Serie A: il pagellone della 3^ giornata

10/ROMA E NAPOLI – No, non seguiamo la massa urlando alla fuga per un misero +2 sulla Juventus ma evidenziamo l’ottimo stato di forma delle due squadre in vetta. Mentre sul primato del Napoli ci si poteva scommettere sia per qualità della rosa che per facilità del calendario (ma tutto è relativo, in realtà nel recentissimo passato Bologna, Chievo e Atalanta diedero grossi dispiaceri ai partenopei), sulla Roma di Garcia in pochi avrebbero scommesso solo un mese fa (forse anche lo stesso francese) e invece ecco tre vittorie nette, anche qui a dir la verità contro rivali non insuperabili, e un gioco convincente e anche piacevole; per i giallorossi la terza rivoluzione è quella buona?

9/MAZZARRI – Se Ranieri si autodefiniva “l’aggiustatore” Mazzarri come si dovrebbe definire? forse “mago” se non ce ne fosse già stato uno e fosse quindi una bestemmia nella Milano nerazzurra. Il livornese ha ricostruito dalle macerie fumanti del nono posto della scorsa stagione una squadra nel vero senso della parola, con undici giocatori pronti a sacrificarsi perchè messi dal mister nella condizione ottimale (ruolo e movimenti) per esprimere le loro caratteristiche. Contro la Juve partita quasi perfetta, se “WM” avesse vinto il derby d’Italia con un gol del neoentrato Icardi la patente di “mago” non gliel’avrebbe tolta nessuno.

8/DI NATALE – Ci si stava preoccupando dopo le prime due giornate a secco, ma eccolo il primo gol di Di Natale. L’attaccante napoletano (35 anni, 36 tra un mese) non ha scelto un giorno qualunque ma la trecentesima presenza nella massima serie. Il suo segreto? “Bisogna stare bene fisicamente – dice lo stesso capitano dei friulani – lavorare sodo per farsi trovare pronti alla chiamata. Mi diverto ancora, mi piacerebbe provare a raggiungere la vetta dei 200 gol ancora lontana. E l’età c’è. Però… chissà”. Chapeau.

7/GENOA – Da zero a mille, cioè a tre (punti). Un Genoa depresso dopo i primi due ko, che già insinuavano il dubbio di un’ennesima stagione di sofferenza, si risolleva grazie ad una perentoria vittoria nella stracittadina. A Genova vincere un derby avvicina alla santità ma, senza esagerare, pare che Liverani abbia veramente trovato la quadratura del cerchio; il Genoa non sembra più una serie di figurine raccolte per sfizio da Preziosi.

6/(S)VENTURA – Massimo rispetto per il più anziano degli allenatori della A, capace di creare spesso bel gioco anche con del materiale umano oggettivamente modesto (Cerci a parte), soprattutto perchè alla sua età (e con qualche problemino di salute)  vede evaporare in pochi secondi (quelli intercorsi tra la mancata sostituzione dei granata e il rigore su Poli) una vittoria che già assaporava e meritatamente. Anche davanti ai torti più gravi la sua veneranda età dovrebbe però suggerirgli maggiore flemma.

5/IL RITORNO DI KAKA’ – Parte con tutta la buona volontà ma dopo pochi minuti torna il Kakà di Madrid, impreciso e inconcludente. Generosamente si sacrifica dando una mano ai suoi compagni responsabilizzato anche dalla fascia di capitano passatagli da Montolivo. Ma non basta e all’ora di gioco esce sul 2-0 per il Toro abbacchiato e non partecipa alla rimonta finale. In più si infortuna.

4/CATANIA – Può la sola assenza di due giocatori, pur talentuosi come Lodi e Gomez,  rompere un giocattolo che nella scorsa stagione ha impressionato per risultati e qualità di gioco? evidentemente no, ma le tre sconfitte nei primi tre turni iniziano a far dubitare almeno sulle motivazioni di un gruppo che forse ha toccato l’apice l’anno scorso; a Maran il compito di smentirci.

3/(S)FIORENTINA – Tre come i crucci dopo il pareggio interno col Cagliari: gli infortuni a due stelle come Cuadrado e Gomez, le troppe occasioni lasciate al Cagliari (oltre al gol almeno altre due chiarissime chances sprecate dai sardi) ma soprattutto la “caciara” di fine match dopo il rigore negato a Rossi. Il rigore c’era? sì, l’espulsione a Pizarro? pure (anche se cos’abbia detto all’arbitro lo sa solo il cileno) ma dispiace che, soprattutto a inizio campionato, i viola non seguano più i buoni propositi dei tempi recenti contro le eccessive polemiche.

2/LE MAGLIE DI NAPOLI-ATALANTA – Due pugni nell’occhio di ogni tifoso appena posato (dal vivo o sul divano) sul terreno del San Paolo; l’orbita già preparata ad ammirare azzurri contro nerazzurri (nessuna possibilità di confondere le maglie) viene scioccata dalla famigerata terza maglia napoletana (quella mimetica, pochi avrebbero il coraggio di sfoggiarla anche in tornei amatoriali) e dalla terza degli orobici, gialla con tre strisce nere. Quando il marketing vince sul buon gusto e la tradizione.

1/IL GOL DI MUNTARI – Un gollonzo in piena regola, scivolando col mancino manda la palla sul malleolo del piede destro creando una traiettoria che lemme lemme si infila nell’angolino. Un giorno i suoi nipotini scartabellando l’almanacco di serie A chiederanno a nonno Sulley: “Qua c’è scritto che hai segnato in un Torino-Milan…come fu quel gol?” e lui “Io? a Torino?…ehm…no, è un refuso”.

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