“Attimi di volley”, un trailer librario – Ep. 1: Ermanno Ferramola

[“Attimi di volley” è un libro che sta nascendo in questo periodo a cura di Carlo Alberto Cova. Argomento del lavoro sono le riflessioni, le curiosità e gli aneddoti di alcuni dei protagonisti e dei personaggi legati alla pallavolo parmigiana. Ognuno dei ‘co-autori’ ha liberamente scelto il soggetto e il tipo di episodio da raccontare. Qualcuno ha “usato” queste pagine per maturare alcune riflessioni, altri per narrare episodi emblematici della storia della pallavolo ducale e nazionale, ma, la maggior parte dei protagonisti, ha optato per raccontare aneddoti  caratteristici o divertenti sullo stile di quelli che, da sempre, riscaldano gli animi delle cene di tutti i pallavolisti ed ex pallavolisti.]

FERRAMOLA – Nello scegliere quali racconti usare come apertura per questa specie di trailer librario,  non potevo che cominciare da Ermanno Ferramola, palleggiatore della Ferrovieri Parma, vincitrice del 2° e 3° scudetto assegnato a livello nazionale. Si parla dei primissimi anni ’50 quando la pallavolo non conosceva bagher e fisici mastodontici, quando gli spettatori erano i parenti, si giocava spesso all’aperto e la maggior parte della gente vedendoli giocare si chiedeva come mai ci fosse una rete in mezzo al campo. Ho scelto due dei sei racconti che l’ancora lucidissimo Ermanno, ultimo rimasto di quella mitica squadra, ha voluto raccontarci con la sua caratteristica ironia e simpatia.

GLI SPONSOR – La differenza fra la disponibilità economica e prodigalità degli sponsor era evidente fin dai primi campionati di pallavolo. A noi, la Ferrovieri, passava i viaggi gratuiti e qualche pranzo nella mensa del dopo-lavoro. Addirittura non potevamo permetterci le maniche delle magliette e, proprio per quella ragione, giocammo in quegli anni con le divise a spalla larga. Altre squadre erano riuscite ad ottenere qualcosa di più.

LE TRASFERTE – In occasione di una nostra trasferta a Modena per il concentramento finale dei play-off a quattro con Robur Ravenna, Minelli Modena e Borsalino Alessandria, ci ritrovammo a camminare per la città alla ricerca del palasport. Non eravamo proprio una comitiva silenziosa e, passando di fianco ad un lussuoso hotel si udì distinta una voce dall’interno della struttura “Silenzio, la Borsalino sta riposando”. Noi che, per risparmiare, mangiavamo al sacco, ci muovevamo con i mezzi più economici possibili e che, praticamente, non potevamo permetterci un albergo neanche per la notte, ci guardammo perplessi. La nostra rivalsa la ottenemmo però in campo poche ore dopo, conquistando il titolo nazionale.

LE ‘MULE’ – Una delle trasferte più amate era Trieste. C’era la possibilità di bere della buona birra e, non ultimo, era considerata la città delle belle ragazze. Se la partita capitava con noi già tranquilli in classifica e loro in zona pericolante, diventava difficile chiedere il massimo impegno alla squadra. Tifavamo infatti tutti perché si salvassero e poter tornare là l’anno dopo.

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