Inter: aspettando il 2014, anatomia di un (mezzo) disastro

Con l’ingaggio del giovane Andy Polo, nome da griffe in via Montenapoleone e piedi mica male, nelle ultime ore di mercato si è chiuso un mini-ciclo in casa Inter: l’anno scorso, per rilanciare la squadra che con Stramaccioni -e non solo per colpe sue- cominciava a perdere colpi arrivarono nientemeno Schelotto, Rocchi e Kuzmanovic; certo, ci fu il colpo last minute dell’ancora 18enne Mateo Kovacic, ma venne sbolognato il connazionale Livaja all’Atalanta, che pure avrebbe fatto comodo per concludere in modo dignitoso l’annata. E invece, dopo quella di Felix Baumgartner, la primavera bauscia si è rivelata la caduta in basso più clamorosa del 2013.

[“Sono venuto all’Inter per vincere”  – Hernanes]

Oggi, a 12 mesi esatti di distanza da quella scellerata campagna acquisti-cessioni, può dirsi concluso un annus horribilis: e non solo per l’ingaggio di D’Ambrosio ed Hernanes (pedine che non cambieranno mai il volto della squadra ma torneranno utili eccome) che hanno risollevato il morale di una squadra in crisi tecnica ma pure di auto-stima. Nel giro esatto di un anno si è cambiato un progetto con un altro senza manco passare dal via: col risultato, nell’ordine: di mandare all’aria pure quanto di buono aveva combinato il tecnico romano; e, ora, di soffocare sul nascere quello di Walter Mazzarri che pure già alcuni passi falsi ha commesso in questi primi mesi in nerazzurro ma ha dalla sua, fisiologicamente, la scusante del tempo e del bonus-pazienza che (visti anche i nuovi equilibri societari) merita. Insomma, il paziente è in fin di vita ma, in fondo, non è grave. Ecco l’anatomia, reparto per reparto di una crisi annunciata e che (va dato atto, di fronte alla genialità) si è riusciti pure ad acuire.

 [“D’Ambrosio, che fa? Non firma più?”]

IN DIFESA (DELLE CAUSE PERSE) – Scrive Slavoj Žižek, nella riedizione di un suo celebre saggio, che l’era delle grandi narrazioni non è finita e che, se qualche lettore prova la benchè minima simpatia per l’affermazione contraria, beh “smetta di leggere e metta da parte questo libro”. Ora, le grandi narrazioni non son finite ma è certo che la Grande Narrazione – Volume II in casa interista è oramai agli archivi da tempo: fisiologico, certo, e magari qualcuno degli esegeti del tempo ogni tanto la tiene in vita. Ma il cambio di scenario, nell’arco di nemmeno tre anni, è stato sorprendente. Lasciato in sospeso il discorso portiere (Handanovic ha vissuto un mese di appannamento ma non è in discussione: però, di fronte a un’offerta-monstre dall’estero, chi scrive incasserebbe volentieri, riportando alla base Bardi, più giovane di 9 anni e identikit ideale nella Linea Thohir, ammesso la si voglia perseguire), con la partenza di Lucio, si era deciso di puntare giustamente su Ranocchia, con Samuel a fare da ‘chioccia’ e sperando nel ritorno di Chivu che, invece, dopo un calvario di un anno ha deciso di gettare la spugna. Con l’esplosione di Juan Jesus, poi, il futuro pareva sotto casa. L’arrivo di Mazzarri, teorico della difesa a 3, e di uno dei suoi pretoriani, Campagnaro, addirittura hanno illuso nel corso delle primo giornate. E invece: mistero buffo. Quello che sembrava il reparto su cui ricostruire si è sgretolato: involuzione di Ranocchia, mancato salto di qualità del brasiliano e KO di Campagnaro. Per paradosso, uno dei migliori è stato Rolando, pur senza mai elevarsi al di sopra della sufficienza, e con lo score di due reti (!) anche se ininfluenti. E ora ci si ritrova con un Ranocchia proposto a destra e a manca quando, eventualmente, si sarebbe potuta monetizzare la sua cessione in estate inserendo nel motore il più giovane Dragovic (peraltro uno dei pochi giocatori che, di recente, avevano espresso il desiderio di giocare “solo nell’Inter”). E invece nulla. Con Andreolli tornato per non avere una chance, Campagnaro a fare il “Samuel” e Ranocchia & Juan Jesus in discussione -pure se per motivi diversi- l’unica nota lieta sono gli esterni, con Nagatomo che è il terzino più prolifico del torneo e un Jonathan che, non sarà mai un fenomeno, ma alle latitudini del calcio italiano forse ha trovato una sua dignità: con D’Ambrosio e, si mormora, Vrsaljko la strada pare quella giusta. Ma ora le opzioni sono due: rifondare, soluzione dolorosissima anche dal punto di vista economico e che dilaterà di molto i tempi di ritorno nell’élite quantomeno del calcio italiano (è dato in entrata Vidic per giugno, ma il serbo va comunque per i 33); oppure recuperare gli interpreti alla causa: yes, W(alter) can? VOTO: 5+ (o 6 in prospettiva).

