Inter, non è un progetto per giovani

Tra le Forche Caudine della gara col Sassuolo (stando alla parole di Mazzarri negli spogliatoi: “partita difficile da sbloccare”, sic) e della trasferta a Firenze di sabato contro una Viola in salute nonostante l’assenza di Borja Valero, in casa Inter si continua a pensare al futuro, possibilmente con un occhio rivolto al passato: la prima vittoria del 2014 ha, si, avuto il merito di dare una settimana di tregua al pessimismo cosmico generato dagli ultimi, tribolati giorni di calciomercato ma potrebbe pure contribuire ad addensare nuove nubi sui (per ora fantomatici) Proggetti Ggiovani -il numero di “g” è direttamente proporzionale alla serietà del progetto- annunciati da Erick Thohir. L?esigenza di rifondare; le difficoltà in campionato che impongono di correre senza possibilità di altri passi falsi; l’impazienza di attendere lo sbocciare dei più giovani unita alla difficoltà di tagliare il cordone ombelicale con alcuni giocatori che -per fortuna o, chissà, purtroppo- rappresentano la memoria storica di un’Età dell’Oro lontana ancor prima nei fatti prima che nel tempo: tutti fattori che, combinati ai balbettamenti del nuovo management sul tema e alle scelte dello staff tecnico, ricordano che l’Inter è stato sempre un paese per vecchi.

[Non era pronto per la Serie A: uno di meno]

SENATORI A VITA? – Grazie, Samuel. Forse. Per carità: senza l’inzuccata dello sceriffo argentino staremmo a parlare dell’ennesima tappa di un mini-calvario a tinte nerazzurre ma con non trascurabile contorno delle dichiarazioni post-gara, dove si sarebbe certo fatto ricorso alla fantascienza e dintorni per spiegare i motivi dell’ennesimo pari a reti bianche casalingo. E invece la rete del n.25, rispolverato per l’occasione dopo l’accantonamento di Ranocchia e la bocciatura (solo una tantum?) del connazionale Campagnaro, ha riportato il sereno su Appiano Gentile; ma, allo stesso tempo -e sempre che l’ex romanista venga risparmiato dalle divinità dell’infermeria per un mese di seguito- ha innalzato di nuovo l’età media dell’ undici titolare.

Nessuna sorpresa, per carità: Walter Mazzarri, da sempre, è uno che a occhi chiusi punta solo su giocatori di esperienza e, nonostante che gli altri difensori in rosa non siano certo degli sbarbatelli (lo stesso Ranocchia o Andreolli), alla fine le chiavi della difesa sono tornate a Samuel. Inoltre, senza il forfeit di Cambiasso e le precarie condizioni Zanetti, e col ritorno in pianta stabile di Milito, i nerazzurri schiererebbero addirittura 3 o anche 4 reduci del Clan dell’Asado, nonchè protagonisti del Triplete. Se si parla di trentenni, poi, al novero tocca aggiungere Handanovic (30 a luglio) e Palacio: certo, non si tratta dell’etàmedia più alta in A ma, a fare il confronto con i dati estivi (quando beltà splendea negli occhi di Belfodil e Icardi, mentre si piangeva un giorno si e l’altro pure il KO di Kovacic: sic transit gloria) non si ha più traccia di elementi nati dopo il 1990, fatta esclusione per Juan Jesus. A fine stagione è probabile che Milito e Samuel lasceranno, mentre per Cambiasso e Zanetti, capitani sul campo e ‘in pectore’, il discorso è più complesso. Ma basterà?

Per una società che, in pochi mesi, sembra aver bruciato gli investimenti -peraltro onerosi ma ancora ammortizzabili in prospettiva: si parla pur sempre di un ’92, un ’93 e un ’94- di Belfodil, Icardi e Kovacic e nel mercato di gennaio aveva praticamente acquistato il 30enne Vucinic (peraltro, notizia delle ultime ore, nuovamente infortunato) si tratterà di addii dolorosi… ma che libereranno slot per “giocatori di esperienza” e “già pronti”. Si, per (non) vincere subito.

[Il Clan dell’Asado in seduta plenaria: cosa bolle in pentola?]

UNA BOTTA E VIA… – …ma senza ulteriori complicazioni, eh. Poi si torna al caro, vecchio ménage con la compagna di sempre, meglio appunto se ultra-trentenne. Eppure i segnali (e le possibilità di un’inversione di tendenza, senza però voler glorificare l’uguaglianza “giovane di prospettiva =vittoria in 2/3 anni”) ci sono. Tralasciando l’arrivo di Andy Polo, classe ’94, che con Mazzarri non dovrebbe vedere per nulla il campo, e il girovagare di autentici talenti che si vanno perdendo per strada come l’ex ‘craque’ della Primavera Samuele Longo, gli innesti di Botta e D’Ambrosio (in un mercato che solo con Hernanes ha ribaltato i giudizi catastrofici di alcuni commentatori), per quanto low-cost e preventivati da tempo, potrebbero avere un impatto importante.

