C’era una volta #12: Paolo Bertolucci

BRACCIO D’ORO – Un nome ed un soprannome che, probabilmente, ai meno esperti di tennis non diranno nulla ma, a chi mastica un po’ di sport a tutto tondo, evocheranno eleganza, potenza, sinuosità dei movimenti e tante, infinite vittorie. Ma il destino è beffardo e così capita anche che puoi essere un fenomeno, ma nasci nello stesso momento di uno che sale su un gradino più alto di te nella storia, e quindi quaranta anni dopo tutti si ricordano solo di lui.

DOPPIO DA FAVOLA – Quel lui era Adriano Panatta, un nome che sì, questo lo conoscono tutti, ma oggi non ci interessa. Oggi noi parliamo di Braccio d’Oro Paolo Bertolucci, il prode compagno, in campo e fuori, di Panatta, con cui ha condiviso tutto sia nella vita quotidiana, mondanità comprese, sia le vittorie sotto rete, tra cui una Coppa Davis, l’unica per l’Italia, insieme anche a Barazzutti e Zugarelli (i quattro moschettieri). Insieme parevano imbattibili, soprattutto quando giocavano con la casacca azzurra della nazionale, con cui non solo portarono a casa lo storico titolo nel 1976, ma centrarono altre tre finali nei quattro anni successivi: il bel tennis di una volta…

MAGO NEL ROVESCIO – Già dette le sue qualità eccezionali nel doppio, raggiunse comunque la posizione n.12 nel circuito Atp come singolarista, pur senza mai eccellere nei tornei dello Slam, a cui fa invece da contraltare la vittoria nel Roland Garros di Panatta nel 1976. Egli trionfò invece a Firenze, Barcellona, Amburgo e Berlino.

NELLA STORIA – Tornando al doppio, con cui si distinse sicuramente maggiormente, indimenticabili i match contro McNamara e McNamee in semifinale di Coppa Davis nel 1976 (erano i n.1 del mondo, freschi vincitori di Wimbledon) e la finale del torneo di Montecarlo contro Gerulaitis e McEnroe. In Coppa Davis ha giocato 40 partite, con otto vittorie su dieci in singolare e ventidue su trenta in doppio.

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