Sochi 2014, biathleti azzurri nella storia Terzi in staffetta mista. E Bjørndalen fa 13

SOCHI (Russia) – Una storia nella storia. La grande storia di Ole Einar Bjørndalen e la piccola storia – ma per noi ugualmente importante – del biathlon italiano. Sì, perché nel giorno in cui il fenomeno norvegese diventa l’atleta più medagliato nella storia delle Olimpiadi invernali, quattro meravigliosi azzurri regalano al nostro Paese un podio che in questa disciplina era atteso da ben 16 anni. Un bronzo che, per il biathlon italiano, vale oro.

FANTASTICI QUATTRO – Non ce ne voglia Bjørndalen, ma per sano patriottismo preferiamo iniziare da loro. Da Dorothea Wierer, Karin Oberhofer, Dominik Windisch e Lukas Hofer, i quattro alfieri (tutti altoatesini) di una staffetta mista azzurra a podio nella “prima” olimpica di questa intrigante specialità. Una medaglia costruita sin dalle prime battute, con Wierer e Oberhofer – quasi perfette al poligono e sufficientemente rapide sugli sci – capaci di consegnare ai compagni d’avventura un terzo posto che resterà tale sino al traguardo. Unico momento di difficoltà, la sessione di tiro in piedi di Windisch, che per coprire i cinque bersagli ha dovuto utilizzare tutte e otto le cartucce. Evitato il giro di penalità, e complici anche le medesime indecisioni al poligono del tedesco Daniel Böhm (il più immediato inseguitore), ad Hofer è stato sufficiente mantenere le distanze con la Germania per andare a conquistare una meravigliosa medaglia di bronzo dietro a Norvegia e Repubblica Ceca.

GIOIA AZZURRA – «Dedico questa medaglia a mio padre, mancato un paio d’anni fa – ha dichiarato Hofer al sito ufficiale della Federazione Italiana Sport Invernali (www.fisi.org) -: lui è sempre lì a fare il tifo per me. Già nel corso della stagione avevamo dimostrato di potercela giocare alla pari con tante squadre, e spero che questo bronzo convinca molti giovani atleti a provare il nostro sport. Sognavo la medaglia olimpica sin da bambino: conquistarla in una staffetta è fantastico». «È il giusto premio a un’Olimpiade disputata ad altissimo livello – sottolinea la Oberhofer -. Il nostro segreto? Insieme ci divertiamo». E mentre Windisch dedica il bronzo a suo fratello e compagno in azzurro Markus («In questi anni mi ha aiutato a crescere: oggi non ha corso, ma ha fatto il tifo per tutti noi»), il direttore agonistico della Nazionale di biathlon Fabrizio Curtaz utilizza una simpatica metafora: «Diciamo che stavolta non ci hanno tolto il salame dal panino. Tante volte siamo andati vicini al grande risultato, ed ora finalmente ce l’abbiamo fatta».

LEGGENDARIO – Ma la staffetta mista, come detto, si è rivelata storica anche – e soprattutto – per Ole Einar Bjørndalen, che con questo ennesimo successo ha conquistato la tredicesima medaglia olimpica, l’ottava del metallo più pregiato. Superato, dunque, il leggendario fondista (suo connazionale) Bjørn Dæhlie, fermatosi a quota 12 pur se con lo stesso numero di vittorie ai Giochi. E non è finita qui, perché se i norvegesi dovessero vincere la staffetta maschile di sabato, il 40enne di Simostranda si prenderebbe anche il primato solitario quanto a ori olimpici. Nel frattempo, è quarto nella classifica dei medagliati ai Giochi (estivi e invernali) dietro al nuotatore americano Michael Phelps (22) e ai ginnasti sovietici Larisa Latynina (18) e Nikolaj Andrianov (15). Numeri che parlano da soli. Numeri di un’autentica leggenda dello sport mondiale.

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