Eurolandia: viaggio antropo-calcistico nel calcio che un po’ conta e un po’ no

3 VS 3, MA NE RESTERA’ SOLTANTO UNA – Champions League e Coppa Uefa (scusate, io proprio col nome nuovo non ce la faccio a chiamarla) ci hanno delineato una sfida insolita tra le due competizioni, impersonata da due nazioni entrambe con una storia calcistica più che solida. Dire Champions League quest’anno significa parlare del dominio della Spagna che, oltre alle solite Barcellona e Real Madrid, è arrivata ai quarti anche con il Malaga, matricola che gode del più alto rispetto. In quella che fu la Coppa delle Fiere invece di spagnole non ce ne sono, soltanto un brillante Benfica prova a tenere alto l’orgoglio latino, quell’orgoglio che un tempo (ma si parla di secoli or sono) permetteva di dominare il mondo: lì a dominare è il pragmatismo inglese, con Chelsea, Tottenham e Newcastle pronte ad immolarsi per la corona.

SPAGNA-GERMANIA? – Dimentichi per un attimo dell’Europa di seconda fascia, se ci addentriamo nei meandri più reconditi della Champions scoviamo una sfida nella sfida, cioè quella tra Spagna e Germania. Avventato prevedere il futuro? Allora limitiamoci alle congetture ed arbitrariamente facciamo fuori il Psg: non ce ne voglia Ancelotti, ma il Barcellona in casa è imbattibile, se ha ribaltato uno 0-2, figuriamoci con un pareggio fuoricasa alle spalle! Facciamo poi che il Galatasaray non riesca (verosimilmente) a ribaltare l’impietoso passivo dell’andata, in semifinale passerebbe anche il Real Madrid. La terza spagnola? Per quanto in forma ed orchestrata dal più che esperto Pellegrini, il Malaga potrebbe tranquillamente, e con orgoglio, perire in quel di Dortmund, dove il commissario Klopp è già avanti nelle indagini per scoprire la pista giusta delle semifinali. Il Bayern Monaco? Forse l’unica incertezza, forse perchè siamo italiani, forse perchè Conte ha sempre una carica esplosiva, o forse no. Chi vivrà vedrà, ma ipotizzare un doppio incrocio Spagna-Germania, oppure una finale tra due squadre di queste nazioni, sicuramente non è pura utopia.

LONDON CALLING – Lo cantavano i Clash, lo ripetono i giornali, tutti con un unico obiettivo: Wembley. Peccato che la finale di Coppa Uefa si giochi all’Amsterdam Arena, dove, perchè no, si potrebbero incontrare Chelsea e Tottenham, due squadre di Londra, appunto. Rimaniamo però col beneficio del dubbio, perchè il Basilea ha dilapidato un doppio vantaggio a White Hart Lane e, sebbene squadra rivelazione alla pari di Malaga e Borussia in Champions, dovrà mantenere i nervi non saldi, di più, per gestire i 90 minuti del ritorno. La Londra campionessa d’Europa in carica invece si gode il 3-1 sul Kazan: esatto, proprio quel Rubin folle omicida, cinico nell’eliminare la più papabile Atletico Madrid che, come da un vero conclave, è entrata agli ottavi Papa ed è uscita cardinale.

LA SOLITUDINE DEI SOLITARI – Se ne stavano lì, nel loro brodo, pronti a scagliare il dardo: Benfica e Fenerbahce hanno così messo in chiaro la loro candidatura al soglio pontificio, senza discussioni prolisse, senza conferenze stampa auliche e senza propaganda. Sono scese in campo, hanno escluso dai giochi l’avversario e se ne sono tornate a casa. Come bere un’aspirina.

P.s. L’aspirina che forse ora serve ai tifosi di Lazio e Newcastle per farsi passare il mal di testa, ma quella la forniremo la prossima settimana in omaggio in caso di eliminazione, dopo i turni di ritorno. 

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