NBA All Star Game: resoconto semiserio del weekend delle Stelle

Con la Partita delle Stelle di ieri notte, New Orleans saluta l’All Star Game, classico esempio di “festa” all’americana, dove è lo spettacolo a farla da padrone lungo un weekend pieno, come da tradizione, di competizioni più o meno serie, ma anche divertenti. Perché da domani notte si torna a giocare per davvero, con gli ultimi due mesi di stagione regolare, in vista dei playoff per alcuni, e delle vacanze per altri. Ma prima di riprendere la corsa verso il basket che amiamo, fermiamoci un attimo sul weekend di intrattenimento per eccellenza del basket a stelle e strisce.

TEAM WEBBER VS TEAM HILL? – No, Tim Hardaway Jr. vs Dion Waters. Entrambi stanno vivendo una stagione complicata, vuoi per i risultati mediocri delle rispettive franchigie, vuoi per i problemi in spogliatoio con la stella della squadra (è il caso di Waiters e del suo rapporto complicato con Kyrie Irving). In quella che fino a un paio di anni fa era la partita dei rookie contro i sophomore, e che ora ha assunto un nuovo aspetto, con due vecchie glorie a spartirsi i giocatori sempre con al massimo due anni di esperienza nella NBA (quest’anno è toccato a Chris Webber e Grant Hill), il palcoscenico se lo sono presi proprio i due giocatori di Knicks e Cavs, autori di 36 e 31 punti rispettivamente, con un botta e risposta nell’arco di un minuto e mezzo che ha sicuramente esaltato e ripagato il pubblico di una partita non esattamente spettacolare, fatta di ripetuti uno contro uno (qui c’è il link del duello: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=9AyEgubcLEw). Il miglior giocatore di serata è stato però Andre Drummond, autore di 30 punti e 25 rimbalzi, record all-time della manifestazione, e premiato direttamente dalle mani del CEO della BBVA, compagnia assicurativa che sponsorizzava la competizione: mani decisamente poco ferme (l’emozione?) che lasciano cadere il premio, caduto per terra in due pezzi. L’ilarità coinvolge i presenti, a parte Trey Burke, rookie dei Jazz, che rimane particolarmente impressionato dall’accaduto, come dimostra la foto.

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THREE POINT CONTEST E AMENITÁ VARIE – Per coloro che non vedono di buon occhio le due partite tra giovani e All Star, le esibizioni del sabato sera attirano comunque attenzione, non fosse altro per la curiosità di vedere cosa tireranno fuori dal cilindro i partecipanti alla gara delle schiacciate e, quest’anno, per la presenza del nostro Beli alla gara del tiro da tre punti. Se sullo Shooting Stars (gara di tiri a squadre formate da un giocatore NBA in attività, una vecchia gloria e una giocatrice della WNBA) e sullo Skills Challenge, gara di abilità (fino allo scorso anno individuale, quest’anno a squadre) all’interno di un percorso, c’è poco da dire, meritano due parole la vittoria di Belinelli e quel poco che si è visto nella gara delle schiacciate, decisamente poco emozionante (eufemismo).

Dopo un primo round sicuramente sotto tono per molti dei partecipanti, si sa che i tiratori devono entrare in ritmo, la finale tra Est e Ovest (come parte del nuovo format) ha visto sfidarsi Bradley Beal di Washington e proprio Belinelli, che nel turno preliminare ha fatto fuori Damian Lillard, Steph Curry (solo 1 su 5 nel carrello centrale, nonostante in partita sia probabilmente la sua posizione di tiro preferita) e Kevin Love. Dall’altra parte, ottimo primo turno di Beal (21 punti), mentre Joe Johnson pare sia stato l’ultimo a lasciare il palazzo sabato sera (sottile umorismo), dopo aver ultimato il suo turno di tiro con una lentezza esasperante, che peraltro gli ha fruttato solo 11 punti, il peggiore del lotto…

Dopo il pareggio nella finale, a quota 19, è stato Marco a prevalere al tie-break sulla guardia dei Wizards con il punteggio di 24-17, infilando 8 canestri sugli ultimi 10. Si tratta di un riconoscimento importante per lui, che lo qualifica come uno dei migliori role player della Lega, dopo aver passato anni a smentire tutti coloro che lo ritenevano inadatto al basket d’oltreoceano (come se le ottime referenze di Chris Paul, Tom Thibodeau e Gregg Popovich non bastassero già).

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POCHE IDEE – Per quanto riguarda lo Slam Dunk Contest, piuttosto deludente. Chiaramente la fantasia viene meno, più passano gli anni, ma alcuni hanno collegato lo scarso successo di questa edizione al nuovo format utilizzato, che prevede un primo turno “freestyle”, dove i giocatori, divisi in due squadre, Est e Ovest, da tre partecipanti ciascuna, hanno un minuto di tempo per mettere a segno un numero imprecisato, ancorché libero, di schiacciate. Il successivo round vede tre sfide 1vs1 tra East e West. Purtroppo, le idee migliori sono arrivate all’ultimo turno, quando la vittoria era già nelle mani dell’Est. McLemore è andato al ferro saltando un trono su cui vi era seduto Shaquille O’Neal, uno dei proprietari dei Kings, mentre John Wall si è fatto assistere dalla mascotte della sua squadra, che, con il braccio teso in alto, gli ha retto un pallone che Wall ha preso, finendo per schiacciare una reverse a due mani: il tutto al primo tentativo.

Chissà, magari senza il primo turno libero alcune schiacciate avrebbero potuto essere messe in mostra durante la gara vera e propria, anziché nel riscaldamento. Quel che è certo, è che non ci saremmo comunque risparmiati l’esibizione di Harrison Barnes, autore di una banale schiacciata, anche se ricostruita con la tecnica del motion capture (quella alla base dei movimenti nei videogiochi sportivi), e utilizzabile nel gioco NBA 2K14.

LA DOMENICA DEI RECORD – Sappiamo benissimo che nella partita della domenica si gioca solo ed esclusivamente per lo spettacolo, e che qualsiasi forma di difesa non è contemplata, e quest’anno non ha fatto eccezione, anzi. Sono stati parecchi i record battuti, a cominciare dal numero totale di punti, 318, che era già parecchio alto all’intervallo (165, altro record). Per non parlare delle otto triple messe a segno da Carmelo Anthony o dei 19 tiri dal campo segnati da Blake Griffin (su 23 tentativi). Kyrie Irving, con 31 punti e 14 assist è stato nominato MVP, e ha rubato la scena con un paio di giocate niente male, come un layup con parabola altissima, a scavalcare le braccia chilometriche di Howard. Poi, certo, tante schiacciate e zero difesa.

Ma di fronte a cose come queste (http://youtu.be/VTLOSioW1TA), possiamo tranquillamente chiudere un occhio, e apprezzare quello che questi campioni sanno offrirci anche in contesti poco competitivi. Dopotutto è l’America, è l’All Star Game.

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