Inter-Siena: le pagelle dei nerazzurri

MILANO – È un pianto greco oramai a “San Siro”. E se, appunto, Atene (il Milan) piange, certo Sparta (l’Inter) non ride. Contro l’organizzatissimo Siena di Serse Cosmi arriva la seconda sconfitta  stagionale casalinga su due uscite, ancora con due gol di scarto e con un secondo tempo insulso che ha vanificato ciò che di buono si era visto nella prima frazione. Dopo la doccia fredda di Vergassola i nerazzurri non si sono più trovati e il caos di punte e mezze punte finale ha portato solo al raddoppio di Valiani nell’extra-time. Al di là di semplificazioni giornalistiche su ‘maledizioni casalinghe’ e ‘atteggiamenti da provinciale fuori casa’, è chiaro che il progetto di Stramaccioni ha bisogno di una sterzata. O, forse, già di un reset.

HANDANOVIC 5,5 – Un’uscita a farfalle nella prima frazione, alza il guantone e risponde ‘presente!’ su un’inzuccata di Calaiò nel finale. Nel mezzo, il gol di Vergassola che mestamente vede insaccarsi sul palo lontano (certo, magari un passettino a destra) e poi la rete di Valiani. Che ingrati questi milanesi: a Udine lo proteggevano da certe imboscate…

NAGATOMO 6 – Dei cursori di fascia, il migliore. Alvaro Pereira è più appariscente, più arraffone ma è il giapponese a farsi preferire, anche con un paio di ottime diagonali. Peccato però che nelle due istantanee dei gol senesi compaia anche lui: sullo sfondo e un po’ sgranato, ma c’è.

JUAN JESUS 5,5 – Senza l’incertezza sul primo gol dei toscani e l’arrendevolezza nel lasciare che, nel recupero, Valiani finisse di svaligiare la cassaforte, sarebbe stato l’ennesimo grande match di questo centrale brasiliano che tutti (operatori di mercato e la stessa dirigenza interista) avevano dimenticato quest’estate. Forza fisica, buona tecnica e freddezza: le amnesie, invece, sono ancora quelle di un ’91.

RANOCCHIA 6 – Concorso di colpa nel doppio patatrac che vale il 2-0 per i bianconeri. Ma rispetto al collega di reparto stavolta è più pulito, gioca meglio il pallone in impostazione e sfrutta (toh, su imbeccata proprio del brasiliano) il gol con una buona girata di testa.

A. PEREIRA 5 – Nella sua breve esperienza nerazzurra ha già macinato più chilometri di tutti ma l’impatto dell’uruguaiano nell’economia del gioco di Stramaccioni è ancora bassa. Lui, da parte sua, ci mette a volte una certa imprecisione e il lasciare scoperto l’out di competenza, con l’Inter che presta il fianco (sinistro) laddove la squadra di Cosmi colpirà due volte. E se avesse ragione il tecnico interista, che all’esordio l’aveva schierato cursore nella mediana a tre?

CAMBIASSO 5,5 – Nel primo tempo e gran parte della ripresa, prima del solito psico-dramma a tinte nerazzurre, si rivede il vecchio ‘Cuchu’, oggi posizionato da Stramaccioni quasi a ridosso delle punte, come soleva fare ai tempi del River: come incursore può far male e infatti a ogni pallone che fiuta, si butta nello spazio, rendendosi più pericoloso di un Milito qualunque. Peccato che, alla lunga, la sua latitanza a centrocampo condannerà Gargano all’anonimato e quando l’argentino va in riserva, per le scatenate mandrie di Cosmi si aprano praterie sconfinate per pascolare.

GARGANO 5 – Doveva essere la dinamo di questa squadra o, all’evenienza, il gruppo elettrogeno di scorta per far rifiatare i titolari (si veda oggi Zanetti): all’atto pratico, non si vede mai e ha la sfortuna di giostrare in un reparto dove il professore di ruolo va a cercar fortuna ai limiti delle linee nemiche e un partner colombiano in giornata storta (dal 35’ s.t COUTINHO s.v. – Il Pinocchio nerazzurro prova almeno due volte a bucare Pegolo, con scarsi esiti. Ma visto il moscio andazzo generale lì davanti, Cassano escluso, entrare prima male non avrebbe fatto).

