Conte si difende e contrattacca

Un lapsus personale? O il solito ciclone mediatico? Antonio Conte, non appena apre bocca, aizza il popolo bianconero estasiato dalle sue dichiarazioni di guerra, ma anche i media smaniosi di esporre titoli cubitali sui rispettivi quotidiani. La vittoria schiacciante sul Chievo, macchiata dal consueto svarione difensivo, passa in secondo piano. Il post – gara è un inferno dantesco, dove Conte si trasforma in una furia che si scaglia contro tutti.


“GUAI A CHI TOCCA I MIEI CALCIATORI” –
Il pomeriggio dello Stadium, dopo la strigliata o, a detta del tecnico, un “confronto sereno per risolvere subito la questione” , doveva dare conferme sul messaggio recepito dai calciatori in settimana. Avvio aggressivo della squadra, 3-1 finale: una giornata di calma apparente, in cui la Juve torna ad essere la solita schiacciasassi. Invece c’è un piccolo attaccante in campo, Giovinco, che non gioca una gran partita (questo bisogna ammetterlo, ma se giochi poco cosa pretendi?), e che al momento della sostituzione viene fischiato platealmente dal pubblico: curva sud o nord poco cambia.  Conte, come un padre affettuoso, difende a spada tratta il suo soldatino, e lo manda in panca. Non si erano mai visti momenti cosi infuocati tra il tecnico e la tifoseria. E’ un fatto che evidenzia come l’allenatore bianconero non guardi in faccia nessuno, nemmeno la sua seconda famiglia, se si tratta dei suoi calciatori. Era avvenuto prima a Bari, poi a Siena: appena il pubblico fischia, lui è pronto ad alzare gli scudi, a sbattere i pugni sul tavolo per lasciare tranquilli i suoi, ed attirare riflettori e telecamere sulla sua immagine. Un po’ Mourinho, per niente Capello (ops, chi ho nominato!), il salentino sbotta in conferenza stampa con un roboante: “Guai a chi tocca i miei calciatori”. Una dichiarazione d’amore verso una squadra che prima o poi potrebbe essere abbandonata, per una fuga, all’ estero presumibilmente, del suo condottiero, scocciato e irritato dalle continue polemiche con la stampa. Cosa faranno a quel punto i “suoi calciatori”? Lo seguiranno nelle sue nuove avventure? O resteranno a vestire quella casacca bianconera, svuotati psicologicamente da un addio, che immaginiamo, possa essere simile a quello di Mourinho dopo la vittoria della Champions con l’Inter.  Questo al netto delle trattative per un eventuale prolungamento di contratto, per Conte, fino al 2018.

PAROLE FRAINTESE? –  La partita con il Chievo è andata a farsi benedire. La conferenza stampa e le successive interviste diventano terreno fertile per riaprire vecchie diatribe, alla luce delle parole di Capello, dopo il mancato riposo del lunedi. Con un tono simile alla famigerata conferenza stampa dell’agosto 2012, Conte non ha peli sulla lingua e si lascia travolgere dalla rabbia versata sull’ attuale c.t della Russia. Ed è qui che il tecnico rischia di mandare all’aria otto anni di battaglie in tribunale da parte della sua società, con quelle parole, forse fraintese, o forse interpretate giustamente dai media nazionali: Prima a Sky: “Io ricordo la Juve di Capello per i due scudetti revocati. Non la ricordo per un gioco spumeggiante”. Su Premium, il concetto è messo maggiormente a fuoco con una precisazione: “La storia di calciopoli è una grande fesseria. Quella squadra ha strameritato sul campo i due scudetti”. Apriti cielo: il web impazza, e riapre una guerra tra interisti e juventini mai tramontata del tutto. Magari è stato il classico lapsus, o forse Conte ha tenuto a sottolineare il fatto evidente che la sua Juve esprime un calcio divertente, rispetto alla formazione di Capello, all ’interno della quale giocavano fior di campioni del calibro di Ibrahimovic, Nedved, Thuram. Alla faccia dei Peluso, degli Isla o dei Giovinco. Alla luce di tutto, emerge un dubbio su tutti: con queste forti dichiarazioni, Conte ha veramente spazzato via otto anni di battaglie, per riavere quei due benedetti scudetti finiti in tribunale? Agnelli, che da anni combatte contro la giustizia sportiva con tanto di esposto da quattrocento milioni di euro, non si è espresso, e sicuramente non lo farà, convinto che le parole del suo allenatore siano state fraintese da giornali, pronti a destabilizzare l’ambiente. Certo, la Juve di Capello, nonostante quella rosa mostruosa, fu eliminata dalla Champions da un piccolo Arsenal e da un modesto Liverpool. Il gioco del tecnico di Pieris era incentrato su Ibrahimovic & co. Quello di Conte è un calcio innovativo, spumeggiante: la manovra è corale, e tutti ne fanno parte.

VECCHIE RUGGINI –  Il confronto è aperto. La contro risposta di Capello non è ancora pervenuta ma, analizzando il personaggio in questione, non si farà attendere. Al C.t. della Russia piace fare considerazioni delle squadre altrui, specie se gli vengono fatte domande esplicite. Che Capello non era uno dei migliori amici di Conte lo si era notato quando l’ex allenatore della Roma arrivò a Torino, escludendo l’attuale tecnico bianconero dal proprio staff. Quello che sfugge al salentino è che Capello, nella sua lunga carriera da allenatore, ha già vinto la Champions. La strada è ancora lunga per poter sbraitare con toni accesi contro un santone del pallone nostrano.

2 Comments

  • Innanzitutto non è la mia Juve, poi editoriale vuol dire un articolo sul fatto più importante della giornata. Se le dichiarazioni di conte hanno suscitato così tanto clamore, non è certo colpa mia.

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