I 100 anni di Silvio Piola, omaggio al Re dei marcatori italiani

La settimana scorsa, esattamente il 29 settembre, è ricorso il centenario dalla nascita del più grande attaccante italiano di tutti i tempi: Silvio Piola. La Lazio ieri sera, nella sfida contro la Fiorentina, ha voluto commemorare il campione azzurro con una maglia celebrativa in suo onore. Piola è una leggenda del calcio nostrano: 290 reti in serie A, numeri da capogiro, che gli hanno permesso di diventare capocannoniere in due occasioni e di laurearsi campione del mondo nel 1938 con la Nazionale di Pozzo. Fu il primo vero centravanti italiano: era dotato di fisico imponente (per i canoni dell’epoca) che lo rendeva temibile sui palloni alti. La sua specialità furono le rovesciate, come sottolineò il ct azzurro Pozzo in un’intervista dell’epoca: “Non ho mai visto nessuno così bravo nella rovesciata”. Fu il primo attaccante a giocare spalle alla porta, perché, a sua detta, gli dava imprevedibilità e gli permetteva di seguire l’azione di gioco. Fu anche l’antesignano del gol di mano, 47 anni prima della celebre “mano de Dios” di Maradona.

GLI INIZI ALLA PRO VERCELLI – Pur essendo nato a Robbio, nelle sue vene scorreva sangue vercellese, visto che entrambi i genitori erano di Vercelli e si erano trasferiti nel pavese per un breve periodo.  Determinante nella sua crescita calcistica fu la figura dello zio materno Giuseppe Cavanna, all’epoca portiere della Pro Vercelli. Proprio nei Bicciolani Silvio esordì a 16 anni, segnando la sua prima rete alla Lazio, squadra in cui successivamente si trasferirà. Con la casacca bianca segnò 51 reti in in 127 presenze, realizzando il record (ancora imbattuto) di 6 reti in un’unica partita. Nel 1933 la Pro Vercelli per problemi economici fu costretta a vendere i suoi gioielli, ma il presidente Ressia non ne volle sapere di cedere Piola dichiarando: “Non lo cederei per tutto l’oro del mondo. Il giorno che saremo costretti a farlo sarà il tramonto della Pro Vercelli”, parole che a 80 anni di distanza suonano come una sentenza. Piola non prese bene questa decisione e iniziò a saltare gli allenamenti. Dopo le prime sconfitte, la società piemontese fece un passo indietro e promise al suo attaccante di cederlo a fine stagione.

L’APPRODO NELLA CAPITALE – Piola sognava di giocare nell’Ambrosiana, ma l’intervento del generale Vaccaro, allora vicepresidente della Lazio, coadiuvato dal segretario amministrativo fascista Marinelli, veicolarono la scelta del giocatore verso il club capitolino alla cifra di 70mila Lire all’anno. Al suo debutto con la casacca celeste firmò subito un gol, ma la sua prima stagione non fu delle migliori, complice anche il suo impiego da mezzala. La svolta avvenne nella stagione 1936-1937 in cui vinse la classifica marcatori siglando 21 reti e trascinando la Lazio al secondo posto in classifica. Per capire l’importanza di Piola nella Lazio basti pensare che dopo aver ricevuto una multa per ritardo dal presidente Gualdi, alimentò le critiche nei riguardi dello stesso, mettendogli contro alcuni consiglieri e costringendolo alle dimissioni. Nonostante un mondiale vinto da protagonista in Francia nel 1938, il rendimento del centravanti di Robbio calò negli anni a venire, tanto da rischiare di retrocedere con la Lazio nella stagione 1940-1941. Due anni dopo, nella sua ultima stagione col club capitolino, si laureò per la seconda volta capocannoniere della serie A con 21 reti.

L’ESPERIENZA IN BIANCONERO E GLI ULTIMI ANNI A NOVARA – Durante la seconda guerra mondiale, chiese alla dirigenza biancoceleste di cederlo per tornare a casa in Piemonte, la Lazio accolse la sua richiesta e pertanto venne acquistato dalla Juventus con cui disputò il campionato della Divisione Nazionale. Nel 1947 eclissato da un giovane Boniperti, si trasferì nel Novara convinto dal presidente Francescoli, con cui giocò fino a 41 anni realizzando 86 reti. Appese le scarpette al chiodo, tentò la carriera da allenatore ma con poca fortuna. Nel 1993 venne insignito del titolo di  Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italianaMorì a 81 anni a Gattinara dopo essere stato colpito da Alzheimer.

PIOLA IN NAZIONALE – Per Silvio Piola e la maglia azzurra non fu amore a prima vista, il ct Pozzo non lo convocò al mondiale del ’34 ritenendolo “una montatura del tifo romano“. L’anno successivo Meazza per problemi muscolari non poté giocare contro l’Austria e il generale Vaccaro convinse Pozzo a convocare Piola, che non deluse le aspettative siglando una doppietta. Ben presto divenne l’erede di Schiavio, segnando 5 reti complessive nel mondiale, con una doppietta all’Ungheria in finale. Il suo ultimo gol in Nazionale fu nel 1946 proprio contro l’Austria contro cui aveva debuttato e segnato il suo primo gol in azzurro, come a voler chiudere un cerchio. Lasciò la Nazionale a 37 anni con 34 presenze e 30 reti, terzo marcatore di sempre dietro Riva e Meazza.

2 Comments

  • “Io non ho mai giocato in grandi squadre. Ho fatto diversi gol, anche record, ma sempre in squadre deboli! Il Pro Vercelli, poi sono andato alla Lazio, che era una squadra mezza mezza…”. Silvio Piola

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