Playoff NFL: wild Wild Card

Se il buongiorno si vede dal mattino, questi playoff ci faranno divertire, da qui al prossimo 2 febbraio. Il weekend delle Wild Card ha regalato partite emozionanti e alcune sorprese, a partire dal primo match in programma. Ed è proprio da lì che partiamo.

L’UOMO DELLE RIMONTE – Andrew Luck è un giocatore speciale. Perché solo chi è davvero speciale è capace di far vedere quello che Luck ha mostrato sabato contro i Chiefs, per di più con una ridottissima esperienza tra i pro (due anni), figuriamoci di playoff. Chiamarlo “l’uomo delle rimonte” è quasi riduttivo, ma è anche quello a cui l’ex Stanford negli ultimi anni ci ha abituato, e la vittoria di sabato non fa altro che ribadire questo concetto. Anzi, ne è l’esempio più lampante.

Fino all’inizio del terzo quarto, però, il vero protagonista vestiva la maglia bianca degli ospiti, e corrispondeva al nome di Alex Smith (che finirà la partita con 30/46 per 378 yard e 4 TD), e che sfruttava le debolezze della difesa avversaria con grandissima abilità e precisione, senza forzare passaggi, ed anche con le corse, cui ha ricorso con ottimi risultati. La meta di Knile Davis, subentrato ad inizio partita ad un Jamaal Charles messo KO da una commozione cerebrale, e raggiunto da Alex Smith con un passaggio perfetto, dopo aver evitato la pressione nella tasca, ha dato agli ospiti un vantaggio di 28 lunghezze. Indy si è rifatta sotto, grazie a due TD di Donald Brown (uno su passaggio) e ad un fumble recuperato da Robert Mathis (rimasto inoffensivo per tutta la sera ad eccezione di questa importantissima giocata), ma è Luck a subire un altro intercetto, il terzo di serata, che produce un field goal di Succop, ricacciando indietro i padroni di casa.

Ma siccome è nel momento di maggior difficoltà che si vede chi ce la può fare e chi no, il QB dei Colts continua la rimonta dei suoi con tre TD, due su passaggio (una freccia per Coby Fleener e uno, da 64 yard, per il velocissimo TY Hilton, che brucia sul tempo Dunta Robinson) e uno su un fumble di Donald Brown a poche yard dalla meta, recuperando palla e gettandosi in endzone con il braccio proteso come il miglior Superman.

La partita si conclude su un passaggio incompleto per Dwayne Bowe su un 4&11, con il ricevitore che rimane in campo con un piede e fuori con l’altro. Per i Chiefs, un’altra fugace apparizione in post-season e l’idea che la difesa, nella prima metà di stagione vero punto di forza della squadra di Reid, abbia fatto cilecca proprio nel momento principale della stagione, sia nelle ultime partite di regular season, sia sabato, dove il reparto ha toccato il punto più basso, non essendo riuscito a mettere in difficoltà una delle peggiori linee d’attacco del campionato (non può passare inosservata, però, l’uscita per infortunio durante il match di Brandon Flowers e Justin Houston, più quelle di Jamaal Charles e Knile Davis nell’altro lato del campo).

Per quanto riguarda i Colts, viene da chiedersi: se continua così, cosa sarà Luck tra cinque anni?

In attesa di scoprire la risposta, non vediamo l’ora di vederlo tra qualche giorno, quando sarà lui contro Brady, Colts contro Patriots.

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CHI HA PAURA DELLE TRASFERTE? – I Saints, teoricamente, che dal 1967 avevano perso tutte e cinque le partite di playoff giocate lontano da casa. La vittoria a Philadelphia, però, ha interrotto la serie negativa e ha ridato morale alla squadra in vista di un compito ben più arduo, dal punto di vista del fattore campo, quello contro Seattle.

Nonostante la sua vocazione al passaggio, l’attacco di New Orleans ha sorpreso un po’ tutti, ruotando tutti i suoi runningback (mancava Pierre Thomas) e ottenendo da loro un ottimo contributo: Mark Ingram, che sembra finalmente aver svoltato l’angolo dopo due anni abbondanti di poche luci e molte ombre, ha guidato i suoi con 97 yard (e una meta), Khiri Robinson è stato usato come change-of-pace back, e ha contribuito attivamente a muovere la catena con 5 YPC, mentre Darren Sproles era, come da copione, il receiving back (primo dei suoi con 4 ricezioni, per 31 yard, e anche 29 yard su corsa). Grande gestione del running game che ridimensiona la partita non eccellente di Drew Brees, che nel primo tempo si segnala solo per due brutti intercetti, prima di rifarsi sotto nel secondo tempo e lanciare Lance Moore in endzone per il TD del vantaggio.

Oltre alle inusuali strategie offensive, si nota anche la compattezza della difesa dei Saints, che non concede neanche 300 yard totali all’attacco degli avversari, tenendo a bada i ricevitori, DeSean Jackson in particolare, oscurato da Keenan Lewis: non è un caso che la prima ricezione della partita di D-Jax sia arrivata con Lewis ai box per una commozione cerebrale. Statisticamente buona la prova di Riley Cooper, che si dimostra un target davvero importante in endzone con la sua stazza, ma che macchia la sua serata con un costosissimo drop su un 3&4 per Philly, che avrebbe garantito un grande guadagno ai suoi e un’ulteriore opportunità per segnare. Nei secondi finali, sarà il kick di Shayne Graham, arrivato nelle ultime settimane per sostituire Garrett Hartley, a regalare la vittoria ai suoi, la prima nella storia dei Saints in trasferta.

Agli Eagles rimane il rammarico per il calcio sbagliato da Alex Henery dalle 48 yard e il drop di Cooper, ma anche la soddisfazione di una stagione su cui, nei prossimi anni, si potrà costruire qualcosa di interessante.

ATTACCO AI CRITICI – Dopo la partita vinta in sofferenza contro le riserve dei Chiefs, in tanti si chiedevano cosa ne sarebbe stato dei Chargers nei playoff: la vittoria secca (ma meno netta di quel che il punteggio dica) contro Cincinnati (8-0 in casa quest’anno) è una grande risposta.

Non meno grande è il rendimento di una difesa che ha faticato tutto l’anno ma che nelle ultime settimane si sta ricompattando sotto un ottimo coordinator come John Pagano anche grazie ai rientri da infortuni di giocatori come Jarrett Johnson e Melvin Ingram. i 10 punti subiti sono il frutto di 3 palloni recuperati (un fumble e due intercetti), mai così tanti in questa stagione. Certo, gli errori individuali di Dalton sono parecchi e innegabili, ma è giusto dare credito ad un reparto difensivo ben diverso da quello visto ad inizio anno, che ha anche saputo pressare con successo il QB dei Bengals nonostante sia protetto da una delle migliori o-line della Lega. Dall’altra parte, dà grande fiducia a San Diego il fatto che Rivers abbia dovuto lanciare solo 16 volte (con12 passaggi arrivati a destinazione), a fronte di 36 corse che hanno fruttato ben 183 yard e due mete, grazie all’ottimo lavoro svolto da Mathews (uscito anzitempo per una caviglia malconcia, ma ha già ribadito con forza la sua presenza contro Denver), Woodhead e anche Ronnie Brown.

I Chargers ora sono attesi da un rematch contro i Broncos, sorpresi già qualche settimana fa tra le mura amiche, mentre Cincinnati dovrà iniziare a pensare cosa fare di Andy Dalton, se potrà essere effettivamente lui il QB franchigia dopo tre anni di playoff senza una vittoria.

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CORSA CONTRO IL FREDDO – Dalla tundra del Lambeau Field i San Francisco 49ers escono vittoriosi sui Green Bay Packers grazie al calcio di Phil Dawson a tempo ormai scaduto. Vittoria decisamente sudata, nonostante il clima, contro dei Packers solidi in difesa come forse non li avevamo mai visti in questa stagione, anche nella secondaria, grazie al buon lavoro di Davon House e Tramon Williams. Decisamente troppo, però, sono stati Michael Crabtree (8-125) e soprattutto Colin Kaepernick. Il giovane QB ha elevato il proprio rendimento nelle ultime settimane, grazie soprattutto al rientro di Crabtree, il miglior ricevitore del reparto, ma anche in fatto di “tempi scenici”, quando correre e quando è meglio passare: non è un caso che i due TD dei Niners siano arrivati dopo le due corse più lunghe della serata per Kaep (da 42 e 24 yard, rispettivamente). Dall’altra parte, Rodgers è stato davvero grandioso, ad un passo da un’altra rimonta, contro un avversario più forte, che nel complesso ha meritato. Rimane ovviamente il rammarico di una stagione piena di infortuni, vissuta per larghi tratti senza AR stesso, ma anche Sam Shields e, soprattutto, Clay Matthews.

Di certo, l’anno prossimo, con tutti i pezzi al posto giusto, e un po’ di fortuna in più, i Packers hanno tutto per riprendere una corsa interrotta troppo presto.

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