C’era una volta… #21: il Venezia di Loik e Mazzola

GRANDI FESTE IN LAGUNA – La letteratura ci ha tramandato la giocondità della Laguna, con le feste di Goldoni, l’arguzia di Casanova ed i sogni di Nievo. Oggi, fra carnevali pomposi e capodanni fin troppo luccicanti, c’è poco spazio per il calcio, quel calcio che aveva riportato la gente in piazza con Maurizio Zamparini, ma che non concesse troppi momenti di baldoria. Fu un altro Venezia, quello del presidente Bennati, a far risplendere di gioia gli occhi dei veneziani: primi anni ’40, in neroverde giocavano Mazzola e Loik…

COPPIA D’ORO – Il milanese era arrivato al Venezia Riserve nel 1939, senza mai esordire in prima squadra, cosa che invece accadde in quella fortunata annata ’40/’41, possiamo aggiungere altro sul talento di Cassano D’Adda? Mezzala sinistra, interno, attaccante, talvolta terzino e persino portiere, fu uno dei giocatori italiani di maggior spessore, a tal punto che un’eminenza del calcio italico come Amadeo Amadei lo descrisse così: “Ho fatto appena in tempo ad apprezzare lo straordinario talento di Valentino Mazzola. In Italia non c’è mai stato un calciatore completo come lui. Nè prima, nè dopo“. Il fiumano Loik invece arrivò al Venezia nel 1940 come un calciatore già affermato, avendo, da mezzala destra, già giocato tre stagioni con il Milano. I due formarono una coppia stratosferica, intendendosi alla perfezione: Valentino da una parte, l’Elefante Loik dall’altra (così soprannominato per la sua stazza), regalarono a quel Venezia momenti di puro spettacolo. Da quel 1940 le loro vite proseguirono parallele, con la prima convocazione in Nazionale arrivata per entrambi in contemporanea, il trasferimento di entrambi al Torino, pagato 1 milione e 200 mila lire, prima volta che si raggiungevano le sette cifre per il calciomercato. Si vocifera che fu lo stesso Mazzola a suggerire a Ferruccio Novo, presidente granata, di acquistarli insieme anche se, conoscendo la loro straripante potenza di coppia, difficilmente un presidente si sarebbe privato di uno dei due.

COPPA ITALIA 1941 – Contro ogni pronostico, confermato anche dal dodicesimo posto finale in Serie A, la cavalcata in Coppa Italia del Venezia fu trionfale fin dal primo incontro. I lagunari si liberarono con un netto 3 a 0 della Ternana, allora chiamata Borzacchini, in onore del pilota automobilistico Umberto Borzacchini, originario della città umbra, perito in un incidente sul circuito di Monza. Agli ottavi nulla poté l’Udinese che, al Penzo di Venezia, dovette soccombere sotto cinque reti, di cui due siglate proprio da Loik e Mazzola. La perla di quella Coppa Italia fu il passaggio dai quarti alla semifinale: si giocava a Bologna, contro la squadra che pochi giorni prima aveva vinto lo Scudetto, e sorprendentemente il Venezia passò in vantaggio per 3 a 1, ma Puricelli ed un rigore di Sdraulig riportarono il punteggio sul 3-3. Quando gli animi erano ormai rassegnati alla ripetizione arrivò la seconda rete di Pernigo a proiettare i neroverdi in semifinale contro una Lazio che avrebbero superato senza problemi (3-1). In finale allo Stadio Nazionale del PNF (poi abbattuto e sulle cui ceneri fu edificato il Flaminio) si scontrarono Venezia e Roma (la squadra che avrebbe vinto lo Scudetto l’anno successivo), in una partita a dir poco rocambolesca: dopo 19′ la Roma era in vantaggio per ben 3 a 0, grazie ad una tripletta del già citato Amadei, ma la forza indomita del Venezia doveva ancora esplodere così che, a cavallo fra il primo ed il secondo tempo, Alberti, Diotalevi e Mazzola stabilirono il 3-3 finale, rimandando tutto a sei giorni dopo, per la gara di ripetizione: di fronte a 15mila veneziani festanti bastò il gol di Loik al 72′ per alzare la Coppa Italia al cielo di Venezia.

TERZO POSTO 1942 – La Coppa Italia conquistata la precedente primavera ha così ingolosito i lagunari da lanciarli verso una disperata rincorsa ad un possibile Scudetto che sarebbe sfuggito solo per l’impreparazione e la poca abitudine alla pressione di alcuni componenti della squadra, ancora acerbi per un simile passo. Dal canto suo la Roma fu fortunata nel pescare in casa propria il giovanissimo Amadei, che segnò 19 reti, contribuendo in maniera decisiva alla conquista del primo campionato giallorosso. Quel Venezia comunque giocava bene, grazie al Sistema Inglese utilizzato da mister Rebuffo (la Roma usava ancora il Metodo): quindi Loik e Mazzola erano, per così dire, sacrificati come mezzali, nonostante le loro eccellenti qualità in fase realizzativa. L’8 marzo però il Venezia, con la complicità della sconfitta della Roma in Liguria contro il Genova, balzò al primo posto in classifica, alla pari con il Torino, ma la Roma aveva una spinta in più e nel finale di stagione non subì alcun calo fisico, così che la classifica recitava: Roma 42, Torino 39, Venezia 38. Gioia immensa comunque per i veneziani, che mai si erano così avvicinati ad un successo calcistico, eccetto chiaramente la Coppa Italia dell’anno precedente, che quasi venne bissata nel 1942, quando la squadra di Loik e Mazzola fu fermata in semifinale dal Milano, grazie ad un gol di Cappello a 9 minuti dalla fine (2-1). Alla fine la coccarda tricolore sarebbe andata però alla Juventus, che si sarebbe facilmente sbarazzata dei rossoneri con un rotondo 4-1.

TUTTI GLI ALTRI – Non solo Mazzola e Loik in quel grande Venezia degli anni ’40, ma anche Manlio Bacigalupo (fratello di Valerio, portiere del Torino perito a Superga), Fioravanti, Di Gennaro, Piazza, Tortora, Arienti, Novello, Pondrano, Puppo, Stefanini, Alberico, Arezzi, Biagi, Busidoni, Famea, Linzi, Begnini, Diotalevi, Pernigo e Alberti (l cannonieri della squadra).

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