I 10 numeri 10 della Juventus: Michel Platini

Brady dimostra grande professionalità, soprattutto quando gli viene comunicata la notizia che il prossimo anno non giocherà più nella Juventus. Alla fine della stagione 1981-’82 i bianconeri conquistano il secondo scudetto consecutivo dell’era Trapattoni, riuscendo a tesserare un altro straniero dopo Boniek, ai danni della mezz’ ala irlandese. L’ennesima scoperta dell’Avvocato Agnelli, per avviare un ciclo di vittorie in Europa, si chiama Michel Platini.

SQUADRA MUNDIAL – Originario di un piccolo centro del novarese, per via dei nonni che abbandonarono l’Italia nel 1919, Michel nel pomeriggio del 30 Aprile 1982 prende un aereo privato, ed in gran segreto si dirige verso Torino. Nella sede della società bianconera, ad attenderlo, c’è Boniperti: in un vero e proprio blitz i due discutono del contratto, per poi apporre la firma: alla fine di quell’incontro, Boniperti gli dice: “Adesso che è della Juve, deve tagliarsi i capelli”. Il francese, sempre con la battuta pronta, risponde: “Ha forse paura che mi possono cadere?”. Dopo quell’ appuntamento lampo, Michel torna in Francia per vivere le ultime amare delusioni con il Sant-Etienne e la sua Nazionale, finita quarta al mundial dell’82 vinto dall’ Italia composta da sei bianconeri titolari. I tifosi, grazie anche all’ acquisto di Boniek e Platini, sognano una Juve stellare, capace di trionfare in Italia e nel mondo ma…

INIZIO IN SALITA – C’è un particolare sempre più pericoloso in quella squadra fatta da talenti e campioni: quel mondiale trionfale ha svuotato tanti dei nazionali, tornati in squadra quasi senza stimoli, senza obiettivi da inseguire, dopo esser saliti sul tetto del mondo. Trapattoni deve gestire soprattutto l’inserimento dei due acquisti, delusi da una Juve che immaginavano totalmente diversa nei loro sogni. Il debutto in maglia bianconera avviene il 18 agosto 1932 in Coppa Italia: la formazione sabauda pareggia 1-1 a Catania, mentre quattro giorni dopo vince a Torino contro il Pescara 2-1 con il primo goal del francese. Comincia il campionato e la squadra di Trapattoni va in trasferta sul campo della Sampdoria neopromossa, la squadra che ha accolto Brady, dopo essere stato scaricato: è proprio l’irlandese ad essere il migliore in campo, contribuendo al successo blucerchiato per 1-0. Platini è deluso, non immaginava un inizio cosi difficoltoso: in quei primi mesi, più neri che bianchi, ci si mette anche la pubalgia a condizionare l’avventura juventina del francese, rivoltosi ad un esperto per curarsi e guarire in fretta. La rabbia e la delusione si ripercuoto anche sull’Avvocato il quale, dopo l’ennesimo pareggio in casa contro la Samp alla prima di ritorno, sbotta: “Se Furino è il regista della nuova Juventus, è inutile farsi illusioni”.

NOTTE AMARA –  Quello sfogo rappresenta in qualche modo la svolta della stagione bianconera: Trapattoni consegna le chiavi del gioco a Platini, ormai guarito dalla pubalgia. Michel trascina la squadra a suon di goal (14 marcature in 9 partite), Boniek esplode e, insieme al francese, manda su di giri il popolo bianconero, estasiato dalle prodezze dei due stranieri, leader incondizionati di una squadra arrivata alla finale di Coppa Campioni contro l’Amburgo. La notte di Atene si rivela fallimentare per la Juve, sconfitta dai tedeschi per il goal di Magath al 9’.

FINALMENTE I SUCCESSI –  Sfumata la Coppa, la Juventus tenta nuovamente di ripartire, inaugurando un ciclo di vittorie cominciato con la conquista della Coppa Italia. Che sia l’anno di Platini, lo si capisce sin dal ritorno della finale contro il Verona (vittorioso all’andata per 0-2), dove il francese segna due goal, ribaltando il risultato ad un solo minuto dalla ruota dei calci di rigore. Il periodo delle critiche è ormai alle spalle: Michel ha in mano il gioco della squadra, consegnatogli da Trapattoni, e porta i compagni in cima alla classifica del campionato, tanto da ammettere: “Ho inseguito per un anno la Roma, sembrava inafferrabile, ora dico che è proprio una gran bella sensazione stare in testa al campionato, non c’ero mai riuscito in Italia, ma ne valeva la pena”. I goal e le prodezze lo portano alla vittoria del Pallone d’Oro, il premio più ambito da ogni calciatore: è un premio conquistato solo grazie alle sue magie, la squadra ha vinto poco. Dopo il pareggio del 30 aprile 1984 contro la Roma, il francese si sfoga: “È fatta, finalmente”. La Juventus vince il suo 21° scudetto, seguito dalla Coppa delle Coppe il 16 Maggio contro il Porto, con Platini nuovamente protagonista.  E’ la stagione perfetta: conquistati i tifosi bianconeri, è ora di far esplodere Parigi con l’Europeo francese. Michel prende per mano la Nazionale, sigla sette goal, e porta la Francia sul tetto d’Europa battendo la Spagna in finale. Il titolo europeo gli vale il secondo Pallone d’Oro della sua carriera. Più grande di Sivori, degno di Pelè, al pari di Cruijff e De Stefano: i paragoni tra il francese ed i grandi del passato sono tanti, ma per gli juventini è semplicemente “le Roi”.

UNA TRAGEDIA INDELEBILE – L’ascesa di Michel sembra interminabile: i goal, i successi ed i trofei lo hanno fatto salire sul tetto del mondo. Però, scatta qualcosa nel francese che in parte lo spegne: i primi cambiamenti si notano nella seconda fase del 1984 quando il “dieci” segna sempre di meno; la Juventus è condizionata da questo rendimento, tanto da arrivare sesta a fine campionato, fuori da ogni competizione europea. In quella stessa stagione, l’Europa sorride ai bianconeri che conquistano la loro terza finale in tre anni. E’ il 29 maggio 1984: dopo aver battuto il Bordeaux in semifinale, la Juventus ha di fronte a sé il Liverpool.  Quel giorno tutto sarà, eccetto che una partita di calcio. Gli scontri tra le due tifoserie sono cosi forti, tanto che una tribuna dello stadio “Heysel” crolla, provocando la morte di trentanove tifosi bianconeri. E’ una delle pagine più sanguinose del calcio europeo. Le squadre in campo non sono pienamente a conoscenza dell’accaduto, e giocano un match terminato con la vittoria juventina, decisa dal goal di Platini che consegna il trofeo al presidente Boniperti. Il francese è scioccato, si rifugia in Francia avvertendo una certa nausea per il calcio. In autunno, dopo la partita vinta con il Verona, esplode in uno sfogo rabbioso: “Non ce la faccio più”. Nonostante il suo periodo negativo, la Juventus continua a vincere e prenota lo scudetto.

SUL TETTO DEL MONDO – La qualificazione al mondiale con la Francia gli restituisce nuova linfa: non è ancora il tempo di smettere. Nel dicembre del 1985, vola a Tokyo con la Juventus vincendo la prima Coppa Intercontinentale della storia bianconera, battendo con un rigore decisivo l’Argentinos Juniors. Michel torna a sorridere “Questa partita mi ha insegnato che il calcio è ancora una cosa splendida”. Arriva cosi il suo terzo Pallone d’Oro. Forse la tragedia dell’”Heysel” è in parte dimenticata. Platini trascina nuovamente la Juventus a suon di goal, vincendo un altro scudetto e rinnovando il rapporto con la Signora, nonostante le decine di richieste provenienti dall’ estero.

IL RITIRO – Fino alla fine della stagione 1986/1987, quando Platini veste per l’ultima volta la maglia bianconera sotto un cielo che piange, come fosse triste per l’addio al calcio del francese. E’ questa la storia di un regista squisitamente talentuoso, sempre con la battuta pronta. Platini ha lasciato al calcio tutto il suo talento, la sua capacità di sdrammatizzare le situazioni più complicate, il coraggio di trascinare la squadra verso il successo. Dopo una breve carriera da allenatore (dall’88 al ’92 C.t. della Nazionale Francese), dal 2007 Platini ricopre il ruolo di Presidente dell’ Uefa, e nel 2011 viene rieletto per acclamazione.

Non è soltanto per i trofei conquistati che sono orgoglioso di aver coronato la mia carriera giocando nella Juventus: è anche la consapevolezza di appartenere, per tutta la vita, ad uno dei pochi miti dello sport. Per me Juventus vuol dire storia del calcio. Una storia fatta da squadre indimenticabili e da giocatori che con il loro agonismo e la loro genialità hanno scritto alcune delle pagine più belle ed importanti nel libro del calcio mondiale. Juventus vuol dire cultura e stile che distinguono i dirigenti, gli allenatori ed i giocatori juventini. Infine, Juventus vuoi dire passione e amore: la passione che unisce i milioni di tifosi in tutta Italia, in tutto il mondo; l’amore per la maglia bianconera che esplode nei momenti di trionfo e non diminuisce in periodi meno felici”.

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