[Kronika Sportowa #2] Tu mi Iturbe

[Cronache pallonare semiserie di un ragazzo che, intanto, insegue un sogno a Wroclaw, Polonia ovest] 

Juan Manuel Iturbe Arevalos è il personaggio della settimana. Nel giro di pochi giorni ha scalzato le classifiche di popolarità, balzando dal livello “il giornalaio sotto casa” a quello di semidivinità del dio Pallone. Non si contano i casi di suicidio, amicizie rovinate, o sanguinosi attentati nell’ambito di improvvide trattative fantacalcistiche per assicurarsi le prestazioni di questo ventenne che in poche partite ha fatto vedere cose davvero notevoli. Ma andiamo a scoprire meglio chi è Juan Manuel Iturbe Arevalos, soprannominato i-Turbe da Mandorlini, il quale da settimane sta cercando di scaricare invano Whatsapp sul suo giovane attaccante.

GLI ESORDI – Iturbe nasce vent’anni fa nel Chiapas, dove viene arruolato alla tenera età di sei mesi nell’ Esercito del Subcomandante Marcos. A 14 anni a causa di un errore topografico dei cartografi del Comandante, viene mandato in spedizione al confine tra Paraguay e Argentina. Per sbaglio entra in campo durante un’amichevole tra la formazione paraguaiana del Cerro Porteno e quella argentina della Deportiva Corrientes. Disputa un tempo con la casacca di ciascuna squadra, segnando 3 gol nella prima frazione e due nel secondo. In pratica si batte 3-2. Le due società cercano di metterlo sotto contratto ma lui in preda alla confusione più totale prende entrambe le nazionalità (da qui il doppio passaporto) e infine decide di firmare per il Cerro.

Image and video hosting by TinyPic

IL SOGNO SALENTINO – Le luci della ribalta sono sue, il Subcomandante Marcos lo ripudia, accusandolo di aver tradito la causa zapatista, e per dispetto cede Zapata al Milan, mentre il Gallipoli cerca di costruire ponti d’oro per portarlo in Salento. Purtroppo l’affare Bettarini complica le cose, il Gallipoli fallisce e l’affare infine sfuma. Iturbe finisce dunque al Porto, dove non si sa per quale motivo viene impiegato solo come parcheggiatore di Hulk, ma la Marvel crede lo stesso nelle sue potenzialità e gli dedica una striscia ancor’oggi pubblicata sul New Yorker. A inizio 2013, dopo la cessione di Hulk allo Zenit, Iturbe perde il posto, e viene spedito in prestito al River Plate. Qui ritrova il suo talento, segna 3 gol affinando ancora di più le sue doti balistiche apprese ai tempi del Chiapas, e vive la svolta della sua carriera. Sean Sogliano, partito in spedizione in Argentina per scoprire la vera ricetta del Chimichurri, entra per sbaglio al “Monumental” e rimane incantato dal piede di Iturbe. 

FATAL VERONA – Da lì a Verona il passo è di 11305,07 km. Nei primi giorni Mandorlini lo impiega come vedetta sulla Torre di Castelvecchio per colpire i suoi compagni che tirano tardi nei bar di piazza Bra e dintorni con delle accurate parabole a rientrare; poi, al termine di una sfortunata mano di poker con Bosko Jankovic, è costretto a schierarlo titolare contro il Livorno, in una di quelle partite che nel capoluogo scaligero si vivono con la serenità dei soldati alleati alla vigilia dello sbarco in Normandia. Iturbe gioca la partita della vita e segna. Da quel momento a Verona il paraguargentino diventa piu’ popolare di Garella e sette giorni dopo si ripete contro il Bologna. Il resto ormai e’ storia ma Iturbe resta ben ancorato con i piedi per terra come dimostra la dichiarazione rilasciata alla Gazzetta dello Sport pochi giorni fa “Io sono Iturbe e sogno di sfidare Messi”. Vogliamo dunque chiudere questo numero di Kronika Sportowa citando proprio il roseo giornalista che, nel medesimo articolo, lo decantò così, con parole destinate a restare scolpite nel granito, a imperitura memoria: “Tu mi Iturbe”.

Image and video hosting by TinyPic

Le cronache precedenti:

[Kronika Sportowa #1] Stefano Napoleoni, il viaggio dell’eroe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *