[Kronika Sportowa #7] Alexi Lalas, una vita in un paio di baffi

[Cronache pallonare semiserie di un ragazzo che, intanto, insegue un sogno a Wroclaw, Polonia ovest] 

Il 1970 è un anno speciale a Birmingham. A febbraio i Black Sabbath pubblicano il loro disco d’esordio. Il grigio torpore della second city del Regno Unito viene scosso da un’onda elettrica provocata dai riff di Toni Yommi e dalla voce di Ozzy Osbourne. Per un anno Birmingham si riscopre capitale di qualcosa e ritrova un po’ di respiro al di fuori della colata di cemento che l’ha ricoperta nei due decenni precedenti. Nasce la speranza di creare qualcosa di nuovo, un panorama musicale che la possa mettere al pari delle invidiate Liverpool e Manchester. C’è un giorno particolare in cui la speranza potrebbe concretizzarsi in qualcosa di più. Il 1 giugno di quell’anno nasce a Birmingham un uomo destinato a cambiare il destino musicale di una città. Trent’anni più tardi i suoi dischi saranno considerati oggetti di culto, il suo look un marchio di fabbrica inconfondibile nel quale una generazione si sarà riconosciuta. Purtroppo il destino vuole che quest’uomo nasca nel posto sbagliato. Il 1 giugno 1970 a Birmingham, ma in Alabama, nasce Alexi Lalas.

UN AFFARE A STELLE E STRISCE – Hai detto Alexi Lalas e hai detto tutto. Per i pochi che non sapessero di chi stiamo parlando, l’uomo al centro dell’ attenzione di questo numero di Kronika Sportowa, è un personaggio più che mitico, quasi mitologico. Si tratta del primo americano a calcare i campi del campionato di calcio italiano dopo la Seconda Guerra Mondiale. Era il 1994, e dopo una folgorante apparizione ai mondiali di casa, in cui il pubblico italico aveva imparato a conoscerlo più per la sua chioma rossa pel di carota e il suo mezzo metro di barba caprina, che per le abilità pedatorie, qualche genio dalle parti di Padova elaborò più o meno questo pensiero: “Ma perchè non femo come el Genoa? I ga comprà chel giaponese e i ingrumerà tanti de chei schei… Femo anche noi. Miga saremo mone, no?”. Chiedo perdono agli amici padovani, per l’uso improprio fatto del loro dialetto, ma mi sono immaginato questa scenetta proprio così. Probabilmente chi ha pronunciato questa frase non era di Padova centro, ma era immigrato probabilmente dalle parti di Belluno. Non me ne vogliano nemmeno gli amici di Belluno visto che probabilmente era un immigrato di qualche isola del Pacifico immigrato a Belluno e successivamente a Padova. Tanto non ho amici nelle isole del Pacifico. Resta il fatto che il riferimento è all’operazione che quella stessa estate aveva portato il temibilissimo attaccante nipponico Kazuyoshi Miura a vestire la casacca del Genoa. Una mossa che indubbiamente avrebbe portato un sacco di soldi e di sponsor alle casse della società ligure.

CRASH – Il Padova fa lo stesso, compra Lalas e lo piazza al centro della difesa. Titolare fisso, sia mai che agli americani giri male che il ragazzo non giochi, e poco importa se non ha mai avuto una esperienza professionistica in vita sua. Generale Custer, così lo chiamano per il suo look, si impone per la sua simpatia e il suo carattere per così dire “estroso.” In campo non è neanche così male, e alla sesta giornata fa innamorare i tifosi patavini andando a segno nientepopodimeno che contro il Milan di Fabio Capello. Qualche mese più tardi fa innamorare perfino quelli della Juve quando definisce Zeman un “Vaffanculi”. Insomma, Lalas piace. La realtà però è che a lui, di fare il calciatore, frega relativamente. O perlomeno gliene frega relativamente in rapporto a quanto possa essere considerato serio fare il calciatore in Italia. Dopo una sconfitta ebbe a commentare, testuale: “Pazienza se abbiamo perso. Adesso torno a casa, sc**o con mia ragazza, suono la chitarra e torna tutto come prima”.

GIPSY KING Già, la chitarra. Perchè tutto il papello iniziale su Birmingham e la musica non era messo lì a caso. Alexi Lalas nella vita voleva fare il musicista. Prima della sua esperienza in Italia, ci aveva provato, insieme alla sua band, i Gypsies e aveva ottenuto anche una discreta popolarità, al punto da diventare uno degli idoli di Chelsea Clinton, la figlia del Presidente degli Stati Uniti. Il calcio è stato un qualcosa che si è messo in mezzo, che lo ha portato a vivere per due anni in Veneto, in un mondo in cui lo sport veniva concepito in un modo distante anni luce dal suo. Terminata l’esperienza è tornato negli Usa, ha continuato a giocare in diverse squadre, tra cui i New England Revolutions e i Los Angeles Galaxy, società di cui è poi diventato General Manager.

Ma, soprattutto, ha ricominciato a suonare: e noi di Kronika Sportowa vogliamo ricordarlo così, con questa cover di un pezzo dei Primitives intitolato “Crash”, che sembra cucita apposta per lui, l’uomo che per sbaglio andò a finire nel campionato italiano.

Le cronache precedenti:

[Kronika Sportowa #1] Stefano Napoleoni, il viaggio dell’eroe

[Kronika Sportowa #2] Tu mi Iturbe

[Kronika Sportowa #3] Da “San Siro” al Macchu Picchu: agiografia di Gianni Comandini

[Kronika Sportowa #4] Fior de scudetto / la Roma de Garcia se gonfia er petto

[Kronika Sportowa #5] L’eterno tuffo del dottor Boranga

[Kronika Sportowa #6] Romano Mattè: l’allenatore dei Due Mondi

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