Qui Inter- Verso Firenze con pochi progetti e poche speranze

-MILANO- Un Inter involuta, depressa e senza obiettivi apparenti si appresta ad affrontare la delicata trasferta di Firenze, dove Mazzarri in primis si gioca una larga fetta del proprio futuro a tinte nerazzurre. Il tecnico toscano dopo l’ottimo exploit di inizio campionato ha ormai da tempo perso la bussola, sacrificando sull’altare del suo dogmatico 3-5-1-1 anche quelle poche qualita’ di una rosa gia’ di per se’ povera di talento e carattere. Gli arrivi di gennaio di Hernanes e D’Ambrosio daranno modo al tecnico di San Vincenzo di avere qualche alternativa buona per rimpolpare l’ossatura di una squadra che col tempo ha smarrito per strada convinzione e fiducia e che giace ora distante anni luce dalla zona Champion’s, obiettivo arduo, vero, ma francamente visto il livello delle avversarie non impossibile a priori. A Firenze lo scorso anno Stramaccioni crollo’ verticalmente e diede i primi palesi segnali di cedimento, chissa’ che anche Mazzarri passando per le Forche Caudine del Franchi non debba rassegnarsi in breve tempo all’idea di non essere piu’ parte del progetto Inter targato Erick Thohir e che proprio da Firenze non cominci l’ennesima rivoluzione in salsa meneghina.

Mazzarri: il momento di reagire?- Negli ultimi due, tre mesi, mascherandosi dietro il buon avvio di stagione, il buon Walter ha abdicato da qualsivoglia autocritica puntando l’indice 1 sugli errori arbitrali; 2 sulla scarsa personalita’ e verve dei giovani (Belfodil ostracizzato, Kovacic mummificato, Icardi perso sulla strada della F…); 3 nascondendosi dietro la scusa di una societa’ assente. Ma le colpe di Mazzarri iniziano ad essere piu’ dei meriti perche’ al di la’ della flessione nei risultati, cio’ che piu’ colpisce e’ una condizione fisica in picchiata che ha portato come conseguenza un abbruttimento drammatico nella qualita’ di gioco della squadra. E Mazzarri non puo’ nascondere quello che e’ sotto gli occhi di tutti: la sua Inter gioca un calcio orrendo. Il dubbio che sia anche una questione di modulo ha ormai pervaso le menti di migliaia di interisti che firmerebbero per arrivare anche decimi in questa stagione pur di vedere una squadra dal gioco quantomeno decente, e che non veda andare sprecati i pochi talenti che ha in rosa. Mazzarri e’ andato giu’ pesante nei confronti di Kovacic e Icardi, due dei pochi talenti veri di una squadra che si e’ ormai proletarizzata senza soluzione di continuita’. Il talento croato e’ il grande Tallone di Achille del tecnico livornese che non e’ mai riuscito a trovare una collocazione tattica ne’ tantomeno gli stimoli giusti per andare a toccare le corde di uno dei migliori prospetti del calcio europeo. Vero che anche Kovacic ha avuto le sue colpe ma Mazzarri piu’ trascorre il tempo e piu’ sembra capirci meno su quelle che possano essere le linee guida dell’Inter che verra’. E Kovacic deve necessariamente fare parte del rilancio di un progetto che deve passare da una giusta amalgama tra giovani talenti da coltivare in casa (lo stesso Kovacic, Icardi, Taider, Botta, Juan Jesus oltre  ai rientranti M’Baye e Bardi) e giocatori pronti al definitivo salto di qualita’ (Ranocchia, Guarin, Alvarez, Nagatomo e i nuovi arrivi D’Ambrosio ed Hernanes). Da questa accozzaglia di giocatori un tecnico capace come Mazzarri dovrebbe avere la forza e il coraggio di fondare il rinnovamento di una squadra che la prossima stagione dovra’ dire addio a molte facce eccellenti che vuoi per motivi fisici (Milito) vuoi per raggiunti limiti di eta’ (Zanetti & C,) non potranno piu’ essere utili alla causa nerazzurra. Ma e’ pr0prio questo il massimo capo di imputazione che si possa rinfacciare a Mazzarri, ovvero il fatto che al di la dei risultati al momento negativi, sta del tutto rinunciando all’idea di costruire le fondamenta dell’Inter che verra’. E vuoi per dogmatismo, vuoi per mancanza di coraggio sta dissipando il credito di fiducia che si era conquistato con il promettente avvio di stagione, Quindi forza caro Walter, il momento di osare e’ ormai alle porte, d’ora in avanti ogni scelta e ogni dichiarazione dovra’ volgersi a quello che e’ il futuro prossimo di una societa’, stanca di vivere di ricordi e traumatizzata dal lento scorrere di annate che definire interlocutorie e’ puro eufemismo.

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