20 anni di emozioni: la festa di Totti, Er Più

Tre minuti, solo tre minuti per“…un esordio storico. Parafrasando una nota canzone, così breve fu l’esordio nel calcio professionistico della stella italiana più brillante del dopoguerra. Era il 28 marzo del 1993. Venti anni fa. Francesco Totti metteva per la prima volta piede in Serie A, subentrando a Ruggero Rizzitelli al minuto 87 della partita Brescia-Roma. Da quel giorno non ha più smesso di illuminare il calcio, non ha più lasciato la Roma.

IERI, OGGI, DOMANI – “Dimmi quando, quando, quando…“. Quando? Una domenica come un’altra di tanto tempo fa. Tantissimo. Forse gli anni non bastano per far capire la distanza, i brividi vengono calcolando i giorni: 7305 tra il suo esordio e oggi (mentre ne erano passati “solo” 6026 tra la sua nascita e quella data speciale). Ecco, la tempistica è una questione pratica, quasi semplice. Ma il giorno è lontano nella mente e nei cuori. Ponetevi una domanda diversa: dove eravate? In realtà pochi, pochissimi possono dirlo con certezza. Tutti i romanisti però, non c’è dubbio, sapranno pescare nella memoria con chi erano e dove quando il buon Francesco realizzò la prima rete contro il Parma nella vittoria scudetto del 17 giugno 2001. E ancor più gente (non solo i tifosi giallorossi) ricorderanno senza troppa fatica il 26 giugno del 2006 e quel rigore calciato di potenza da un giocatore appena tornato da un infortunio che stava subendo le ingiuste critiche delle tifoserie avverse. Tutti però, prontamente, si unirono sotto i colori azzurri dopo quel destro potente che portava avanti i sogni italici.

LONGEVITA’ –Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia“. Continua il viaggio in musica per celebrare il fenomeno Totti. Quelle tre doti non gli sono mai mancate, anzi, lo definiscono al meglio. Un quarto aggettivo, però, è fondamentale: longevo. Sì, perché oltre a lui quel giorno in campo scesero altri 25 calciatori, e tutti oggi, ovviamente, si sono ritirati. Facile, direte voi, Francesco aveva solo 16 anni e mezzo. Ma quanti hanno esordito così giovani? E, soprattutto, quanti hanno continuato ad alti livelli così a lungo? Pochi, pochissimi. Totti è al nono posto nella classifica delle presenze in Serie A (527, ma a breve supererà Albertosi che ne ha 5 in più). Ma, soprattutto, al secondo posto (insieme a Piola, ancora Albertosi, Rivera e Ferrara) per numero di stagioni nella massima serie: 21, meglio di lui solo il leggendario Paolo Maldini a 25.

RICORDI –Tu chiamale, se vuoi, emozioni…“. Ecco, era inevitabile. Vengono i brividi a ritornare indietro con il pensiero a quegli anni. Per chi è romanista e ha superato la maggiore età da un pezzo (ma anche per chi tifa altre squadre riuscendo a scindere tifo e amore per il calcio), Francesco Totti non è solo un calciatore. Totti è il simbolo del pallone degli ultimi anni, forse il miglior artista pedatorio della storia d’Italia. Sarebbe noioso star qui a elencare record palesi e arcinoti. Ma, per chi scrive, Totti è qualcosa di più. Er Più. Rappresenta l’emozione della giocata improvvisa, della sorpresa sull’erba verde del campo di pallone. Una spinta emozionale, quel “se non gioca Totti, dai, che partita è…”. Ma, più di tutto, ti riporta in mente quel regalo, quella maglia rossa che tua nonna ti mise in mano a soli 10 anni, dicendoti “guarda, io ho chiesto a quello che le vendeva, non so se mi hanno fregato”. No, nonna, non ti hanno fregato. La maglia ce l’ho ancora. E dietro ha cinque lettere: TOTTI.

1 Comment

  • ciao Giorgio!
    Molto bello l’editoriale, inclusa l’emozione di leggere l’aneddoto sul regalo della maglia!

    Anche la mia prima maglia fu quella di Totti.
    Ricordo poi a sei anni in vacanza, mio cugino propose uno scambio:
    “Mi dai quella di Totti? Io ti do quella di Balbo!”.
    All’epoca Totti: una manciata di gol, reduce dall’annata peggiore (sotto Carlos Bianchi). Sarebbe maturato l’anno dopo.
    Balbo era il bomber giallorosso, un signor attaccante.

    Rifiutai d’istinto, nonostante l’età ingenua e le pressioni dei parenti (“Ma come! Guarda che vale più quella di Balbo!”).
    Era un predestinato, ma chi l’avrebbe detto?
    Da bambini sappiamo già tutto, l’essenziale non ci sfugge.

    adios!

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