Sochi 2014, effetto Bradbury nel fondo Sprint a skating dominate dagli scandinavi

SOCHI (Russia) – Cadute, rotture di sci e bastoni, acido lattico a mille e la solita, dominante Norvegia. Hanno regalato emozioni a non finire le sprint a skating del fondo, svoltesi con temperature quasi primaverili e – di conseguenza – su di una neve davvero infida: anche col “caldo”, però, sono stati i Paesi scandinavi a fare incetta di medaglie (cinque sulle sei disponibili). Spettacolo pure nell’inseguimento femminile di biathlon, che ha visto le fenomenali rimonte di Domracheva, Berger, Gregorin e di una Soukalová rimasta comunque ai piedi del podio.

EFFETTO BRADBURY – A dir poco incredibile la finale della sprint maschile: la curva più infida del tracciato ne fa fuori tre (il norvegese Gløersen, il russo Ustjugov e lo svedese Hellner), scivolone di gruppo che permette a un incredulo e stanchissimo Emil Jönsson di agguantare il bronzo, mentre la volata per l’oro è vinta nettamente dal norvegese Ola Vigen Hattestad davanti allo svedese – come Jönsson – Teodor Peterson. A tanti l’immagine dei tre fondisti volare a terra uno dietro l’altro avrà fatto tornare alla mente l’australiano Steven Bradbury, che a Salt Lake City 2002 conquistò l’oro nei 1000 metri dello short track approfittando di un’incredibile serie di cadute già a partire dai primi turni. Un pizzico di delusione per Federico Pellegrino, tra i favoriti della vigilia ma penalizzato da un tracciato troppo lungo e duro per le sue caratteristiche da sprinter: finirà 11esimo (fuori in semifinale), con David Hofer 17esimo e Dietmar Noeckler 37esimo.

TRISTEZZA E SFORTUNA – Sarebbe stato davvero commovente, a pochi giorni dall’improvvisa morte del fratello, vedere la norvegese Astrid Jacobsen salire sul podio della sprint femminile. A frenarla, la rottura di un bastoncino proprio nel momento decisivo della finalissima: a nulla è valso il suo disperato tentativo di recupero, perché a festeggiare sono state le connazionali Maiken Caspersen Falla e Ingvild Flugstad Østberg e la slovena Vesna Fabjan. Bella e sfortunata la prova delle azzurre, con Gaia Vuerich che dopo aver preceduto sia Marit Bjørgen sia Kikkan Randall (31 vittorie in carriera in due in questo format) ha mancato l’accesso tra le prime sei per pochi decimi, Greta Laurent (26esima) fuori in batteria per una caduta proprio sul più bello e Ilaria Debertolis (32esima) estromessa dalle fasi finali per la miseria di 12 centesimi.

DOMINIO E STORIA – Ha messo le cose in chiaro sin dai primi metri, Darya Domracheva: dopo il nono posto della sprint, l’inseguimento sarebbe stato suo. E così ha fatto, riprendendo in men che non si dica la slovacca Kuz’mina e involandosi verso un oro ampiamente meritato, il primo nel biathlon per la Bielorussia. Alle sue spalle la scatenata norvegese Tora Berger (risalita dal decimo posto) e la sorprendente Teja Gregorin, le cui 12 posizioni recuperate hanno regalato alla Slovenia la prima medaglia olimpica nella disciplina. Ai piedi del podio la ceca Gabriela Soukalová, partita addirittura dal 29esimo posto, e niente da fare anche per le azzurre Karin Oberhofer e Dorothea Wierer, in odore di medaglia fino al terzo poligono per poi chiudere rispettivamente ottava e 17esima (con Michela Ponza 48esima e Nicole Gontier 49esima). Nell’hockey ghiaccio femminile (Gruppo B) vittorie per la Svezia sulla Germania (4-0) e della Russia sul Giappone (2-1).

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