Il Milan si ri-colora di arancione. Dal 1905 ad oggi, tutti gli olandesi del Milan

LE ORIGINI Correva il lontano 1905, quando un certo François Menno Knoote si trasferì a Milano per perfezionare le sue doti canore in conservatorio. Grazie alle origini nobili della sua famiglia iniziò a frequentare gli esponenti di spicco dell’alta borghesia milanese. In questo contesto conobbe i fratelli Pirelli, che lo inserirono nell’ambiente rossonero. Così ebbe inizio la storia degli olandesi al Milan! Era un buon giocatore, ma anche un artista con spiccate doti canore e la priorità di salvaguardare la propria gola: giocava solo quando il terreno era asciutto e splendeva il sole. Non solo durante una partita lasciò la squadra in dieci a causa di un acquazzone improvviso, ma nel 1908 salutò il Milan per diventare uno dei fondatori dell’Inter. Inevitabilmente, dopo un tale inizio, si sarebbero dovuti aspettare anni e anni prima che il Milan si tingesse di nuovo di arancione. Era il 16 giugno 1981, quando in casa Milan si tornò ad avere contatti con l’Olanda. Johan Cruijff, mito del calcio olandese e simbolo di un’epoca per il Barcellona, indossò la maglia rossonera accettando l’invito fattogli pervenire dalla società per partecipare al Mundialito per Club voluto da Silvio Berlusconi per il lancio definitivo di Canale 5. Johan Cruijff giocò per quarantacinque minuti nella gara contro il Feyenoord, questa sarebbe stata la sua unica apparizione in rossonero. Nell’estate del 1987 la svolta, con l’arrivo di Gullit e di Van Basten, ai quali l’anno successivo si sarebbe aggiunto Rijkaard: da quel momento in poi nacque il “Milan degli Olandesi”.

I TULIPANI ROSSONERI – Quarant’anni dopo il GRE-NO-LI, il Milan tornò ad avere un trio straniero, tutto “orange”: Rijkaard – Van Basten – Gullit. Strepitosi, per definirli con un unico aggettivo! Con il Milan vinsero tutto, portando la squadra a suon di goal e di giocate di classe al dominio dell’Italia, dell’Europa e del Mondo. Il 24 maggio del 1989 ben 100.000 tifosi seguirono la squadra in trasferta a Barcellona, per la finale di Champions contro la Steaua di Bucarest: il più grande esodo di tutti i tempi nella storia del calcio. Rijkaard, un cavaliere nero a difesa del centrocampo del Milan, movenze eleganti e devastanti. Spostava la palla da una fascia all’atra, difendeva e attaccava in modo perfetto, fisico prestante, grande tecnica ed eccezionale tempismo: l’uragano. Gullit, i difensori lo rincorrevano e non riuscivano a fermarlo, una furia. Trascinava la squadra non solo con i goal, ma anche con il suo carisma. Forza fisica, agilità, tiro forte e preciso, stacco da terra straordinario, diventò ben presto l’idolo dei tifosi: il tulipano nero. Van Basten, un attaccante di razza, tecnica sopraffina, senso del goal, velocità, abilità nelle acrobazie e chi più ne ha, più ne metta. Un poeta con la palla, un attaccante completo, ricopriva il ruolo di centravanti ma all’occorrenza seconda punta in grado di fornire assist perfetti ai compagni: il cigno di Utrecht.

