Corinthians Mondiale: quando risorgere è possibile

YOKOHAMA – E pensare che nel dicembre del 2007 il Corinthians era soltanto un cadavere martoriato dalle ferite della decomposizione, appena sprofondato nell’onta della prima retrocessione della propria storia nella Serie B brasiliana, dopo un triste 1-1 contro il Gremio, che condannò la blasonata squadra di San Paolo alla discesa negli inferi. Ma sono le cadute più rovinose a darti la forza per rialzarti, risorgere e tornare a brillare come prima, anzi, più di prima.

LA PRIMA LIBERTADORES – Già, più di prima perchè, oltre a non essere mai retrocessa nella serie cadetta, il Corinthians non aveva nemmeno mai eccelso dal punto di vista dei risultati, con appena cinque campionati brasiliani in bacheca e nessun trofeo internazionale, eccetto una Coppa del Mondo per club, un surrogato di quella che sarebbe poi diventato il Mondiale attuale, che si giocò addirittura in contemporanea all’Intercontinentale, creando faide sanguinose tra le varie organizzazioni. Quest’anno invece è arrivata la svolta, appena cinque anni dopo la tragica retrocessione, con le vittorie prima in campionato (2011) e poi la prima, storica, indimenticabile finale di Libertadores, mai raggiunta prima, ed addirittura poi vinta, grazie all’1-1 alla Bombonera contro il Boca Juniors ed al 2-0 nel ritorno in Brasile, con doppietta di Emerson.

RITORNO IN SUDAMERICA – Da quella finale vinta dall’Internacional di Porto Alegre sul Barcelona, nel 2006, non si era più vista una vittoria sudamericana nelle magiche notti di dicembre, quando i titani di tutti i continenti si scontrano per decidere chi dovrebbe reggere le sorti del mondo calcistico per tutto l’anno seguente. Abbiamo visto la vendetta del Milan sul Boca, l’ultimo cinico United, l’arrembante Inter, orfana di Mourinho e figlia di un Benitez mai troppo amato, per non parlare di un Barcellona che nel 2011 ha bissato il successo del 2009, imbrigliando un Santos iper offensivo con ben sette centrocampisti e nessuna punta, ma vincendo la finale 4-0, dimostrando che tatticamente valgono di più sovrapposizioni ed inserimenti dal fondo di quattro punte di ruolo fisse in avanti.

GUERRERO, LA RIVINCITA – Guerrero, attaccante, promessa stella del calcio mondiale, nella sua carriera, vissuta più come un romanzo di formazione manzoniano, si è spesso messo a repentaglio da solo, con la complicità di una sfortuna canaglia che lo ha perseguitato da sempre, fino a poche ore fa. Tutto sembrava essere scritto quando, nel 2001, venne acquistato dal Bayern Monaco, con cui fece tutta la trafila dalla primavera alla prima squadra, passando anche per il Bayern II, nella serie cadetta tedesca. Poi il passaggio all’Amburgo, e qualcosa si ruppe: infortuni, scenate isteriche da zitella di provincia, con bottigliette lanciate in faccia ai propri tifosi e fallacci volontari e da codice penale sugli avversari, per non parlare di multe, innumerevoli giornate di squalifica ed un popolo, quello calcistico, che faticava ancora a credergli: la classica parabola discendente del campione dannato. Ma ecco ora, perentoria, come una falce sul passato è calata la ghigliottina della giustizia, a ridare a Guerrero ciò che la sfortuna ed un carattere burbero gli avevano tolto.

1 Comment

  • Bell’articolo 😉 Guerrero non a caso è chiamato ‘il Barbaro’ e in effetti è una testa calda che non credo avrà altre occasioni in Europa e forse anche lui lo sa. La retrocessione del Timao è stata ripagata ampiamente con due vittorie storiche (che non aveva raggiunto nemmeno ai tempi di Tevez o Ronaldo)…chissà che non capiti lo stesso anche al Palmeiras, altra nobile decaduta.

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