[Veni, Vidic, Vici?]

CONTROCAMPO – Il reparto che non lascia margini di speranza al tifoso medio, e che a tratti fa intravedere scenari millenaristici da disastro (o, peggio, da defunto Intertoto), è il centrocampo. Qui davvero si è assistito a un cocciuto impoverimento dal punto di vista sia qualitativo ma anche quantitativo, se pensiamo al giochino del titolare e delle relativa riserva. Premesso che, allo stato attuale, Sneijder e Thiago Motta erano destinati ad andare via, la cessione all’epoca del certo non irresistibile brasiliano al PSG è stato il segnale che le porte della stalla erano saltate e i (migliori) buoi stavano fuggendo. La gestione della querelle legata all’olandese, e gli imbarazzati silenzi fino alla sua svendita in Turchia, sono la vera fotografia della perdita di prestigio e di credibilità della società, o delle società, visto l’attuale proliferare di anime, figure dirigenziali e, adesso, di proprietari e sue ombre (Moratti?). E l’Inter cosa fa? Compra Mudingayi, la “ruspa” dai muscoli di seta, che in un anno e mezzo non ha quasi visto il campo; prende Kuzmanovic come primo rincalzo e, complice l’affaire-Guarin (anche qui velo pietoso sulla gestione globale, ma piena giustificazione nel non aver accettato lo scambio-fuffa col quinto attaccante della rosa juventina), si ritrova titolare: vedere il serbo e Taider stritolati nel Triangolo bianconero delle Bermuda (Vidal-Pogba-Pirlo) domenica sera faceva quasi tenerezza. E ancora: Mariga è un corpo estraneo; Zanetti dopo l’infortunio pare non avere più il passo per fare l’interno in mediana; Cambiasso, stupendo tutti, ha cominciato l’anno alla grande: ma, tornato indispensabile quando ha perso i propri scudieri ha cominciato a segnare il passo dato che l’età è quella che è: e quando il ‘Cuchu’ viene limitato pure negli inserimenti offensivi, praticamente perde il 50% della sua ragion d’essere. Se a ciò aggiungiamo un Alvarez calato inspiegabilmente nell’ultimo mese, Guarin che va verso il rinnovo (?) ma vive da separato in casa e Kovacic che -tu quoque, Mazzarri- viene mandato al pubblico martirio ogni volta, il quadro è completo. L’arrivo di Hernanes equivarrà, appunto, alla predicazione del Profeta nel deserto o sarà la pietra angolare del 2014? E, se si, a che prezzo rifondare, visto che almeno 4 elementi andrebbero avvicendati? Brrr…  VOTO: 4,5.

[“La ruspa”, natura morta – olio su tela, 2012]

(AT)TACCO – Eh si: si era rimasti al pregevole gol di Palacio nel derby. Da allora, i nerazzurri sono andati in gol solo con Nagatomo… Va bene che il 2014 è appena cominciato, ma le prospettive a dicembre parevano altre. Qui valga, col beneficio del dubbio, la scusante per i tempi di re-inserimento di Milito, la pubalgia di Icardi (checchè ne dicano gossip e battutisti, è la piaga più grave che lo staff medico nerazzurro dovrà affrontare: a confronto Wanda Nara pare una manna dal cielo, NdR), l’ostracismo verso Belfodil e l’ammosciamento della Treccia di Palacio hanno portato a uno scenario da incubo: tra malanni fisici e flessioni fisiologiche, paiono echeggiare le surreali situazioni di un anno fa, quando in rosa c’era solo il declinante Rocchi e toccava rimpiangere Livaja (!) per mettere insieme una linea di attaccanti. Si aggiunga l’incaponimento verso Mirko Vucinic (31enne attaccante che la Juve ha provato a cedere in ogni modo prima di fare un imbarazzato dietro-front, quando invece sarebbero servite ben due pedine in mediana) e l’ennesima partenza di Samuele Longo, uno che non ha certo numeri inferiori a Belfodil e Icardi e intanto va di prestito in prestito, in attesa di passare da eroe della Primavera a pacco postale. Ecco, le prospettive sono grigio-rosee: al momento il reparto è in difficoltà e Milito a fine stagione chiuderà una bellissima storia d’amore; però, la carta anagrafica gioca a favore degli interpreti e recuperare almeno uno dei due baby alla causa, specie nell’idea di gioco di Mazzarri (due punte, ma non sempre) sarebbe oro colato. E, in estate, valutare se inserire un nuovo nome, magari buttando un occhio in casa propria, col giovanissimo Bonazzoli (classe 1997!) che fa sfraceli coi pari età e il peruviano Andy Polo che pare arrivato per restare alla Casa Madre. Insomma, toccherebbe citare Gramsci: il pessimismo della ragione, visto l’andazzo, ma l’ottimismo della volontà, considerati tutti i suddetti fattori e carta d’identità alla mano. Ma basterà? Mmm. VOTO: 6.

[“Classe e potenza per l’attacco di Mazzarri”: l’Hummer H2 placcato in oro di Icardi]

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