Football NFL: il resoconto della 7^ giornata

IN GENERALE – Alcune sorprese nella settima giornata di NFL. Non nel Thursday Night, però, vista la bella vittoria dei Seahawks sui Cardinals in trasferta. Partita pressoché perfetta di Russell Wilson (se non fosse per 2 fumble persi), con 235 yard e 3 TD, più 29 yard su corsa. Solito, ottimo contributo da Marshawn Lynch (91 yard e una meta). E c’è un’altra ottima notizia, ovverosia il ritorno di Percy Harvin in allenamento: potrebbe addirittura debuttare nella partita di lunedì sera. Pessima notizia per gli avversari di Seattle: se c’è un giocatore in grado di rendersi pericoloso su più fronti grazie alla sua versatilità (su ricezione, ritorno e anche su corsa), quello è proprio l’ex Vikings. Impeccabile si è dimostrata ancora una volta la difesa, con i corridori dei Cardinals limitati a sole 30 yard, e con Carson Palmer, probabilmente l’anello debole dell’attacco di Arizona, intercettato ancora due volte.

RIECCO ATLANTA – Ritorna alla vittoria anche Atlanta, e lo fa senza i suoi due primi ricevitori, Julio Jones (stagione finita) e Roddy White (prima partita saltata nei suoi 9 anni di carriera) e il RB Steven Jackson, fuori ormai da parecchie settimane. Nonostante un running game inesistente (18 yard guadagnate su 18 possessi), Matt Ryan continua la sua grande stagione individuale, trovando in Harry Douglas la valvola di sicurezza per un attacco che non sa più a chi appigliarsi (Matty Ice a parte): 7 ricezioni, 149 yard (career high) e un TD. Partita simile a quella di Vincent Jackson (10-138-2), che si dimostra l’arma preferita di Mike Glennon. Alla sconfitta si aggiunge un’altra tegola per i Bucs, l’infortunio alla spalla per Doug Martin: stagione finita per il sophomore da Boise State.

ALTA TENSIONE – Partita tesissima quella tra Panthers e Rams, conclusasi con la vittoria dei padroni di casa. Un espulso (Chris Long, per aver tentato di colpire un avversario con un pugno), storie tesissime tra Steve Smith e Janoris Jenkins (reo di aver offeso la moglie del ricevitore, suo diretto avversario) e, come non bastasse, l’infortunio a Sam Bradford: rottura dei legamenti del ginocchio, stagione finita. Per lui si cominciava a parlare di estensione contrattuale, ora è probabile che il GM dei Rams Les Snead gliela conceda sulla fiducia, ma non è chiaro se l’ex Heisman Trophy possa essere il giocatore franchigia per questi Rams, dopo tre anni e mezzo di alti e bassi. Ah, a proposito, Carolina è in zona playoff, occhio…A Detroit show aereo tra Bengals e Lions, con Andy Dalton (372 yard e 3 TD) e Matt Stafford (353 yard e 3 TD anche per lui) protagonisti: principali beneficiari dei loro passaggi, ovviamente, AJ Green (6-155-1) e Calvin Johnson (9-155-1), con Megatron che si riprende dopo le ultime due partite, condizionate da infortuni, nonostante un primo tempo in cui è stato messo totalmente in ombra dal CB di Cincinnati Leon Hall. Poco incisivi gli attacchi palla a terra: 77 yard per i Lions, 57 per Cincy, senza però un fumble.

ROBERT GRIFFIN III SHOW – Importantissimo scontro divisionale vinto da Dallas in trasferta contro i Philadelphia Eagles, tenuti a sole 278 yard totali. Ai Cowboys mancavano DeMarco Murray (sostituito da Philip Tanner, che ha corso per 65 yard) e soprattutto DeMarcus Ware. La linea difensiva, però, non ne ha risentito più di tanto, avendo messo molta pressione su Nick Foles, che ritorna sulla terra dopo la splendida partita di Tampa, e Matt Barkley (intercettato tre volte), chiudendo anche gli spazi a LeSean McCoy, sicuramente l’MVP offensivo per Phila fin qui. Bellissima partita tra Chicago e Washington, vinta dai padroni di casa grazie ad una fantastica prova offensiva. Robert Griffin lancia per 298 yard con due TD (e un INT), ma corre anche per 82 yard, season high, per lui, che sta pian piano ritrovando la forma dopo l’intervento al ginocchio. Nel suo ultimo drive, vincente, RG III ha lanciato per 58 yard (5/7) connettendosi, tra gli altri, con il TE Jordan Reed (autore di una partita da 9-134-1) e Pierre Garçon su un cruciale terzo down (bravissimo, peraltro, Griffin a sfuggire alla pressione nella tasca e trovare l’ex Colts sulla corsa). La meta decisiva la segna Roy Helu, ripescato da coach Shanahan, che fa da spalla ad Alfred Morris segnando ben tre mete.

FIGLIOL PRODIGO – Vittoria anche per i Jets contro i Patriots, grazie ad un field goal di Nick Folk all’OT. Per colpa di una ingenua penalità, la posizione del calcio viene avanzata, e Folk non può sbagliare. Giornata magra per Tom Brady, che almeno ritrova Rob Gronkowski (8-114-0, con alcuni drop di troppo). Indianapolis-Denver era molto più che uno scontro di vertice della AFC, che già basterebbe per giustificarne l’importanza e l’attesa, ma era molto di più: il ritorno di Peyton Manning in quella che è stata la sua casa per 16 anni, e lo scontro tra il passato dei Colts (Manning, appunto) e il presente (ma soprattutto il futuro), Andrew Luck. I Colts arrivano alla partita dopo la sconfitta con i Chargers, senza aver segnato un TD, e i Colts dopo la sudata vittoria con i derelitti Jaguars. Se vogliamo individuare un punto di svolta della partita, quello è stato probabilmente il safety subito da Manning. Parlando di cifre, quelle pre-safety recitano “7/10, 92 yard 2 TD-0 INT”; quelle post, invece, “294, 22/39, 1 TD-1 INT”. Da notare anche il calo di yard per passaggio: 9.2 e 7.5. Insomma, il tackle di Robert Mathis su Manning ha girato la partita a favore dei suoi Colts, almeno da un punto di vista psicologico.

MANNING WHO? – Certamente, grande merito va dato alla difesa dei Colts, capace di porre un freno all’attacco dei Broncos, soprattutto grazie alla bella prova della secondaria (Vontae Davis e Darius Butler), ma non bisogna dimenticare gli svariati lanci mal calibrati, nonché un passaggio di 49 yard recapitato a Eric Decker, che stava per essere intercettato. Insomma, un leggero passo indietro per Manning, mentre il suo “erede” conduce i suoi alla vittoria con 3 TD più uno su corsa, dimostrando una grande freddezza e compostezza anche nei momenti più difficili della gara, ma anche un atletismo che il suo predecessore non ha mai avuto. Così, solo due anni dopo una delle loro peggiori annate di sempre, i Colts possono essere considerati a buon diritto una contender al titolo. Manning who?

NOTE VARIE – É stata una domenica nerissima per gli infortuni; tante le stelle colpite, in maniera più o meno seria. Tra gli altri ricordiamo i QB Sam Bradford, che ha subito la rottura dei legamenti, ponendo probabilmente fine ai sogni playoff dei Rams, e Jay Cutler, vittima di un problema muscolare che lo terrà fuori almeno un mese. Tra i RB, Arian Foster, problema al ginocchio, e Doug Martin, spalla, molto probabilmente fuori tutta la stagione. E poi Reggie Wayne (ginocchia, stagione finita), Jermichael Finley, portato via in barella dopo una brutta botta alla testa (ennesimo ricevitore dei Packers vittima di infortunio, dopo Randall Cobb e James Jones), ma anche Brian Cushing, secondo grave infortunio in due anni per lui, e Leon Hall. Insomma, una carneficina, che ad alcune squadre potrebbe costare molto in termini di qualificazione ai playoff…Un nome per il Comeback Player of the Year? Finora, Philip Rivers. Domenica, per lui, solo 4 errori a fronte di 22 completi, 1 passaggio da touchdown e nessun intercetto. Un passer rating stagionale di 111 e ben 8 yard di media percorse ad ogni passaggio mandato a segno. Un giocatore completamente ritrovato…Nella vittoria dei Giants sui Vikings, la prima stagionale per i G-Men, c’è tanto della difesa. Jason Pierre-Paul e Justin Tuck stanno facendo progressi (importante soprattutto per quest’ultimo, reduce da un pessimo 2012), Jon Beason si sta rivelando un fattore lì nel mezzo, e nelle ultime quattro partite, i Giants hanno tenuto (in ordine) Jamaal Charles, LeSean McCoy, Matt Forte e Adrian Peterson a 206 yard totali (2.94 yard per possesso). In attacco, continua il momento no di Hakeem Nicks (che, è vero, gioca con un dito rotto, ma sembra non essere sulla stessa lunghezza d’onda di Manning), mentre sorprende sempre più Rueben Randle (ancora un TD per lui).

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