Spezia, se Serie B significa solo sofferenza

Dopo l’ultima partecipazione dello Spezia ad un campionato di serie B, nel primo dopoguerra (stagione 50/51), la storia della squadra bianca nel calcio moderno è stata caratterizzata da un saliscendi tra le serie minori, prevalentemente (la vecchia) serie C, con qualche sporadica caduta nelle serie inferiori. Per usare una frase molto di moda in questi anni, si può considerare che la serie C faccia parte del DNA della squadra aquilotta: qui ha vissuto molti anni da protagonista e qualche tremenda delusione, ha giocato tante sfide importanti, soprattutto gli attesissimi derby con le squadre toscane (Pisa, Massese, Carrarese, Lucchese, Livorno, ecc.) o altre partite sentite come quelle con Reggiana, Alessandria, Como, Vicenza per dirne alcune. Nel nuovo millennio qualcosa è cambiato, si è aggiustata un po’ la mira e in ben 3 occasioni il nome dello Spezia è comparso nella classifica dei cadetti.

PRIMI PROFUMI – Lo Spezia comincia a sentire profumo di B negli anni che vanno dal 1999 al 2002. La coppia Trevisan-Zanoli rileva la società in C2, mette sulla panchina Mandorlini e crea una formazione perfetta per la categoria: 0 sconfitte, promozione diretta con 15 punti sulla seconda e la soddisfazione dell’amichevole al Picco con il Milan di Zaccheroni, sconfitto 4-1. Le due stagioni successive sembrano destinate a regalare la serie B al pubblico di La Spezia, ma in entrambe i casi il sogno si infrange ai play-off, nella seconda stagione ad opera della Triestina che aveva terminato la stagione regolare addirittura con 17 punti in meno dello Spezia.

STAGIONE 2006/07 – La delusione cocente e l’abbandono della panchina da parte del tecnico ex-interista, fanno tornare lo Spezia “nell’anonimato”, fino alla stagione 2005/06 in cui Zanoli passa il testimone a Ruggeri. Soda in panchina e una squadra ben attrezzata per la categoria sono i punti forti della stagione. È l’anno del Genoa in serie C “per colpa” della valigetta di Venezia, e il posto per il passaggio diretto sembra prenotato dai rossoblu, nonostante la partenza ad handicap di 3 punti. Eppure, grazie ad una stagione perfetta, ad andare in B diretta è proprio lo Spezia (con 7 punti di distacco dal Genoa). Quindi il 2006 vede per la prima volta dopo 55 anni il ritorno delle Aquile in B. È l’anno successivo al terremoto Calciopoli: questo significa Juve in B, ma anche Napoli (risalito dopo il fallimento di qualche anno prima) e Genoa (promosso ai play-off). Ma significa anche un’attenzione mediatica senza precedenti. I tre posti per il passaggio in A sembrano assegnati, ma sono anche gli anni in cui il doppio salto dalla C alla A non è più così impossibile. Lo Spezia si attrezza per ben figurare e magari strappare un posticino play-off. Si toglie delle soddisfazioni enormi, come la vittoria a Marassi, ma soprattutto il pareggio imposto al Picco alla Juve (salvata da Nedved nei minuti finali) e la vittoria a Torino (benché i bianconeri fossero già promossi). Ma la stagione è tutt’altro che tranquilla e pian piano lo Spezia scivola sempre più in basso in classifica. Solo all’ultima giornata agguanta i play-out grazie alla sofferta vittoria a Torino, e solo grazie a due tirati confronti col Verona riesce restare attaccata con i denti alla B.

STAGIONE 2007/08 – Archiviato l’anno precedente come necessario a fare esperienza e conoscere la categoria, lo Spezia si presenta con meno proclami, ma ben motivato: le “tre grandi” sono salite, si vuol puntare ad un campionato di tranquillità, senza disdegnare di qualche bella sorpresa. Questo è quello che pensano i tifosi, ma non sarà così. Si comincia subito con un punto di penalizzazione per ritardi nella presentazioni di documenti. Poi i risultati tardano a venire: tante sconfitte, gioco poco convincente, classifica che latita. Ma ben presto le attenzioni cominciano a spostarsi dal campo di calcio ai banchi di società e Lega. Cominciano a serpeggiare dubbi sulla situazione economica, che pian piano si palesa decisamente grave. Chi aspettava il mercato di gennaio per mettere a posto la squadra, vede invece partire buona parte dei migliori per fare cassa. A gennaio il presidente Ruggeri praticamente sparisce. Tra febbraio e marzo spunta la grana degli ingaggi non pagati ai giocatori che si va a sommare alla montagna di debiti che si va accumulando. Si rischia già il fallimento. A questo punto la città fa qualcosa di incredibile: su iniziativa popolare si crea la società “Lo Spezia siamo noi” che raccogliendo le donazioni spontanee di tifosi, sportivi vicini alla squadra, commercianti, piccoli imprenditori, cerca di salvare lo Spezia. Nel frattempo i risultati del campo passano in assoluto secondo piano, anche perché comunque, anche se i giocatori si dimostrano professionisti fino in fondo, i limiti sono evidenti e presto arriva la retrocessione. I tifosi arrivano a rilevare il 70% della società, caso più unico che raro, salvano il salvabile, ma non possono nulla contro la morsa schiacciante dei debiti, e, non riuscendo a trovare nessuno che rilevi la società, vedono vanificarsi i loro sforzi con il fallimento dello Spezia e la retrocessione in D.

STAGIONE 2012/13: Ad agosto del 2008 alla guida della società arriva Volpi, patron della fortissima Pro Recco di pallanuoto. Tra promozioni e ripescaggi lo Spezia risale la china, fino alla stagione scorsa quando un subentrato mister Serena raggiunge una travagliata, e, alla fine, quasi inaspettata promozione in B. Sontuosa campagna acquisti estiva: smobilitata la rosa dell’anno prima a parte due elementi (Lollo o Madonna), arrivano sul Golfo nomi importanti, tra giovani promettenti e giocatori affermati che hanno calcato anche i palcoscenici della serie A, per quello che si vorrebbe come un mix di esperienza e carica agonistica. La stampa di categoria arriva a spendere parole importanti per le Aquile, addirittura si parla di una delle candidate più forti alla promozione, perfino diretta. La città gongola e la tifoseria sogna in grande. Le prima tre partite sembrano avvalorare le attese: 7 punti, di cui 1 in 10 uomini a Verona e qualche giornata dopo l’exploit di Livorno. Il resto poi è storia nota: difficoltà crescenti, il tira e molla con Serena fino all’esonero di gennaio, il gioco brutto, i tre allenatori cambiati, gli errori di mercato,  il 6-0 in casa, la zona play-out fino allo spettro della retrocessione diretta come “traguardo” di una lenta agonia a cui nessuno sembra riuscire a trovare un rimedio.

LE COSTANTI – Quindi le esperienze in B sembrano legate dalla costante della sofferenza, dei sogni infranti, delle promesse non mantenute. L’unica altra costante seria della storia è sempre stato il pubblico del Picco. Lo Spezia è una squadra legata indissolubilmente alla propria città: il calore e l’attaccamento ai propri colori dei tifosi fanno invidia a molte realtà anche di categorie superiori e da sempre (a parte forse questa stagione) il Picco ha rappresentato l’arma in più per la squadra. Nel 2006/07 quando la Juve affrontò il suo campionato di B, in molti stadi trovò condizioni “climatiche” del tutto favorevoli, grazie al fatto che tanti tifosi, per l’eccezionalità dell’evento, “tradivano” i colori della propria città per sostenere la Signora. A Spezia invece trovò, a differenza di quello che stampa e tv si aspettavano (la grande Juve che fa visita alla squadra di provincia, per una sfida che chissà se si vedrà mai più…), uno stadio coeso nel tifare per la propria squadra, un “muro umano” che le tifò contro per 90 minuti e quasi portò le Aquile alla vittoria. Nel 2007/08 la succitata raccolta fondi per comprarsi la società e cercare di salvarla, a discapito di quello che diceva il campo e di una dirigenza che non esisteva più. Oggi nonostante le delusioni a catena che hanno reso il Picco terreno di conquista per chiunque, la curva è sempre piena, gli Ultras cantano fino alla fine e solo a termine gara chiedono conto alla squadra del risultato. E l’apporto in trasferta non manca mai: dopo il 6-0 col Novara, non pochi tifosi si sono sobbarcati il peso della lunghissima trasferta di Reggio Calabria. Dipendesse solo da questo, probabilmente, nel famoso DNA ci sarebbe anche un po’ di serie A.

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