Primo, per la carta d’identità (’88 l’esterno campano, ’90 l’argentino che era fermo da quasi un anno e pareva parcheggiato a Livorno per rimanervi) e poi per la particolare congiuntura che potrebbe vederli presto partire titolari. Ma, appunto, sempre di congiuntura si parla: con i dolori del giocane Kovacic e gli infortuni di Cambiasso e Alvarez, febbraio potrebbe essere il mese per vedere all’opera Ruben Botta, uno che fenomeno non è ma che solo i più distratti non avranno apprezzato nella pur non lunghissima militanza nel campionato argentino: il tecnico, pian piano, sta aumentandone il minutaggio e il n.20 potrebbe avere una chance. A dirla tutta, un classe ’90 non andrebbe nemmeno più considerato un baby e il poter avere possibilità di mettersi in mostra solo dopo una moria di titolari non aumenta l’autostima, ma tant’è. Discorso diverso per D’Ambrosio, coetaneo di Ranocchia ma, nonostante i 25 anni, ancora relativamente inesperto in A: il calo del rendimento di Jonathan (peraltro più vecchio di soli due anni…) potrebbe schiudergli le porte della fascia destra.

Ma l’impressione è che l’anno venturo Mazzarri -o chi per lui, nel caso di clamorosi ma non cosi peregrini ribaltoni- non invertirà questa linea di tendenza e che, oltre all’infornata di addii di senatori e giocatori in scadenza, 2 o 3 baby andranno via, quantomeno in prestito. L’arrivo di Hernanes, centrocampista che approda in nerazzurro in piena maturità calcistica (classe 1985), è sia un ottimo investimento ma pure la certificazione che lo staff tecnico predilige acquisti di medio-alto profilo e, allo stesso tempo, più vicini ai trenta. Sul campo, s’intende.

[Botta: natura morta, olio su tela, 2014]

“MANCHESTER UNITED APPRECIATION SOCIETY” – Se quanto si apprende dagli entourage dei due giocatori, nonché dai pissi-pissi giornalistici che gareggiano per fare a febbraio lo scoop estivo, è vero allora ci piace immaginare che, da qualche parte sull’altra sponda del Naviglio sul viso di Adriano Galliani sia scesa, silente, una piccola lacrima. Gli allievi, una volta tanto, hanno superato il Maestro. Se fino a pochi giorni fa era il Milan la regina nel mercato dell’usato sicuro di fuoriserie d’epoca, ora pare che -grazie all’intervento dello stesso Thohir, si dice- anche l’Inter abbia deciso di percorrere questa via: se per Nemanja Vidic, nonostante l’inserimento di altri club europei e di un paio di italiane, mancherebbe solo l’ufficialità, ha del clamoroso la voce che vorrebbe pure il suo compagno di squadra, nonchè coetaneo, Patrice Evra, prossimo a vestire di nerazzurro nel 2014/15.

Più vicini ai quaranta che ai venti, a costo zero o quasi, pluri-titolati per rabbonire la piazza: se Essien è stato l’ultimo colpo, in ordine temporale, del Milan dopo i più celebri Rivaldo, Ronaldinho, Kakù-bis e compagnia, ora sono i cugini a tentare il (doppio) colpo à la Galliani. Punti a favore? Il cursus honorum dei due, l’esperienza, l’essere “pronti a vincere (mantra immancabile nella vulgata giornalistica: ma, innestati su questo telaio-Inter, a cosa potrebbero ambire di vincere, a breve?) e il non disprezzabile aspetto di arrivare praticamente gratis e con l’altro immancabile leitmotiv della riduzione d’ingaggio, sacrificio apprezzato ma anche doveroso bagno di umiltà che andrebbe considerato il giusto. Criticità? Ancora una volta l’anagrafe. Entrambi 33enni (!), paio sconfessare uno dei primi annunci del magnate indonesiano che aveva parlato di un target di calciatori sotto i 25 anni. Per carità, in certi casi (si veda il caso di Hernanes e sempre che non ci si lasci andare ad operazioni V.M.18 quali l’inserimento nella trattativa di Mbaye, classe ’94: eventualità sventata in extremis) si può fare uno strappo alla regola ma l’eventuale ingaggio dei due pilastri dei Red Devils ci parrebbe più consono, per paradosso, al Napoli avvezzo ultimamente ad aprire il portafoglio di De Laurentiis o alla Juventus di Conte: due innesti che farebbero compiere un grande salto di qualità ad entrambe o, alla peggio, fornirebbero ai due allenatori degli elementi al tramonto della carriera ma capaci di fare la differenza anche se non titolarissimi.

Il rischio, in un’Inter che è da due anni in eterna, e confusionaria, rifondazione,  è che arrivino per fare da chiocce a una nidiata di giovani che non ci sarà mai; o, al contrario, per alzare il livello di una rosa che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe provare a dire la sua in ottica-scudetto ma senza grandi speranze di vincerlo. E se con Vidic, si può pure pensare di ripetere l’operazione Lucio (che comunque arrivò a Milano 31enne e solo perchè scartato da Van Gaal), nel caso di Evra si andrebbe a mettere in discussione la titolarità di Nagatomo, uno di quelli che ha giovato di più dall’avvento di Mazzarri e che figura pure tra i top scorer nel ruolo. La degna chiusura del cerchio sarebbe la cessione del giapponese (classe ’86, non più giovane ma sempre 5 anni in meno di Evra) che, guarda il caso, è dato come uno degli obbiettivi estivi di David Moyes. E il Proggetto Ggiovani? Arigatò e arrivederci.

[Voli Manchester-Milano a partire da 59 euro: sconti per le comitive]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *