[Kronika Sportowa #4] Fior de scudetto / la Roma de Garcia se gonfia er petto

[Cronache pallonare semiserie di un ragazzo che, intanto, insegue un sogno a Wroclaw, Polonia ovest] 

Si dice che il primo a notarlo fu Sergio Leone. Quel giovane ragazzo coi lineamenti da indio scolpiti nel granito, gli occhi a fessura e la battuta sibillina sempre in punta di lingua, pareva perfetto per incarnare il personaggio di Armonica in “C’era una volta il West”. Ci aveva provato in tutti i modi il vecchio Sergio, gran scopritore di talenti, che già aveva tirato fuori dal nulla un certo Clint Eastwood, e aveva rispolverato dall’annuario degli attori dimenticati Lee Van Cleef. Era stato approntato già tutto e mancava ormai solo la firma, quando a una seconda rilettura del copione Rudi “Proverbio” Garcia si accorse che al centro del villaggio in cui si svolgeva la storia, non ci sarebbe stata una chiesa, bensì una stazione ferroviaria, e decise di mandare tutto all’aria. Fu in quel momento che Sergio Leone decise che il protagonista del suo capolavoro sarebbe stato la controfigura di Garcia, tale Charles Bronson. Dal canto suo il francese dagli occhi di ghiaccio capì che rimettere la “Chiesa del centro del villaggio” sarebbe stata la sua unica ragione di vita.

LA POLVERIERA – Avrebbe potuto essere questa la storia romanzata di Rudi Garcia, e invece non lo è stata. Fare l’allenatore di calcio, è sicuramente meno emozionante che girare un film con Sergio Leone, ma questo assunto non vale se sei il tecnico della Roma. All’inizio di quest’ estate il club giallorosso proveniva dalle due annate più disastrose di sempre. Nuova proprietà, una girandola di duecento giocatori, tre allenatori, proclami apocalittici del tipo “saremo il nuovo Barcellona” o “vinceremo lo scudetto con Zeman” naufragati nel punto più basso della sua storia: la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio. Roba da immergersi nel Tevere per la vergogna e rimanere lì per sempre. È in questo clima che dj Pallotta coadiuvato da Walter Sabatini decide di affidare le chiavi della squadra a Rudi Garcia. Un po’ come mettere alla prima guida della Ferrari il conducente del tram 14, oppure Felipe Massa, pensa qualcuno.

“BIENVENU” – Il francese di origini andaluse, della cui esistenza erano a conoscenza a malapena il padre, la madre e la moglie, proveniva da una gavetta lunghissima, iniziata ottant’anni fa, quando un infortunio ne stroncò la carriera di calciatore, e culminata con la conquista del campionato francese con il Lilla. Un risultato importante ma da ridimensionare se si considera che il tempo di Ibra e degli emiri non era ancora arrivato. L’accoglienza dei tifosi romanisti fu entusiasta, e nel primo giorno del ritiro estivo lo diedero ampiamente a vedere (vedi foto, NdR). Sembra che quello stesso giorno, mentre volavano i fischi e gli insulti, a uno sconsolato De Rossi che si lamentava “mister, che mal de testa”, lui rispose “a me fa male il culo e famo festa”. Per Capitan Futuro fu una delle molle della stagione, e probabilmente, della carriera.

I SEGRETI DEL SUCCESSO – Diciamo la verità: Garcia partiva da una condizione di grande vantaggio rispetto a chi lo aveva preceduto. Non aveva niente da perdere. E infatti la prima cosa che ha fatto è stato silurare Lamela e Osvaldo, rispettivamente secondo e miglior marcatore della Roma nello scorso campionato. In questo modo il club ha ottenuto un risparmio notevoli sui gessi che avrebbero dovuto applicare a Lamela in seguito ai futuri scatti d’ira dell’italo-argentino, e Garcia ha potuto dimostrare subito di che pasta era fatto. Non staremo a dilungarci sulle limature tattiche e gli innesti azzeccati che hanno portato la Roma in due mesi a trasformarsi dalla Longobarda di Canà all’Ajax di Crujff. Questo viene ormai quotidianamente dibattuto da giornali sportivi, radio romane, politici e astrologi. È, invero, motivo di interesse l’affrontare il vero segreto della Roma di Garcia: vale a dire gli stornelli. Ogni mattina, prima dell’allenamento, Totti e compagni devono esercitarsi a palleggiare a suon di brevi rime, sulla falsariga della scena del banchetto nuziale in “Mamma Roma”. A titolo di esempio, e a chiusura di questo quarto appuntamento con Kronika Sportowa, abbiamo il piacere di riportare in esclusiva un breve passo del Maestro Garcia, cantato in occasione della famosa cacciata delle spie dal campo di allenamento.

“Fior de cicoria,

tu voi rubba’ i segreti der centrocaaampo,

ma va ‘mmoriammazzato,

fori da Trigoriaaaaa”

Le cronache precedenti:

[Kronika Sportowa #1] Stefano Napoleoni, il viaggio dell’eroe

[Kronika Sportowa #2] Tu mi Iturbe

[Kronika Sportowa #3] Da “San Siro” al Macchu Picchu: agiografia di Gianni Comandini

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