Il Pagellone della 22^ giornata

VOTO 10 – Chi anche solo mormorandolo contestava la sua autorità è stato una volta di più smentito dall’ennesima prova di forza. La Juventus fa undici su undici in casa e ribadisce che, se e quando vuole, lassù ci può restare quanto le pare. Contro un’Inter sconclusionata (vedere sotto) maramaldeggia pallida e assorta facendo terra bruciata intorno, ovvero: lasciando giocare gli avversari – sì, sì, certo andate pure bambini! – e infilandoli in sordina come i più infidi pediatri col vaccinando ricalcitrante. In occasione del Derby d’Italia – divenuto farsa con lo strapotere mourinhano prima, e quello di Conte ora – i bianconeri hanno mantenuto la distanza di sicurezza dalla Roma e soprattutto dalle malelingue dietrologhe post Roma-Juve e Lazio-Juve: – sono loro a comandare, con stadio di proprietà e tutto, ficcatevelo bene in testa, – sembrano riaffermare i fatti. Dura lex, sed lex: se ne facciano tutti una ragione. Ne ha rifilate tre, come a Milan, Napoli e Roma: e alla stessa maniera: attendista, scaltra, cinica. E’ il nuovo credo di Conte che, forse, preferisce dosare energie in ottica Europa. Eppure… eppure che sia la difesa, già scricchiolante di recente, il tallone d’Achille, speranza delle inseguitrici?

VOTO 9 – Trentaquattro anni da allenatore sono mica niente: Edy Reja è il solutore esperito di cui Lotito – per tappare le sue grane – ha intuito la necessità. Ridando alla Lazio il ‘sistema’ che le era proprio, il tecnico goriziano ha pure sopperito alla defezione di Hernanes: gioco sulle fasce, mediante la tecnica e la quantità di Keita (a proposito: che sia lui l’uomo in più?) e Candreva, supportati da Cavanda e Lulic, orchestrati da Biglia e il rinsavito Ledesma. Con buona pace delle frasi spiacevoli sui cugini (poi prontamente smentite) Reja ha rimesso la Chiesa al centro del villaggio: a Verona, un mese fa, la Lazio avrebbe annaspato come suo solito, svergognandosi ancora en plein air. Domenica il test decisivo.

VOTO 8 – Al Toro dei miracoli, come dicevano una volta; a riprova (ma soprattutto a dispetto) del fatto che un allenatore come Ventura sia stato sottovalutato – già dai tempi di Bari. Il Torino di Immobile e Cerci, dati per spacciati qualche anno fa, è sugli scudi e già si pensa in grande: ne è cartina al tornasole la delusione generale per il pareggio a Milano: coi rossoneri, il Toro Scatenato poteva vincerla.

VOTO 7 – Quattro anni fa, alla corte di Mihajlovic, Maxi Lopez realizzò undici reti in diciassette gare. Oggi, l’ex allenatore di Bologna, Catania, Fiorentina e Serbia proverà a recuperarlo dall’abisso. In verità non sarà un’impresa, con Eder e Gabbiadini alle spalle: un motivo in più per sperare in questa Samp. Ma il voto va anche a un altro ex desaparecido, mezzo svizzero mezzo nigeriano: Emeghara pareva essere entrato nella spirale negativa del Fuoco di Paglia, ma, pungolato dall’ambizione di Belfodil, domenica ha procurato gol e rigore: che sia un altro piacevole ritorno?

VOTO 6 – I media ce la mettono proprio tutta a farci piacere le cose: vedi, ad esempio, gli acquisti di Osvaldo ed Hernanes. Se il primo rientra pressappoco in una certa logica (Llorente non è proprio il beniamino di Conte, resosi a sua volta conto di non poter far leva su Quagliarella e Vucinic) che tramuta però in ‘illogica’, da opinabile che era il parco attaccanti ora è a livelli parossistici (impietosa la gestione Vucinic, e se vogliamo pure quella Quagliarella); il brasiliano dell’Inter va pure lui a rimpolpare un settore già saturo (per via di un’altra mala gestio, Guarin). Quindi? “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”, diceva quello.

VOTO 5 – Dicevamo, i media. Tipo il Milan, che basta un Seedorf qualunque e si finisce a tarallucci e vino. Tralasciando Essien (che avrebbe pure il suo senso: ma ridursi a questo è un insulto – anzi: una confutazione – all’Idea di Milan che Galliani sempre sciorinava) e Taarabt, gli house organ – pardon: i giornali – del Belpaese a forza di celebrare Napoleone Clarence finiranno per definire, quello col Torino, “un deciso e trionfante colpo di coda” del… Brancaleone d’Olanda.

VOTO 4 – Squadra che vivacchia non si cambia. Ma Giorgio Squinzi non è di questo parere e dopo aver silurato senza ricevuta di ritorno mister Di Francesco – che era poi uno dei gangheri del (invero interessante) “progetto Sassuolo” – ha pensato bene di accompagnare alla porta pure tutti gli altri. Risultato? Una squadra tutta all-stars (che manco Pro Evolution…) e nient’arrosto.

VOTO 3 – L’Inter di Mazzarri non naviga a vista: peggio. Le colpe vanno redistribuite equamente: 97% alla dirigenza, che ha ripreso ormai da qualche anno a dissipare ad libitum (Hernanes, forse, l’eccezione: ma lì c’è lo zampino Thohir) e svendere a prezzo di mercato delle pulci; il 3% di Mazzarri, quindi, è gravato in quel senso: da Stankovic-Cambiasso-Sneijder a Kuzmanovic-mezzo Cambiasso-Kovacic (fuori ruolo; altrimenti…), con Palacio unica punta raminga. L’idea è che però Thohir faccia repulisti a Giugno: salvare il salvabile (dare a Mazzarri, se resta, quel che serve a Mazzarri) e rescindere il rescindibile. Tertium non datur.

VOTO 2 – Il Napoli ha l’aggravante Atalanta e soprattutto Benitez. A differenza dell’Inter, il parco giocatori azzurro è invidiabile (e invitante): ma tra Hamsik fuori uso, Higuain altalenante, la mediana abominevole e la difesa che non fa testo, il discorso vira leggermente verso il dirupo. L’allenatore spagnolo, per giunta, opta per il turn over in casa della squadra che solo in casa fa punti. Ok, si dia tempo al tempo: ma Benitez, in Italia, ha già fallito una volta. Se poi la dirigenza acquista Ghoulam…

VOTO 1 – All’annoso grattacapo dei campi; ormai si teme l’allagamento persino del vialetto sotto casa. Roma-Parma è soltanto la punta dell’iceberg; dice: ma qui non piove come in Inghilterra. Ma lì partite rinviate non se ne vedono (o meglio: in caso di ciclone…), attrezzati e predisposti a qualunque sciagura. Il leggendario “modello inglese” scopiazzato alla meglio… e solo dove fa più comodo.

VOTO 0 – Anche un secolare Derby come quello “della Lanterna” è stato violato (o meglio: c’hanno provato…). Fortuna che ribellione dei tifosi e buon senso generale son riusciti a ribaltare il fato: match rinviato dallo spezzatino della Mezza ai riflettori del Monday Night (altro becero copincolla british). Ormai la televisione, come in un celebre film di Cronenberg, s’è fatta uomo: la Lega – e le società – crapula nell’attuale spirito dei tempi e le speranze di rivedere begli stadi colmi di coreografie e di luccichii negli occhi stanno a poco a poco assottigliandosi.

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