I dolori del giovane Walter (I)

[Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Walter, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino di allenatore dell’Inter]

(6 giugno)

Amico carissimo,

la prima cosa che noti all’Inter, la primissima proprio, è che qui tutti son ‘vedovi del portoghese’: ma sempre col cosiddetto deretano degli altri. Oggi, alla presentazione, tutti a girarci attorno, coi paragoni, le mezze allusioni, le paroline-trabocchetto buttate lì tipo ‘reduci’, ‘triplete’, e così via, le sai. Oh, ma nessuno però che lo nominasse direttamente. Aspettano che metti tu il piede sulla mina e poi che salti in aria, come Gasperini e Benitez (a proposito: m’han detto che lo spagnolo già me l’ha tirata dicendo che lui all’Inter sa come si vince, e che al Napoli si può fare di più: tanto gentile e tanto onesto pare quello, don Rafé, però…). In ogni caso, io non son mica stupido: prima che cominciassero coi “Mouzzarri”, quei fotomontaggi che riconciliano con la morte in prima pagina e altre bischerate simili, li ho subito stoppati: meglio antipatico da subito, che qui quando nomini lo Special Lì, prendi la corrente elettrica.

E allora io sai che fo? Mica faccio togliere i quadri di Lui e del Triplete: quelle son cose da dilettanti. Lascio tutte le reliquie e i santini al loro posto e intanto me li cucino per benino io, stampa e giocatori. Tanto poi ricominceranno a rimpiangerlo comunque, quindi facciamocela piacere. E poi “Mouzzarri” è comunque meno indecente di “Stramouccioni”. “Stramouccioni”, ho letto: per carità di dio!

(P.S. Ah, le risate: a un certo punto m’han chiesto anche di Cassano, e della nostra stretta di mano dello scorso inverno e del fatto che l’ho già allenato e che ci siam lasciati bene e di qui e di là. Ho risposto: e tutti che prendevano appunti! Sarà che il mondo Inter è un caso a parte, e io ci credo pure eh, non mi fraintendere, ma a me sembra pure che tutto il mondo è paese: nel dubbio, te digli sempre di “si”).

(8 luglio)

Caro amico,

sono in pantaloncini e sulla t-shirt invece leggo “WM” che fa molto HH ma pure molto ‘Metodo’ di Chapman e comunque son due lettere rovesciate e io non sono scaramantico però una ravanata di balle con una squadra che l’anno scorso è arrivata trentordicesima me la farei. E niente, ti dicevo: tra un po’ comincia il ritiro e mi provavo il materiale tecnico e mi si raccontava che è il primo ritiro senza Javier Zanetti, il capitano, che è infortunato (la prima volta in carriera!): un’istituzione qui. Per farti capire, come se a una puntata notturna di “Sottovoce” non c’è Marzullo perché s’è fatto tardi e s’è addormentato.

Ora, io non so te, ma  questi son segnali da cogliere.

Certo, con gli esterni che mi ritrovo nella rosa, quasi quasi, faccio giocare comunque Javier, pure con le stampelle, che tanto ci guadagno: però vuoi vedere che almeno un aspetto positivo c’è? Mi dicono sempre (come chi? E’ un modo di dire: non me lo dice nessuno però il verbo impersonale ti dà quel tono che lascia perde) che qui c’era il ‘clan dell’Asado’ e che gli argentini comandano. Io non ci credo mica ma, nel dubbio, sfrutto l’occasione e inauguro il ‘club del Cacciucco’, de’. E fisso subito la regola-cardine: “prima regola del clan del Cacciucco è non parlare del clan del Cacciucco”.

(P.S. Io pensavo scherzassero, ma davvero l’anno scorso l’Inter giocava con Jonathan, Schelotto e Silvestre. Bravi ragazzi, per carità: ma quando un giornalista mi ha chiesto pure il motivo del perché non ho portato in ritiro gli ultimi due volevo folgorarlo con un’occhiata da post-partita dei miei su Sky. E niente, qui a Pinzolo tocca partire dall’ABC).

(14 luglio)

Carissimo,

oggi a Pinzolo è arrivato il Presidente, che intanto sta trattando una storica cessione della società, roba che dieci anni fa uno non ci avrebbe creduto… Ti ricordi cosa ti ho detto, nell’ultima mia, a proposito del nostro capitano, Zanetti? Ecco.

Questi son segnali. Qua accade qualcosa: e volente o nolente, nella stagione in cui sono capitato io. Un po’ rimpiango le battute e quell’umorismo un po’ farraginoso ma genuino di De Laurentiis. Ma non è il momento di buttarsi giù. Abbiam già presentato Icardi (bel tipetto, però già vogliono che diventi il nuovo Cavani, ed entro metà ottobre: così) e Belfodil che meno male c’ha il Ramadan, così abbozzo un sorriso e ho la scusa per giustificargli i due rigori sbagliati in amichevole.

Per il resto, il mercato mi soddisfa. Però volevo Isla, e non è arrivato. E Nainggolan arriva magari con la nuova proprietà, anche perchè mi dicono che è mezzo indonesiano e mi sta bene la cosa, basta poi che questo signor Thohir non me ne compra altri dieci di indonesiani: in quel caso toccherà rivedere al ribasso le previsioni per maggio. Però mi comprano forse Wellinton, che non so chi sia e stavolta ho fatto una fatica boia a non inarcare il sopracciglio davanti alle telecamere per giurare che “sarà funzionale al nostro progetto”. Duncan no, invece, che ha fatto faville nella mia Livorno: costerebbe nulla e sarebbe già pronto. E qui ho capito che non ci piace vincere facile. De’.

Ma ti dicevo: è arrivato a sorpresa il signor Moratti in ritiro. Manco ha fatto a tempo a presentarsi al campo che Kovacic s’è fatto male: niente di grave, però quel sant’uomo viene da una stagione tribolata e, a vedere il suo n.10 che già a luglio rischiava di rimanerci, ho capito a distanza di un chilometro che gli stava morendo qualcosa dentro. Poi l’ho rassicurato: era giusto un risentimento muscolare e la stampa al seguito dice che è colpa dei “carichi di lavoro tipici del nuovo allenatore” e io voglio crederci pure. Che persona squisita: però prima o poi dovrò trovare il coraggio di dirgli che, dovesse arrivare pure Leonardo in società a fianco di Ausilio e Branca, non ho capito quale interno devo comporre quando vorrò parlare di mercato.

(P.S. In serata mi han detto che Duncan va in prestito ma che, oltre a Wellinton, seguiamo anche Flamini e Nocerino per il centrocampo: col sole che tramontava dietro le montagne, avrei voluto pure accendermi subito una sigaretta e ripensare, come nella poesia di Prévert, a quanti allenatori son caduti da queste parti, e quanti ancora ne cadranno. Ma leggo sui giornali che ho smesso da tempo di fumare e, da buon “aziendalista” -dicono anche questo, giuro- mi son adeguato e manco ho potuto fumarci su, riguardo a questa cosa di Nocerino.)

(continua)

“Ehi, ‘Schelotto’ a chi?!”

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