(P)Randellate: il cammino azzurro verso Brasile 2014 (#6)

Italia-Giappone 4-3, o di come l’armata brancaleonesca di Prandelli riesce con gran pena a divincolarsi dalle possenti grinfie del terribile mostro nipponico e a castigarlo fortunosamente dopo una serie infinita di rocambolesche disavventure.

A tutti i detrattori di questa nazionale operaia e culona ricordiamo con piacere quanto accadde a Usa ’94, in Germania nel 2006, l’anno scorso agli Europei in Polonia e Ucraina: non importa se manca il gioco, non importa se mancano i fuoriclasse, non importa se in campo vengono messi i più spompati a discapito di quelli davvero in forma (rimangono misteri le assenze di El Shaarawy, Diamanti, Pirlo*): tutto quello su cui l’Italia può e deve contare è una sana dose di buona sorte, dote nella quale possiamo ben sostenere di rimanere in scia della Spagna.

La gara si mette subito male per gli Azzurri: l’inossidabile corazzata del sol levante mostra il suo strapotere per quasi tutto il primo tempo, approfittando peraltro di un arbitraggio in stile Byron Moreno** che fischia in maniera imprevedibile e concede rigori completamente a cazzo. Nella prima frazione di gioco i beneficiari sono proprio gli asiatici, a cui viene regalato un penalty per una scivolata di Buffon in anticipo di un metro e mezzo sull’attaccante avversario, che – poveraccio, dobbiamo cercare di capirlo: è giapponese – tenta la farsa rotolandosi sul n°1 italiano e convincendo sufficientemente il direttore di gara: è rigore ed è 1 a 0. Il raddoppio arriva poco dopo con la complicità di una dormita di Chiellini, peraltro spintonato malamente da Montolivo: palla allo scurrile Kagawa, sassata imparabile nell’angolino e meritato 2 a 0. Nel frattempo Prandelli si accorge di una delle tante cazzate fatte e caccia via ignominiosamente dal campo (ma purtroppo non dal mondo del calcio) Aquilani, inserendo Giovinco (ma anche un giocatore adulto andava bene lo stesso).

L’Italia tira fuori le palle: e a volte anche dentro, ribaltando il risultato nel giro degli ultimi minuti del primo tempo e dei primi del secondo; una volta giunti sul 3 a 2, con tanto di rigore inesistente accordato anche ai nostri, ecco che il motore si spegne di nuovo e i nipponici riprendono in mano la gara. A questo punto, l’inverosimile: prima i giappi che segnano di testa, evidentemente sentendosi persone normali come noi, poi noi che – a una manciata di minuti dalla fine – sigliamo il gol-vittoria con un nano, evidentemente sentendoci un po’ giapponesi. Con questo scambio di cortesie il match si chiude (e speriamo così sia anche per la carriera calcistica di Aquilani, ma pure a Maggio andrebbe impedito di avvicinarsi a qualsiasi campo da calcio per il resto dei suoi giorni, pensandoci bene); ora due giorni di riposo e sabato ci attende un’allegra carneficina. Il pareggio non basterà per evitare la Spagna in semifinale: la nostra unica speranza per vincere la prossima partita è che il Brasile si ritiri dalla competizione. Impossibile? Incredibile? Dopo quello che si è visto in campo ieri sera, possiamo credere davvero a tutto.

*Come dite? Pirlo c’era? Ah! Ah! Ah! Ma vallà…!

**Chi è Byron Moreno? Un trafficante di eroina improvvisatosi arbitro, pagato miliardi da un laido mafioso per sbattere fuori l’Italia dai Mondiali del 2002.

2 Comments

  • ZACCHERONI VOTO 10 – Ha reso il suo Giappone più bello del Barcellona dei tempi d’oro di Guardiola. Corsa, velocità, possesso palla e tante occasioni. Uno spettacolo che rasenta il sublime. Coi nipponici ha vinto subito la Coppa d’Asia, la sua nazionale è stata la prima a qualificarsi per il Mondiale. E farò strada, tanta. Un vero maestro il Zac, denigrato ingiustamente da Berlusconi e Moratti. In Italia avrebbe meritato di guidare squadre importanti per molti anni, oltre ad avere anche la panchina degli Azzurri. Ma si sta riprendendo le sue rivincite e tornerà più avanti in Italia per contribuire alla rinascita del nostro calcio. Grazie mister!

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