Napoli, black out totale e De Laurentiis tace: mea culpa di Benitez?

NAPOLI – Il silenzio, quasi assordante, del presidente De Laurentiis non giova alla squadra e all’ambiente, che dopo essere caduta a Bergamo contro l’Atalanta si trova ad affrontare la seconda forza del campionato in Coppa Italia, la Roma di Garcia. Giallorossi che hanno riposato dopo la sospensione della partita di Roma, ed un Napoli con nessuna attenuante dopo una serie di partite in cui non ha brillato. Chi la spunterà?

IL CLIMA – L’aria che si respira a Napoli potrebbe essere migliore, ma dopo gli ultimi risultati la piazza si è divisa a metà tra i pro Benitez,  i quali predicano fiducia e concedono tempo ad un allenatore da sempre vincente, e chi crede in un progetto già fallito dopo l’eliminazione dall’Europa, aldilà dei 12 punti, e i troppi punti lontani dalla Juventus di Conte in vetta e un secondo posto ben difeso dalla Roma di Garcia. Quel che alimenta ancora di più una situazione già di per se non facile sono i ‘casi’ creati e mal gestiti dalla società stessa:  1) Insigne 2) Cannavaro 3) Jorginho. Se per l’ultimo caso un’idea Benitez già l’ha espressa in conferenza (avere più difensori in rosa a disposizione in Europa, ndr.) nonostante opinioni discordi dei media nei confronti dell’allenatore, per i primi due punti bisogna fare chiarezza: La frustrazione del ‘giovane’ di casa avrà un suo perché. E l’ormai ex capitano? Bisognava fare qualcosa di più piuttosto che un semplice tweet. Per non parlare dei fuori ruolo: Maggio ed Hamsik hanno apertamente dichiarato di ‘doversi adattare agli schemi del tecnico’ con un piglio di amarezza. Se è vero che Maggio è nella sua fase calante della carriera così non è per lo slovacco: con Higuain gioca male, e se gioca bene l’uno l’altro deve stare al suo posto senza far nulla. Lo spogliatoio da che parte sta? Si è rotto qualcosa nel nuovo giocattolo? E la paura di perdere i preliminari la prossima stagione, o meglio giocarsi il terzo posto con la Fiorentina di Montella non aiuta di certo.

LA FORMA – Al di là dei problemi, veri o presunti, chi va in campo sono i calciatori, e ci vanno per vincere. Ma come ci vanno? Con quale forza ed energia nelle gambe? La preparazione fuori dall’ordinario per ogni mister cresciuto in Italia ha dato frutti subito, avendo una squadra scattante nelle prime giornate mentre le altre correvano di meno, ma poi ecco la lunghissima discesa degli azzurri già nel mese di novembre. Poco è cambiato dal primo periodo nero per Benitez, che si ritrova a dover gestire una rosa ed a motivarla per affrontare gli impegni ravvicinati di Febbraio. Il turnover non ha mai dato i suoi frutti e i napoletani l’hanno provato sulla propria pelle negli anni scorsi con Mazzarri (vedi Chievo, Bologna, Novara, ndr) ed ora nulla è cambiato. Tenere i migliori tre in panchina, Hamsik, Higuain e Jorginho contro l’Atalanta è stato un suicidio. Tutto questo almeno che in Coppa Italia si riesca a battere una Roma che ha riposato ben dieci giorni.

I SINGOLI – Tutte le colpe non sono comunque dell’allenatore, anche se nel mondo del calcio il primo a ricevere critiche è lui. Tuttavia, scaricare le colpe sui calciatori non è un modo elegante per difendersi dalla figuraccia di Bergamo o il pareggio interno con il Chievo. Sarà anche vero che Fernandez e Britos non sono i migliori centrali in Italia, ed allora perché vendi Cannavaro? Non sarà migliore, ma nemmeno peggiore. Mistero. 25 goal tra campionato e Champions subiti per ‘colpa’ di errori individuali sono un po’ troppi. Il professore dovrebbe rimproverare i suoi alunni così come l’allenatore dovrebbe correggere gli errori dei suoi calciatori, in questo caso, difensori – ma a volte anche centrocampisti – per cercare di subire un po’ meno. Il punto è: fare mea culpa non aiuterebbe? E magari provare a praticare un po’ più di tattica contro squadre che si chiudono (vedi Bologna, Chievo, Atalanta, ndr) piuttosto che continuare con allenamenti basati su fraseggi ed attacchi individuali e prevedibili.

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