[Kronika Sportowa #1] Stefano Napoleoni, il viaggio dell’eroe

[Cronache pallonare semiserie di un ragazzo che, intanto, insegue un sogno a Wroclaw, Polonia ovest] 

Il novanta per cento dei bambini italiani ha un sogno: diventare calciatore. L’altro dieci per cento anche, solo che e’ troppo spocchioso per ammetterlo. La spocchia tra i bambini e’ una delle piaghe del ventunesimo secolo, e bisognerà intervenirvi per porre rimedio, altrimenti toccherà chiamare Erode. Di quel novanta percento che vuole diventare calciatore, una buona parte conserva un sogno recondito: emigrare in Polonia. Si’, perche’ il sogno dei bambini italiani, se non lo sapete, e’ emigrare in Polonia. Anche se solo lo zero virgola uno lo ammette, e qui ritorna il discorso della spocchia da curare. Ancora meno sono quelli che ce la fanno, riescono a crescere, diventare calciatori, e appunto emigrare nel Paese più bello del mondo. Uno su 59 milioni pero’ ce l’ha fatta. Si chiama Stefano Napoleoni da Tor di Quinto. In realta’ si chiama solo Stefano Napoleoni, e il suo assomiglia tanto al viaggio dell’eroe.

FUORI DAL TEMPIO… – Nato a Roma ventisette anni fa, non si sa molto della sua infanzia, a parte che giocava nel Tor di Quinto e’ segnava vagonate di gol, in coppia con Francesco Morga, attuale profeta del Rimini Calcio. Napoleoni crebbe, e all’eta’ di vent’anni, un giorno che era uscito dal Tempio, venne avvicinato da un uomo dalla folta chioma fulva, e da due ancora più folti e fulvi mustacchi. Non era uno sconosciuto, era un uomo venuto da molto lontano, il cui nome era impronunciabile ai più, ma che nella Grande Citta’ aveva lasciato il segno, in quanto autoproclamatosi nemico numero uno delle legioni bianconere. Legioni, nelle quali, aveva peraltro militato.

LODZ, ENGLAND – L’uomo, che per comodità chiameremo Zbigniew, avvicino’ il giovane Stefano e gli fece la Proposta: lasciare Roma e trasferirsi a Łódż, prospettandogli una luminosa carriera in riva alla Vistola. Ora, se non siete ferrati sulla Polonia, dovete sapere che per il suo passato industriale Łódż e’ la Birmingham* polacca, e che se incontrate un polacco e gli dite che per chissà quale caso della vita dovete passare di la’, vi guarderà con compassione. I più buoni cercheranno di consolarvi dicendo “eh ma c’e’ la Manufaktura”, che altro non e’ che un centro commerciale ricavato da una ex fabbrica tessile.

DURA LECH, SED LECH – Per Napoleoni invece Łódż si sarebbe rivelata la Terra Promessa. One match, one shot e alla prima partita va già a segno contro il Górnik Łęczna. La settimana dopo si ripete contro il più quotato Lech Poznan, e da li’ diventa l’idolo dei tifosi, anche perché comincia a studiare polacco, con buoni risultati – ci sono le prove su Youtube – e tutti sanno che imparare il passato del verbo iść è come segnare venti gol in serie A. Di gol a fine stagioni Napoleoni ne avrà fatti 5, e tanti gli bastano per essere riconfermato l’anno seguente, con i crismi del titolare. Napoleoni si danna l’ anima, impara anche il caso locativo e a fine anno i gol sono 7 in 27 che presenze, che pero’ non bastano a evitare allo storico club di retrocedere in I. Liga, la serie B polacca. L’avventura pero’ non finisce qui, e con la casacca biancorossa disputa ancora meta’ stagione, 17 presenze e un gol, prima di fare fagotto e in una giornata di gennaio, presumibilmente a 15 sotto zero, trasferirsi in Grecia. E qui il viaggio dell’eroe diventa leggenda.

ULYSSES – Napoleoni finisce al Levadiakos, giusto perché i nomi facili sono una costante della sua vita, e anche qui ci mette poco a conquistare i tifosi. Dopo aver segnato quattro gol nelle prime otto presenze si fa assegnare la maglia numero 1. Con la squadra beota, Napoleoni rimane tre anni e mezzo, durante i quali segna una discreta quantità di gol e sulla rubrica degli stranieri all’estero pubblicata dalla Gazzetta risulta regolarmente il migliore. A gennaio del 2012 rischia di tornare in Italia, per non si sa quale motivo e per non si sa quale motivo non riesce ad accordarsi con il Siena, che sembrava pronto ad accoglierlo in rosa. Niente Italia, per fortuna sua, che da queste parti non si sa mai dove si va a finire. Allora via, di nuovo in Grecia: Stefano firma con l’Atromitos e il resto è storia contemporanea. Stefano continua a segnare, e a imparare lingue difficilissime. E a noi non resta che augurargli wszystkiego najlepszego: “solo il meglio”, caro Stefano.

*Per chi non fosse mai stato a Birmingham, pensate a Pescara o a Latina. Birmingham è dieci volte più brutta.

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