GUARIN 5 – Dopo un’estate a colpi di clacson e sorpassi con la mano fuori dal finestrino, la fuoriserie colombiana incappa in un settembre grigio che ridimensiona un po’ le aspettative che si erano create attorno a lui. Indispettisce perché, pur avendo mezzi tecnici superiori, una confidenza con l’area avversaria e una grinta sconosciuta a molti compagni, non li sfrutti a dovere. Se Stramaccioni gli dà il benservito già a inizio ripresa, un motivo ci sarà (dal 10’ s.t. R. ALVAREZ 5,5 – Di stima. Come a Torino, entra in medias res e, con Cassano prova ad allargare le maglie senesi ai lati. Il tocco di palla, il Ricky-taka e il senso tattico sono sempre deliziosi; meno il giocare praticamente con una gamba sola -la sinistra- e il nascondersi in un angolo quando le cose cominciano ad andare male. Lui ci mette del suo, ma basta equivoci tattici attorno all’argentino: è una mezzala!).

SNEIJDER 5,5 – Persa, quasi, oramai la confidenza col gol, l’olandese prova a sopperire con un gran mulinare di gambe e cercare la mattonella giusta per la giocata: l’impegno, a onor del vero, c’è e pure la stizza con cui risponde ai fischi di frange dello stadio è un buon segno. Ma il guizzo vincente pare smarrito e, con quello, pure la serenità di dirigere la barca non solo quando si vince e si maramaldeggia, ma pure quando si deve rimettere la barca in linea di galleggiamento.

CASSANO 6 – Il migliore tra i suoi, ma ad autonomia ridotta. Nel primo tempo un paio di finte e assist fanno spellare le mani all’esigente pubblico del “Meazza”. Poi, ça va sans dire, dopo l’ora di gioco comincia ad eclissarsi e tanta mole di lavoro, sporco e non, risulta vana. Esce sulle gambe: se la squadra lo assecondasse nei momenti di maggior vena, i match sarebbero un luna park con giri finali di giostra ad amministrare il risultato (dal 40’ s.t. LIVAJA s.v. – Il gol contro il Rubin Kazan non inganni. Questa punta volenterosa e dai notevoli mezzi fisici non vale (ancora) il buon Samuele Longo, andato in esilio all’Espanyol. Con un minutaggio quasi da fame, poi, non gli si può chiedere di essere poco più di una comparsa).

D. MILITO 5,5 – Come a Torino, ha una sola, vera palla pulita, a inizio ripresa, ma il suo colpo di testa da due passi, finisce di poco a lato. Stop. Per il resto, prova a dialogare invano coi due scudieri ai sui lati, viene più volte pescato in offside e dà la sensazione che, pur ancora letale, abbia bisogno oramai di palloni ‘puliti’ per lasciare il segno. L’anarchia finale di punte e mezze punte ne mette in risalto, però, un aspetto sempre trascurato: la sua bravura a giocar di sponda per gli altri e come uomo-assist.

All. STRAMACCIONI 4,5 – Non è colpa sua se, nel momento migliore, non arriva il golletto che cambierebbe le sorti al pomeriggio. Però, dopo aver lasciato fuori Zanetti e visto che i suoi epigoni in mezzo (Guarin e Gargano) hanno minore presenza scenica di lui, avrebbe potuto (prima del gol di Vergassola) correre ai ripari, senza dover imbottire la squadra di uomini d’attacco (poi) per cercare una confusa rimonta. Stavolta la mossa-Alvarez non gli riesce e, tralasciando ‘sindromi casalinghe’ varie (anche fuori casa la qualità del gioco non è certo eccelsa), deve chiedersi se non sia il momento di cambiare totalmente assetto. Anche a costo di tagli dolorosi. Ne va della sua panchina.

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