GLI ALTRI OLANDESI DEL MILAN – Nella seconda metà degli anni novanta arrivò nella Milano rossonera una nuova ondata di Olandesi. Michael Reiziger e Edgar Davids, arrivarono nell’estate del 1996 dall’Ajax a parametro zero: un flop totale. L’anno dopo, sempre dall’Ajax, giunsero altri due olandesi Patrick Kluivert e Winston Bogarde: il primo 33 presenze e solo 9 goal, il secondo era meglio tenerlo in panchina piuttosto che in campo. Clarence Seedorf arrivò nell’estate del 2002 dall’Inter e diventò subito un giocatore fondamentale per la squadra, dieci stagioni col Milan, 432 presenze, 2 Champions League, 1 scudetto, 1 mondiale per Club e 1 Coppa Italia. Nel 2004 arrivò dalla Lazio un altro olandese, Jaap Stam, non più giovanissimo, si dimostrò un valido difensore, collezionando 65 presenze e 2 goal nel suo biennio al Milan. Nel 2009 dal Real Madrid  Klaas Jan Huntelaar, entrò nella rosa del Milan, ma non trovò molto spazio in campo, 30 presenze e 7 reti. Nel Gennaio 2011 fu la volta di Mark Van Bommel, il capitano della nazionale olandese disputò una stagione e mezza in rossonero, contribuendo alla vittoria del 18° scudetto. Ultimi in ordine di arrivo Urby Emanuelson nel 2011 e Nigel De Jong nel 2012, il primo è un giocatore poliedrico, adoperato in vari ruoli, il secondo è una pedina fondamentale per il centrocampo.

SEEDORF, PRESENTE E FUTURO – Pupillo di Ancelotti, un professore in campo, un concentrato di muscoli potenti e precisi, dopo dieci stagioni, nel 2012, ha lasciato il Milan per finire la carriera in Brasile, al Botafogo. Gennaio 2014: Clarence Seedorf è tornato, questa volta non indossa la maglietta nr. 10, ma siede in panchina. Era stato definito un giocatore finito e invece, con le sue giocate di classe ha continuato a incantare i tifosi brasiliani, che a fatica l’hanno lasciato tornare in Italia. È il primo allenatore olandese del campionato italiano. Dopo 22 anni ha detto addio al calcio giocato per cimentarsi in una nuova sfida: “Ho sempre avuto l’idea di diventare allenatore, anche se non sapevo quando. È un passo naturale, ed è anche un modo per proseguire la mia missione nella vita, cercare di rendere il mondo migliore attraverso il calcio. Non più come attore in prima persona, ma allenando gli attori, i giocatori, che sono un modello per i giovani. Bisogna seguire il cuore. La testa può farti prendere decisioni sbagliate, ma il cuore non sbaglia”. Non è una bella stagione quella del Milan e Seedorf ha la fiducia della società e dei tifosi, ma non può fare miracoli. A poche ore dalla delicata sfida con l’Atletico Madrid potrebbe esserci una svolta, ha chiesto una notte da Milan, un mercoledì da leoni, per riscattare le brutte prestazioni in campionato. E chissà, magari vedremo sbocciare nuovi tulipani rossoneri!

 

8 Comments

  • Brava 😉 ma ti sei dimenticata di quel campione di Harvey Esajas, l’amico di Seedorf che da obeso ex lavapiatti giocò tre minuti in un match di Coppa Italia 🙂

  • Allora io segnalo il fratello di Seedorf, Chedric, che conosco bene perchè ha giocato anche nel Legnano 😀

  • Eh, ma non vale perchè non ha mai debuttato in rossonero 🙂 C’era anche il cugino Stefano che passò da Monza poi girovagò ovunque e che ha seguito Clarence anche in Brasile, ma nella serie D (tutto vero)

  • Wiki ci regala una chicca e cioè che “Nel 2011 si è visto pignorare la casa per debiti”; poi ne ho trovate altre: “nel Chelsea guadagnò l’equivalente di 12 milioni giocando 11 partite, più di un milione a partita”, “pubblicò una sua autobiografia dal titolo “questo negro non si piega davanti a nessuno” ha intrapreso la carriera di allenatore. Dopo un’esperienza nelle giovanili del VVV Venlo, ha sostenuto l’esame per conseguire il patentino, senza però riuscire a superarlo (a differenza di Bergkamp e Cocu, suoi compagni di corso). Ha quindi pensato bene di rifarlo in Irlanda del Nord. Attualmente collabora con il settore giovanile dell’Ajax.”

  • “Collaborare” è una parola che può avere intense sfumature. Magari collabora a gonfiare i palloni 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *