I dolori del giovane Walter (V)

[Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Walter, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino di allenatore dell’Inter]

(12 agosto)

Mio buon amico di penna,

il ritiro è oramai già un ricordo e la preparazione pre-campionato è quasi giunta al termine. Ricapitolando: Paulinho non è mai esistito, me lo sarò sognato io; Nainggolan costerebbe troppo, ma se (quando?) arriva Thohir costerà di meno oppure lo strapaghiamo il triplo: col rischio però di prenderne altri 4-5 di indonesiani che, mi dicono, a Giacarta e dintorni abbiamo milioni di fan nerazzurri; Wellington, come dalle mie precedenti, continuo a non sapere chi sia (e penso che la cosa sia reciproca); Taider dicono che non sia pronto per l’Inter ma, a questo punto, pur di farmi prendere qualcuno, son pronto a confermare sotto giuramento che lui sarà il nostro Lampard; Marquinho -eh già, le amarezze mica erano finite…- mi dicono che è quello sulle cui tracce siamo questa settimana e pure che io abbia detto che nel mio tipo di gioco sarebbe ideale perché il ragazzo garantirebbe corsa e qualità, sia in fascia che in mezzo.

Ora: io, che sarò pure un sognatore, ma bischero no, comincio a pensare che magari mando un sms a Mudingayi e gli chiedo come sta: diciamo che l’avevo lasciato io, ma mi sa tanto che alla fine giocherà. Lui capirà: m’ero preso una cotta per Paulinho, ma “oh, Gaby, vuoi mettere tutti quei ghirigori brasiliani con la mia bella Ruspa? Ristabilisciti dall’infortunio con calma, ma non troppa. Tuo Walter”. Ecco, gli scrivo così.

(P.S. Ah, le risate oggi: Eto’o vuol tornare all’Inter. E fin qui tutto normale, penso. Però dice che in società han seriamente cominciato a pensare di acquistarlo: mi ci vedo in conferenza-stampa con la mano davanti alla bocca (come quando flirtavo con Cassano alla Samp) mentre dico, serio eh, che “Samuel ci darà una mano, è un attaccante di livello mondiale e siamo orgogliosi di averlo preso; Taider no, purtroppo il colpaccio non ci è riuscito: ma siamo realisti, suvvia”.)

(15 agosto)

Amico mio,

De Laurentiis e alcuni quotidiani ci son rimasti sotto, dopo che ho lasciato Napoli. Capita, quando ci si è voluti tanto bene. E io ho ancora la mia statua del Presepe sul comodino, il cassetto pieno dei regalini che ci facevamo con Hamsik, il ricordo degli scherzi telefonici col Presidente quando io gli dicevo, ridendo, che forse a fine anno me ne andavo e lui, pure ridendo, mi diceva “fà pure, t’aggiusto io dopo”. Ma anche le foto del viaggio a Manchester, e pure di quello che facemmo a Monaco: quanti bei ricordi! (Certo, l’ultima gita a Plzen non è stata granché e non c’entra nulla la città e nemmeno la birra, che mi dicono essere ottima…).

Però adesso non passa un giorno che non m’arrivi una frecciatina o che non legga cose inesatte sul mio conto. Tipo: mi dicono che ho rilasciato un’intervista-fiume (un’altra?) in cui parlo del mio arrivo all’Inter e del perché si è conclusa la luna di miele partenopea. E via a leggere le solite domande: se son invidioso dei top player che DeLa ha cominciato a comprare dopo che son andato via, se mi son pentito di esser venuto all’Inter dove, per avere un Taider, tocca pregare in ginocchio mentre invece Benitez si permette di prendere i Callejon come se piovessero e dire pure che li farà giocare titolari.

Leggo dalle parole che avrei rilasciato al giornale che ho mantenuto comunque un certo aplomb con l’inviato: ma mi riservo, quando tornerò a Napoli, di salutare con affetto tutti quelli che lo ricambieranno ancora. Ma pure di fare un giro di campo a fine stagione in Duomo stile-Ravanelli, se arriviamo davanti agli azzurri.

(P.S. Intanto continuiamo a collezionare difensori. Dopo gli arrivi di Wallace e Rolando, ho scoperto che inseguiamo pure Neto: ottimo elemento, per carità, ma vista la penuria là davanti e l’abbondanza che c’è lì dietro, io quasi quasi ne schiero 6-7 e li appendo alla porta: si si, proprio alla traversa dietro Handanovic, tipo al biliardino. Così, le rare volte che Samir non la prende, vedrai un Jonathan o, chessò, un Rolando dondolarsi e colpire la sfera con potenza inaudita e vagamente incosciente, spedendola, se non nella porta avversaria (chiaro: uno ci spera…), quantomeno in Piazzale Lotto, ed evitiamo ogni complicazione. Poi dicono che non esistono più i difensori concreti pane&salame di una volta…

(18 agosto)

Caro amico,

e una! Certo, tutto è reso facile dal fatto che sappiamo già che faremo 38 partite e buonanotte ai suonatori, quindi le gare di Coppa Italia si potrà prepararle, quando capitano, come delle finali di Champions’ League (anzi, mi dicono che al prossimo turno ci tocchi il Trapani: “valori tecnici importanti, e mai prendere sottogamba l’avversario, anche se ripeto che il nostro principale avversario siamo noi stessi”, dirò a quelli della stampa: che lo riporteranno paro paro per la seicentomilionesima volta, magari mettendolo pure in ‘apertura’). Eh si, perché oggi s’è battuto il Cittadella: un 4-0 aiutato dall’espulsione di uno dei loro. Ma s’è vinto.

Pensieri sparsi, che sono ancora emozionato: Jonathan che finalizza in rete l’azione da lui stesso impostata, mi apre il cuore e rimette in pace col mondo (anche se, in prospettiva, così diminuiranno le possibilità che mi comprino un esterno destro: quasi quasi il cuore me lo apre questa cosa, ma dilaniandolo…). Mi dicono che un telecronista ha detto che “Jonathan non è un habitué del gol di testa” e io penso che questo telecronista non sia un habitué del pianeta Terra: quando abbiamo visto che Johnny aveva segnato -fosse stato anche di interno gomito, eh- siamo schizzati ugualmente tutti in campo. Campagnaro, che conosco bene, s’è visto tutte le vhs di Lucio e già parte in quarta palla al piede dalla difesa, ma fino a che non perde palla non gli dico nulla, sennò digrigna il paradenti e lì c’è poco da scherzare. Ottime le due nuove punte, che “si muovono bene”, leggo, ma mi rassicura poco che non si muovano a segnare. E’ tornato Mateo (ricordi, quello che volevano facessi diventare il Nuovo Hamsik, dopo che Guarin non aveva voglia di diventare il Nuovo Hamsik, e io allora ho detto “fermi tutti, non è un problema tattico ma -ho confuso le acque!- solo di capigliatura, credetemi…”?) e l’ho visto subito era in palla.

Certo, se dobbiamo dipendere da un ’94 come Kovacic, porello, stiamo freschi. Però Palacio continua a segnare -chi altri sennò?- e per ora va bene così. Tutti attaccati, come un trenino, all’Argentin Codino di Rodrigo: e io, ogni tanto, lo ammetto, accendo un cero al fatto che lui sia leggermente stempiato e che la cresta quindi non se la possa permettere: fin quando ha la treccina possiam stare fra le prime quattro del campionato, credi a me.

(continua)

“Jonathan! Che mi combini?! Viè quà che t’abbraccio”