Italia-Resto Del Mondo: una Nazionale di Letta e di Governo

Italia-Resto Del Mondo, finale della Coppa della Sopravvivenza. 0-0, si va ai rigori.
 
Comincia a tirare il Resto Del Mondo: gol. I-RDM 0-1.
 
Per l’Italia batte il PD. Letta va sul dischetto. “Ma davvero è così lontana la porta? Non sembrava… Vabbè, a destra escludo di tirare. Non sta bene. Ma in effetti, alla fine… Neanche a sinistra sinistra posso tirare, parrebbe brutto anche quello. Certo che la porta è proprio lontana eh… E se tiro al centro? Non sarà un granché, però…”; in quel momento arriva di prepotenza Renzi da dietro, tira al posto suo e segna. Nella propria porta, però, novanta metri indietro. “Ecco perché sembrava così lontana…”. Ancora 0-1.
 
Secondo rigore degli avversari: palla imprendibile nel sette, 0-2.
 
Per l’Italia batte ora il PDL, ovvero Berlusconi. Il Cavaliere prende la rincorsa gongolando. Si ferma a sorridere con il ghigno dello squalo ai flash delle centomila macchinette, dei duecentomila telefonini, ostenta il nuovo, prodigioso parrucchino ai monitor delle cento telecamere, poi saluta la stampa internazionale facendo le corna. Parte la corsa. Silvio arranca. Il suo tiro è ridicolo: neppure arriva in porta. Siamo ancora 0-2.
 
Terzo rigore per il Resto Del Mondo, che ovviamente insacca senza fatica (del resto il portiere è un quasi nonagenario che tenta di fermare il pallone sgridandolo con motti fortemente persuasivi del calibro di ‘Calma qua… Abbassiamo i toni…’).
I-RDM 0-3.
Il prossimo tiro è quello decisivo, sbagliarlo significherebbe mandare l’Italia in rovina per l’eternità, abusare del destino di un’intera nazione. Tutta la responsabilità del futuro di 60 milioni di italiani è nei piedi di una sola persona.
 
Sul pallone c’è Beppe Grillo.
Rincorsa brevissima, alla Signori. Sputa per terra. Poi in faccia a un paio di compagni di squadra. Il regolamento non sa cosa dire in tale evenienza, difficilmente preventivabile e quindi non contemplata. L’arbitro lascia pertanto correre. Grillo raspa per terra con il piede destro, a mo’ di toro inferocito pronto alla carica. Sbuffa vapore dalle narici. Il portiere avversario dà segni di timore. Potrebbe essere fatta. 
Grillo parte. 
Fa un passo e si china, raccoglie il pallone con le mani, corre verso la porta, salta a piedi uniti sullo sterno del portiere, lo lascia più morto che vivo sul suolo e quindi scaglia la palla, sempre tenuta in mano finora, nel sacco. Grillo si lancia in un’esultanza mai vista prima, perde il controllo di sé, come in trance si precipita sotto la curva dove si assiepano i suoi ultrà, anch’essi in visibilio. Ma arriva l’arbitro: cartellino rosso per Grillo. E ovviamente gol inesistente.
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E partita persa.
 
L’indomani la Gazzetta titola: “L’Italia ha perso. Vendola, Monti e Maroni: Ah, se aveste fatto tirare noi!”.
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