[Kronika Sportowa #5] L’eterno tuffo del dottor Boranga

[Cronache pallonare semiserie di un ragazzo che, intanto, insegue un sogno a Wroclaw, Polonia ovest] 

Il calcio è uno sport meraviglioso perchè è una miniera di storie, vicende e fatti personali che si nascondono nelle pieghe della vita di ogni persona che lo pratica. La storia di Lamberto Boranga, di professione portiere, nato a Foligno ma veneto di origine, nel 1942, è sicuramente una delle più sensazionali, e allo stesso tempo meno conosciute, in cui ci si possa imbattere.

CELO, CELO, MANCA – Quando ero piccolo il nome di Boranga veniva rievocato da mio padre come quello che nelle figurine Panini non si trovava mai. “Celo celo, manca, manca Boranga”, era una costante negli anni Sessanta. Già, gli anni Sessanta. Perchè è quello il periodo in cui è cominciata questa storia, che si perde nei meandri del tempo. Il tuffo di Boranga inizia nel 1961, nello stesso anno in cui Yuri Gagarin si faceva sparare nello spazio, a Berlino veniva eretto il muro, e a San Remo trionfavano Betty Curtis e Luciano Tajoli. Risale ad allora la prima stagione da professionista del “baffo” umbro, con la maglia del Perugia. Dopo cinque anni arriva la grande occasione, con la chiamata della Fiorentina e l’esordio in Serie A. Da lì inizia una girandola di maglie, Brescia, Reggiana, Cesena, Varese e Parma, prima di chiudere nella natia Foligno nel 1987. Nell’arco della carriera Boranga si distingue per il suo carattere estroso, che lo rende una sorta di Pfaff italiano. Le cronache e le leggende narrano di quando fu espulso in un Parma-Triestina di Serie C per essere corso a centrocampo per tirare i capelli a un avversario, e del fatto che avesse l’abitudine di palleggiare contro la traversa a partita in corso. Insomma, uno che sarebbe andato ben d’accordo con Vendrame e Zigoni.

IL ‘DOTTOR’ BORANGA – Nel tempo libero però le parate le faceva sui libri, riuscendo a laurearsi in Biologia e Medicina. Basterebbe già questo per renderlo un caso unico nel panorama del calcio italiano, in cui si ricorda solo l’avvocatura di Fabio Pecchia in mezzo a un mare di congiuntivi sbagliati. In realtà, ciò che rende straordinario il dottor Boranga, è quello che è successo dopo. Nel 1992, quando Alex Del Piero non ha ancora esordito in Serie A e Balotelli ha appena smesso di gattonare, viene contattato dal suo amico Troiani, ex compagno al Perugia, a quel tempo nello staff del Bastardo, no battute please, società dilettantistica della provincia di Perugia. In una giornata di sfiga galattica, in cui vengono abbattuti tutti i portieri della rosa, a Bongo viene chiesto di rimettersi i guanti e tornare in porta. Lui, che non ha mai smesso di tenersi in allenamento, accetta di buon grado. La partita viene persa 1-0, ma lui si distingue per aver evitato almeno un paio di gol già fatti, con dei colpi di reni sbalorditivi per un cinquantenne. Sarà perchè è nato a Foligno – ma solo per caso, ci tiene a precisare – e lì sono fatti un po’ cuccì, Boranga gioca non una, bensì dieci partite con la casacca bastardese. Gli anni seguenti lo vedono impegnato in a una personale battaglia contro il dilagare di doping e droga nel mondo del calcio, in qualità di cardiologo della ASL di Perugia. È sua la proposta di introdurre il test tricologico per rilevare il consumo di cocaina da parte dei calciatori.

IL RITORNO – Decide invece di tornare a giocare nel 2009, quando la sua carta d’identità afferma che di primavere ne ha collezionate 67 ma il suo orologio biologico, evidentemente, molte di meno. La sua nuova squadra è l’Ammeto, seconda categoria umbra, con la quale colleziona “solo” quattro partite, subendo tre gol. L’anno successivo lo passa ad allenarsi e nel 2011 è di nuovo in campo con il Papiano, squadra di prima categoria. Questa volta si piazza tra i pali e ci resta. Il suo segreto? Niente fumo e alcool, sesso e allenamento regolari. “Il corpo è una macchina progettata per durare 120 anni: se viene fatta funzionare bene” ha affermato.

A guardare i filmati su YouTube c’è da restare a bocca aperta. È di pochi giorni fa una parata strepitosa su Faustino Asprilla, in un’amichevole per festeggiare i cento anni del Parma. Roba da far impallidire Gordon Banks. Tra le le altre cose, Boranga è il detentore del record mondiale di salto in lungo over 60, con la misura di 5,47 metri e del titolo italiano di salto in lungo e salto triplo over 65.

Chapeau: a nome di tutta la generazione degli anni ’80, che già combatte contro l’artrosi. La fantascienza sportiva è qualcosa di molto, molto reale.

Update: 11-11-2013.

Ringraziamo il dottor Boranga per averci segnalato alcune inesattezze nella versione precedentemente pubblicata. Lo salutiamo con simpatia, sperando continui a seguirci.

F.T.

Le cronache precedenti:

[Kronika Sportowa #1] Stefano Napoleoni, il viaggio dell’eroe

[Kronika Sportowa #2] Tu mi Iturbe

[Kronika Sportowa #3] Da “San Siro” al Macchu Picchu: agiografia di Gianni Comandini

[Kronika Sportowa #4] Fior de scudetto / la Roma de Garcia se gonfia er petto

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