati dall’età, o perché decisamente poveri di talento per competere. Per questo, la squadra avrà bisogno mai come ora che la salute assista il suo nuovo acquisto Bynum. Il reparto guardie, invece, è fin troppo attrezzato. Ora che Iguodala non c’è più, grande spazio per Evan Turner; la seconda scelta al draft del 2010 si è riscattata dopo una pessima prima annata, e i Sixers vogliono lasciargli lo spazio necessario per migliorare ancora (non dimentichiamoci che è una seconda scelta assoluta, e ci si aspetta più dei 9.4 punti messi a referto lo scorso anno). É arrivato anche Nick Young dai Clippers, un giocatore estremamente talentuoso con punti nelle mani che si potrà alternare nel ruolo di guardia con Turner o potrà uscire dalla panchina come sesto uomo di (extra) lusso. A far girare la squadra, infine, Jrue Holiday, ora titolare indiscusso senza la presenza di Lou Williams, spedito ad Atlanta. Grandi miglioramenti in vista per il giovane ex UCLA.

5) TORONTO RAPTORS: Il livello di competitività della division è aumentato, i Raptors non sono rimasti certamente a guardare le altre squadre che si rinforzavano ma ancora non basta, probabilmente, per staccarsi dal fondo della Atlantic. Un nuovo arrivo che desta grande curiosità è sicuramente Jonas Valanciunas, centro lituano di 2 metri e 10 scelto nel 2011 ma lasciato, lo scorso anno, a maturare in patria, al Lietuvos Rytas. Se riuscirà ad imporsi, e non vediamo perché non dovrebbe viste le alternative, il giovane baltico potrebbe permettere a Bargnani di spostarsi in ala grande, dove è risaputo il romano preferisca giocare, consentendogli di sfruttare appieno le proprie caratteristiche perimetrali e di lasciare ad altri il lavoro sporco sotto canestro, dove proprio l’ex Treviso non brilla per cattiveria e agonismo. Abbondanza di talento nel reparto guardie, con tre giocatori per un posto: DeMar Derozan, Landry Fields (dai Knicks) e Terrence Ross (dal draft). Definiti “intercambiabili” da coach Dwayne Casey, Derozan e Ross sono entrambi molto atletici, Ross forse più concreto, capaci di attirare gente al palazzo non solo per vedere schiacciate, ma anche la parvenza di qualche vittoria in più.

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